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Caccia: un “hobby” contro la natura, gli uomini e gli animali. Raccolta firme per tre Referendum

di Edgar Meyer, presidente di Gaia animali & ambiente Onlus

A settembre, come ogni anno, ricomincerà la caccia in Italia. Le doppiette sparano, gli animali muoiono. Alla grande maggioranza degli italiani non piace questo sport. Che sport non è: il Coni ha escluso infatti la Federcaccia dal proprio ambito, in quanto non coerente con alcun tipo di attività sportiva.

Facciamo un po’ di conti sull’attività venatoria, un hobby di pochi che infastidisce molti.

La caccia è contro l’ambiente

In un solo anno, secondo i dati dell’associazione Gaia Animali & Ambiente (www.gaiaitalia.it) i fucili dei cacciatori italiani vomitano sul territorio del Belpaese 50 milioni di cartucce. A raccoglierle tutte se ne farebbe un mucchio di 10.000 metri cubi. Vengono così disperse nell’ambiente migliaia di tonnellate annue di piombo sotto forma di pallini. Un diluvio di frammenti velenosi che si accumula sul fondo di laghi, fiumi, stagni e boschi italiani, che già non godono di grande salute. Senza contare le tonnellate di plastica dei bossoli non raccolti dai cacciatori, che avrebbero l’obbligo di farlo.

La caccia è contro gli animali

C’è, ovviamente, un’altra conseguenza: molti di quei colpi raggiungono il bersaglio. Questa pioggia di piombo serve infatti ad ammazzare, secondo i dati Lav-Lega Antivivisezione, 12.000 lepri all’anno, 24.000 fagiani e 3.000 cornacchie nella sola provincia di Mantova, 38.000 fagiani, 27.000 allodole, 50.000 cesene, 90.000 merli e 300.000 tordi nella sola provincia di Bergamo, oltre 1 milione di animali, di cui 7.000 lepri, 26.000 fringuelli (specie protetta!) e 12.500 passeri (specie protetta!) nella sola provincia di Brescia. Cifre terrificanti.

Il totale degli animali uccisi dai cacciatori italiani, secondo la prudente valutazione dell’associazione internazionale Komitee gegen del Voegelmord (www.komitee.de) supera i 17 milioni di capi. Secondo altri è di molto superiore. Un massacro operato “per divertimento”…

La caccia è contro gli uomini

Oltre a sterminare milioni di animali, oltre ad inquinare l’ambiente, la caccia uccide anche gli esseri umani. Secondo l’associazione Vittime della caccia (www.vittimedellacaccia.org), nella stagione venatoria 2020-2021 ci sono stati 14 morti e 48 persone ferite. Tra questi non solo cacciatori, ma anche persone che con la battuta di caccia non c’entravano nulla: semplici escursionisti, cercatori di funghi, ciclisti.

La caccia è insostenibile

I cacciatori, lentamente ma inesorabilmente, stanno diminuendo. Ma sono sempre troppi, secondo il parere delle associazioni ambientaliste e animaliste. In Italia sono circa 500.000.ù

“Se questo esercito si dispiegasse tutto insieme sull’intero territorio nazionale, comprese città, laghi, fiumi e montagne, ogni chilometro quadrato ne comprenderebbe tre”, sostiene il portavoce di Gaia Animali & Ambiente Stefano Apuzzo.

“È la seconda densità più alta d’Europa. In Olanda e in Belgio, ad esempio, ci sono 1,4 cacciatori per chilometro quadrato, in Germania 1,3 mentre in Lussemburgo 1,2. Il valore medio dei paesi dell’Unione Europea è di 2”.

Gli italiani sono contro…

In realtà, la maggior parte degli italiani è contro la caccia.

Il dato è emerso da un recente studio di Ipsos (società di sondaggi) per le associazioni Enpa, Lav, Legambiente, Lipu e Wwf Italia.

Il sondaggio su “Le opinioni degli italiani sulla caccia”, secondo le associazioni, non lascia spazio a dubbi: il 79% dei cittadini – dunque più o meno 45 milioni di italiani – considera la caccia una crudeltà da vietare o da regolare più rigidamente, mentre l’80% la vorrebbe vietare nei terreni privati senza l’autorizzazione del proprietario (la legge italiana, infatti, oggi permette ai cacciatori di entrare anche nei terreni agricoli privati). Il 71% degli italiani chiede poi di limitare la stagione venatoria ai soli mesi di ottobre, novembre e dicembre e il 77% chiede il divieto assoluto di caccia agli uccelli migratori.

…e l’Europa si arrabbia

Sono alcuni milioni gli uccelli migratori (quelli che al cambiare delle stagioni volano per migliaia di chilometri e migrano di Paese in Paese, talvolta di continente in continente) uccisi ogni anno dai cacciatori italiani. Lo sterminio dei migratori abbattuti sul suolo italiano fa ribollire di rabbia quei Paesi europei ed extraeuropei che, invece, si sforzano di tutelare concretamente gli animali di passaggio, considerati bene di tutta l’umanità.

Per questo il Belpaese è stato definito “il cimitero della fauna d’Europa”. Non solo. L’Italia spesso non rispetta le normative internazionale sulla caccia, cedendo alle richieste dei cacciatori e dei produttori di armi. Le Regioni e le Province del nostro paese spesso consentono ai cacciatori, in contrasto con le leggi della Comunità europea, deroghe e libertà insostenibili dall’ecosistema e dalla fauna italiani.

Già nel recente passato la non attuazione delle norme europee in materia venatoria ha portato il nostro paese davanti alla Corte di Giustizia del Lussemburgo. Ma ogni anno gli amici dei cacciatori cercano di far approvare leggi in contrasto con quelle europee.

Di chi sono gli uccelli migratori?

Può sembrare una domanda sciocca, ma è importante. La legge italiana stabilisce con chiarezza che la fauna selvatica, compresa quella che transita sul nostro Paese, è “patrimonio indisponibile dello Stato”.

Questo significa che appartiene allo Stato e nessuno la può toccare senza averne il permesso: in pratica è qualcosa che appartiene a tutti noi. Nel caso degli uccelli migratori questo concetto deve poi essere ulteriormente esteso: di chi è un animale che nidifica in Finlandia e poi attraversa 10 diversi Paesi per arrivare al luogo di svernamento?

Di chi altri potrebbe essere se non patrimonio comune di tutti i cittadini di questi Paesi? Purtroppo per alcuni sembra prevalere l’antica idea che la fauna selvatica non sia di nessuno e quindi di chi se la prende; idea questa rafforzata dalla crescente moda che, al motto di “a casa mia faccio quello che mi pare”, ritiene di non dovere più rendere conto a nessuno se non a sé stessa.

In termini venatori questo atteggiamento si riflette nell’idea che uno, sul proprio terreno, può sparare o mettere tutte le trappole che vuole, tanto il terreno è suo e gli animali che ne cadono vittima non sono di nessuno.

Continua in sordina l’attività della lobby dei cacciatori

I cacciatori, nonostante siano in numero calante da decenni, hanno ancora presa su alcune parti politiche come serbatoio di voti.

E la lobby venatoria – assieme a quella dell’industria delle armi – si fa sentire.

Un esempio: in Lombardia a breve si abbatteranno 20.000 colombi. Il piano di abbattimento del colombo di città è stato approvato dalla Regione su proposta dell’assessore all’Agricoltura, Alimentazione e Sistemi verdi, il leghista Fabio Rolfi.

Gli abbattimenti saranno effettuati da cacciatori autorizzati a partire dal 19 settembre 2021. Verranno arruolati fino a 800 cacciatori, che avranno fatto specifica richiesta. Ventimila colombi, ottocento cacciatori. Un bel regalo della Regione Lombardia a 800 esponenti del mondo venatorio.

Referendum contro la caccia

Ma ambientalisti e animalisti non ci stanno. E, da qualche tempo, sono al contrattacco. Il 1 luglio è partita una raccolta firme per tre quesiti referendari contro la caccia depositati da “Ora Rispetto per tutti gli animali” (www.rispettoanimali.it) e dal “Comitato Sì Aboliamo la caccia” (www.referendumsiaboliamolacaccia.it).

Il primo quesito, proposto da “Ora Rispetto per Tutti gli Animali”, chiede l’abrogazione dell’articolo 842 del Codice civile che concede ai cacciatori di entrare armati e sparare anche all’interno delle proprietà private senza che il proprietario di un fondo agricolo possa impedire che vi si entri per l’esercizio della caccia.

Il secondo quesito, anche questo proposto da “Ora Rispetto per Tutti gli Animali”, mira alla modifica della legge 157/92 e chiede l’abrogazione della caccia ludica e sportiva, lasciando in piedi gli articoli a protezione della fauna selvatica e gli abbattimenti selettivi da parte dello Stato.

Il terzo quesito, promosso dal “Comitato Sì Aboliamo la Caccia”, punta anch’esso alla modifica della legge 157/92 e chiede l’abrogazione totale della caccia in Italia, inclusi gli abbattimenti selettivi da parte dello Stato.

Tutti e tre i quesiti referendari sono oggetto della raccolta firme che durerà fino al 30 settembre 2021. È necessario raccoglierne 500.000 autenticate: un obiettivo non semplice.

Come fare a firmare? Si firma negli uffici comunali di residenza (bisogna recarsi all’ufficio elettorale), chiedendo gli appositi moduli per la firma sui referendum nazionali contro la caccia, oltre che presso i tavoli autorizzati delle associazioni.

“Siamo nel ventunesimo secolo”, concludono i promotori dei quesiti referendari, che chiedono a tutti i cittadini di recarsi presso il proprio Comune a firmare affinché il referendum si possa tenere.

“È giunto il momento di abolire la caccia, attività insostenibile”.

 

Edgar Meyer, giornalista, presidente di Gaia animali & ambiente Onlus (www.gaiaitalia.it), portavoce di Diamoci la Zampa, ha lavorato negli staff degli assessorati al Territorio della Provincia di Milano, all’Ambiente del comune di Genova e alla Sostenibilità Ambientale di Roma Capitale. È autore di varie pubblicazioni, tra cui Quattrozampe in tribunale (Stampa Alternativa), Fido non si Fida (Stampa Alternativa), Qua la zampa (Stampa Alternativa), I pionieri dell’ambiente (Carabà), Storia ambientale, una nuova frontiera storiografica (Teti editore).

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