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8 marzo: le donne nel giornalismo e la disparità di genere nella carta stampata

di Elisa Barchetta

Ricorre come ogni anno l’8 marzo, Giornata internazionale della donna, e ancora oggi nel mondo dei media si sente parlare di donne soprattutto nelle cronache: episodi di violenza, stalking e femminicidi sono ancora all’ordine del giorno. Ma nell’ambito dei mezzi di comunicazione, come in tanti altri settori, sono anche altri i problemi che le donne devono affrontare: primo fra tutti la parità di genere.

Matilde Serao

Eppure ci sono state delle importanti figure femminili nell’ambito del giornalismo e non è possibile farne un elenco esaustivo, che però è possibile trovare in un dizionario edito da Franco Angeli.

Dividendo la “storia del giornalismo” in periodi si può partire dalla fine del XVIII e l’inizio del XIX secolo, con due nomi su tutti: Carolina Lattanzi e Matilde Serao, rispettivamente fondatrici del primo periodico rivolto a un pubblico femminile e del primo quotidiano italiano (di cui la Serao è stata anche direttrice).

La seconda ha anche fondato e diretto altri due importanti quotidiani: Il Mattino e Il Giorno. Un altro nome importante è quello di Margherita Sarfatti, giornalista tra gli altri per l’Avanti! e La Stampa, di origine ebraica ma per anni amante di Mussolini. La Sarfatti però non ebbe per questo paura di prendere le distanze e di opporsi all’alleanza del Duce con Hitler.

Passando alla prima metà del XX secolo, quattro sono i nomi da ricordare Rossana Rossanda, Clementina Merlin , Oriana Fallaci e Lia Levi.

Rossana Rossanda è stata co-fondatrice de Il Manifesto, di cui poi diventò anche direttrice, per il quale si è occupata di argomenti come le contestazioni giovanili del ’68, della nascita delle Brigate Rosse, dei movimenti operai e femministi, attirandosi spesso forti critiche da alcuni colleghi per le sue posizioni.

Clementina Merlin, invece, aveva iniziato a scrivere su L’Unità come corrispondente e per prima denunciò pubblicamente i pericoli legati alla costruzione della diga del Vajont. Inascoltata, subì anche un processo per diffusione di notizie false. Purtroppo è ben nota la tragedia del 1963.

Oriana Fallaci

Oriana Fallaci è uno dei nomi più conosciuti; è stata la prima donna italiana ad andare al fronte come inviata speciale in Vietnam per il periodico L’Europeo. Aveva iniziato la sua carriera in un quotidiano, dal quale però fu cacciata perché si era rifiutata di scrivere un articolo contro un politico di spicco del periodo, che le era stato imposto dal direttore.

Celebri i suoi pezzi e le interviste a importanti personalità, non solo politiche, e le analisi dei principali fatti di cronaca e delle tematiche a lei contemporanee. In tutta la sua carriera non ebbe timore di prendere posizione ed esprimere la propria opinione, suscitando alternativamente elogi e forti critiche.

Infine, Lia Levi – pisana di origine ebraica – che ha vissuto le persecuzioni razziali e si è salvata dalle deportazioni nascondendosi in un collegio di suore. La Levi ha fondato e diretto il mensile di cultura e informazione ebraica Shalom ed è stata la prima ad affrontare l’impatto traumatico che le persecuzioni ebbero sui bambini ebrei in Italia.

Per la seconda metà del XX secolo, passando a un argomento come la moda, non si può non menzionare Franca Sozzani, che ha iniziato la sua carriera lavorando per Vogue Bambini ed è arrivata a ricoprire la carica di direttrice responsabile di tutti i periodici in lingua italiana a marchio Vogue. La Sozzani è stata inoltre direttrice editoriale della casa editrice Condé Nast per l’Italia, proprio quella che pubblica Vogue.

Altri due nomi importanti da ricordare sono quelli di Norma Rangeri e Concita De Gregorio. La prima è giornalista e attuale direttrice de Il Manifesto, a quanto pare una delle poche in Italia secondo i dati diffusi dalla società Ads (Accertamenti diffusione stampa). Concita De Gregorio, invece, oltre a essere editorialista de La Repubblica è stata la prima donna a dirigere L’Unità.

Ci sono molti altri nomi da ricordare, come quello di Ilaria Alpi, o quelli più noti dei Tg come ad esempio Giovanna Botteri che ha raccontato le prime notizie sul Covid che arrivavano da Wuhan.

Giovanna Botteri

Ma stando ai dati riportati nel 2018 dall’Osservatorio europeo di giornalismo (Ejo) il nostro Paese ha la maglia nera, insieme alla Germania e al Regno Unito, per quel che riguarda la presenza femminile e i contenuti trattati nelle testate cartacee e online, con un leggero miglioramento in quest’ultimo sia delle presenze che dei contenuti trattati.

In Italia il 63% delle firme appartiene agli uomini e solo il 21% degli articoli porta la firma di una donna, addirittura per alcune tematiche si prediligono le agenzie stampa. E per il tipo di contenuti la situazione non è migliore, basti pensare che le notizie considerate più importanti, come quelle di politica, di business, di cronaca e di opinione sono ancora a firma maschile e poco spazio è concesso a temi legati ad esempio a scienza e salute, a cultura e arte o allo stile di vita, argomenti in cui comunque predominano le donne. Inoltre le immagini che accompagnano le notizie per il 42% ritraggono solo uomini e solo per il 12% donne.

Una disparità di genere importante, che si aggiunge alla questione delle posizioni apicali occupate da donne. Secondo i dati Ads (Accertamenti diffusione stampa) forniti nel 2015 solo quattro donne erano al comando di una redazione e di queste una era a capo di quattro testate.

Inoltre una di queste era proprio Norma Rangeri, unica a dirigere un quotidiano a diffusione nazionale. Per ritrovare due donne nella stessa posizione bisogna risalire ai tempi di Matilde Serao o a Pia Luisa Bianco che nel 1994 ha sostituito per un periodo Vittorio Feltri alla direzione de Il Giornale.

Insomma, nonostante siano più le donne a intraprendere la carriera giornalistica – secondo quanto risulta anche dal numero di presenze femminili negli atenei che hanno corsi di laurea o master dedicati e al numero di laureate in giornalismo – in realtà il mondo della stampa è ancora molto, troppo, maschile e maschilista

Si spera che, nel tempo, la situazione in Italia possa migliorare e che si arrivi a un equilibrio maggiore, come è accaduto in parte nel mondo del giornalismo televisivo.

Sarebbe auspicabile non fossero necessarie “quote rosa” per obbligare quotidiani e periodici ad avere maggior presenza femminile.

Immagine di copertina, Rossana Rossanda

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