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Commercio a Melegnano. Noi padroni del nostro destino

di Pippo Ricotti

 

La crisi che dal 2008 ha colpito il mondo e l’Italia intera è sicuramente la causa principale: l’economia reale ha subìto un contraccolpo che i commercianti non hanno accusato da subito, ma che si è via via manifestato giungendo al suo culmine nel 2012. Da quel momento (parlo per esperienza personale), la contrazione è stata forte e sintomatica.

Quanto accaduto ha cambiato in modo radicale il sistema del commercio: i consumi si sono contratti; la clientela ha cambiato il modo di spendere e di comprare indirizzando i propri interessi diversamente; le persone hanno iniziato a spendere in modo più oculato.

A Melegnano la crisi del commercio sembra però più devastante che altrove, anche se è da dimostrare che in altre piazze il commercio sia più florido: basta informarsi e si scopre che non siamo i soli e c’è anche chi sta peggio di noi.

Entra in gioco a questo punto la morfologia della città, tagliata in due dal Lambro, l’urbanizzazione caotica della fine degli Anni ‘60, la mancanza di un vero e proprio centro storico di riferimento dal quale si dirama la città, la mancanza cronica di parcheggi.

Ma questa è Melegnano, questo abbiamo e con questo dobbiamo convivere.

Ora, il fatto che queste cause, abbinate alla scarsità e scomodità dei parcheggi, ai sensi unici o alla Ztl, possano essere le imputate della crisi del commercio melegnanese fa un poco sorridere.

Pongo questa semplice domanda, la stessa che si pone un cliente: Perché devo venire a Melegnano a fare acquisti? Perché ci sono i parcheggi comodi? No. Perché è bello passeggiare a Melegnano? Forse. Perché trovo quello che cerco? Sì. Perché in quel negozio sono seri, professionali e simpatici? Anche.

Quando si intende fare un determinato acquisto si va anche in capo al mondo per comprarlo, se so che li lo si trova, indipendentemente dagli ostacoli che uno potrebbe incontrare per arrivarci.

I clienti arrivano se sanno che a Melegnano trovano quello che cercano, e quello che cercano può essere il prodotto, ma anche il servizio, la professionalità, la serietà e la simpatia. Se i clienti non arrivano più come una volta, fatte salve le ragioni dette all’inizio dovute alla crisi, non è colpa del senso unico, della ztl o della scarsità di parcheggi. Questi sono problemi secondari.

Quindi, per meglio capire quello che sta succedendo bisogna dividere il commercio in due: quello di servizio (panetterie, macellerie, ortolani, tintorie…) e quello voluttuario (abbigliamento, calzature, gioiellerie, profumerie…). Questa divisione non vuole essere una divisione tra commercio di serie A e di serie B, tutt’altro, ma serve per chiarire e analizzare alcuni fenomeni.

Fa sorridere quando ci si riferisce ai Distretti unici del commercio, i Duc, pensando a vie come corso Buenos Aires a Milano o via Roma a Lodi: come possiamo paragonarci a questi luoghi? In queste vie è preponderante il commercio voluttuario, sono le vie dello shopping, non le vie della spesa del commercio di servizio.

Melegnano morfologicamente non è fatta per il commercio voluttuario: non abbiamo un centro storico come Lodi, Crema o Monza; è difficile ammetterlo, ma è così. Si va in centro a Lodi, Crema o Monza a guardare le vetrine e a cercare certi prodotti, che sono quelli che si possono trovare anche a Scalo Milano o negli altri outlet.

Da noi cosa trovano? Tre o quattro negozi in via Roma, Tre o quattro in via Dezza, quattro o cinque in via Zuavi e due o tre in via Castellini. Pochi e sparpagliati.

Come porre rimedio? Difficile forse anche impossibile dopo la feroce ma realistica analisi del professore Luca Tamini, in occasione dell’incontro promosso tempo fa da Left&theCity, in cui si sottolineava che con il 25-30% dei negozi chiusi si è di fronte a un segnale inesorabile di morte commerciale.

Il commercio voluttuario di Melegnano è prosperato soprattutto grazie a chi proviene da fuori e non solo per i melegnanesi: i fatti stanno dimostrando che chi prima veniva da fuori oggi ha scelto altre strade. Il perché di questo cambio di rotta non è solo da imputare alla carenza cronica di parcheggi o da una viabilità penalizzante, ma anche da una diminuita offerta commerciale dovuta anche alla crisi economica che ha colpito l’Italia e che ha ridotto il potere di acquisto dei consumatori inducendo i commercianti a modificare la propria offerta proponendo prodotti più economici e, di conseguenza, perdendo buona parte dell’interesse dei consumatori.

La spesa on-line non è la soluzione, come molti, saputelli inesperti, invece consigliano.

Sull’on-line parlo per esperienza: tre anni fa ho aperto un negozio su e-bay, un spazio virtuale dove la concorrenza è globale e ci si scontra con colossi che investono milioni di euro su strategie di comunicazione, ricorrendo ad algoritmi dedicati ai quali noi piccoli commercianti non abbiamo accesso.

Fotografia di © Adriano Carafòli

Ma Melegnano non è solo commercio fisso: ci sono anche i due mercati settimanali, che sono sempre stati attrazione per un interessante bacino di utenza, ma duole dirlo, ed è sotto gli occhi di tutti, che nell’ultimo decennio il turnover degli ambulanti ha notevolmente dequalificato l’offerta, rendendolo un mercato poco interessante.

Credo che sia doveroso (mi ci metto anch’io) che ciascun commerciante e imprenditore faccia il proprio esame di coscienza e studi nuove strategie per vedere di migliorare dove può migliorare la propria impresa e la propria attività. Senza voler essere presuntuoso, nel libero mercato hai successo e sopravvivi in base alle tue idee e capacità. Smettiamola di piangerci addosso e di dare le colpe a chi non ci ha costruito i parcheggi, a chi ha istituito un senso unico, a chi non ci abbellisce le vie, a chi non ci organizza gli eventi: come imprenditori siamo noi i padroni del nostro destino, col nostro impegno e la nostra professionalità.

E oggi purtroppo il commercio melegnanese, ma non solo, deve combattere contro un altro nemico: il Covid-19.

 

Photo credit:  Fotografie di © Adriano Carafòli

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