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Di martiri, di memoria e di ricordo

di Roberto Silvestri

 Agli anziani, e io lo sono, capita di ripetere spesso le stesse cose, vecchi ricordi o piccole ossessioni che riaffacciano alla memoria. A mia, e nostra, discolpa posso dire che a volte umani corsi e ricorsi ci stimolano a ripeterci.

Le parole generano il pensiero… descrivono la realtà in cui viviamo e contribuiscono a crearla. Ma, ahimè, uno dei problemi del nostro tempo è l’incertezza delle parole. In passato il loro significato era cosa certa e da tutti comprensibile, oggi, spesso, le parole sono diventate elastici che si possono tirare e allungare a coprire significati inattesi.

Lo so, queste frasi le avevo già scritte in due differenti articoli, quiqui ma, ancora una volta, la realtà, e non il rimbambimento legato dalla mia età veneranda, mi obbliga a frequentare pensieri del passato.

Il primo ricorso è legato alla ciclicità del calendario ed al significato che abbiamo attribuito ad alcune date, diventate Ricorrenze, momenti di ricordo e riflessione.

Eccomi, dunque, come ad ogni 10 febbraio a riflettere e scrivere del Giorno del Ricordo, qui il link all’articolo dello scorso anno.

Esodo, una famiglia di rifugiati slavi (Photo by Keystone-France/Gamma-Keystone via Getty Images)

Ed eccomi, di nuovo, a pensare all’uso improprio delle parole, diventate elastico per confonderci, a volte forse in modo involontario, e a descriverci e raccontarci una realtà distorta.

Già la vicinanza della ricorrenza del Giornata della Memoria e del Giorno del Ricordo e l’uso delle due parole, che in qualche accezione sono sinonimi, portano chi non conosce a fondo la storia di quei tristi e feroci anni a considerarli simili, a fare, come si dice, di ogni erba un fascio.

Dell’ignoranza dei fatti, originata anche dal fatto che noi italiani non abbiamo mai fatto i conti con la storia di quel periodo, traggono vantaggio proprio coloro che sono stati causa degli eventi che le due date ricordano.

La prima ci ricorda la perversa scientificità con cui i nazisti, con la complicità attiva dei loro alleati fascisti, hanno progettato lo sterminio dell’intero popolo ebraico. Giornata della Memoria, che deve far sì che questi episodi della storia diventino esperienza comune e possano guidare le nostre scelte affinché simili eventi non possano mai più accadere.

La seconda ci ricorda invece una serie di atti, crudeli e feroci, compiuti dall’esercito partigiano jugoslavo dopo avere liberato i territori che noi italiani avevamo invaso. Atti che restano ingiustificabili, crimini però che la guerra porta con sé e che sono stati compiuti da tutte le parti del conflitto, prima dai fascisti e dall’esercito italiano, origine forse dell’odio antitaliano che ha causato le vittime delle foibe, poi dall’esercito partigiano slavo.

Esumazione delle vittime di una foiba

Il Giorno del Ricordo è stato istituito per conservare e rinnovare la memoria della tragedia degli italiani e di tutte le vittime delle foibe, dell’esodo dalle loro terre degli istriani, fiumani e dalmati nel secondo dopoguerra e della più complessa vicenda del confine orientale.

Una complessa vicenda, quella del confine orientale. Una vicenda nata nella guerra, voluta dal fascista Mussolini che, nell’errata convinzione di una Germania vincitrice, per opportunismo e con cinico disprezzo per la vita dei suoi connazionali decise: «Mi serve qualche migliaio di morti per sedermi al tavolo delle trattative». Ed entrò in guerra, invadendo, tra l’altro, la Jugoslavia.

Esodo, gli italiani lasciano Trieste

La guerra origine di molti mali. Lo ha ricordato Sergio Goglio, presidente dell’ANPI di Melegnano, nella commemorazione del Giorno del Ricordo, l’unico antidoto a questi drammi sono il disarmo e la pace. (questo il link alla serata, che consiglio di vedere soprattutto per la relazione dello storico Sergio Fogagnolo sui massacri delle foibe).

Altra parola elastico di questo periodo è Martire, che presuppone un sacrificio volontario, una scelta in cui, per tener fede ai propri ideali, ci si espone a pericoli.

Nelle foibe non ci sono, salvo forse pochi isolati casi, dei martiri. Ci sono vittime innocenti, e questo rende ancor più esecrabile il loro omicidio. Ma l’uso ad elastico di questo vocabolo serve a farci provare ancora più avversione verso il nemico che li ha uccisi. Viene usato dalla destra fascista che, in assenza di eroi, se ne costruisce di finti.

Purtroppo, bisogna notare come a Melegnano l’amministrazione comunale abbia accettato questa falsificazione della memoria. Domenica è stato posta la targa di intitolazione di un parco cittadino al Martiri delle Foibe e dell’esodo. In realtà l’intitolazione fu già fatta con una delibera un anno fa, ma, si sa, siamo in periodo elettorale e tagli e ri-tagli di nastri fanno sempre bene, se ne parla, si va sui giornali.

Mi sarebbe però piaciuto che un sindaco di centrosinistra lo dedicasse alle Vittime delle foibe e che intitolasse un altro parco alle Vittime del nazifascismo e ai Martiri della Resistenza. Diversa sensibilità o distrazione. Chissà.

Immagine di copertina, Foiba di Basovizza, stratificazione del contenuto: 500 metri cubi di salme di infoibati

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