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Frank Zappa, l’iconoclastia allo stato puro. – 2a e ultima puntata

di Alessandro Arioldi

Per questo i suoi brani sono irritanti, volgari, caustici, dai testi demenziali pieni di scurrilità, ma che ad attenta rilettura sono metafore dell’ipocrisia, dell’insensibilità e dell’arroganza del potere, come dell’incoerenza, dell’ingenuità e dell’egoismo della società contemporanea.

Ad esempio si può portare la trama del succitato Joe’s Garage, “storia scema” incentrata sull’idea che un presidente degli Stati Uniti potrebbe pensare di abolire la musica, ritenendola la principale causa della crisi energetica e dell’inflazione; viene creata come commedia inscenata per una recita scolastica, ovviamente ricca di episodi demenziali e volgarità sessuali ed a questo punto si deve far notare che, in quello stesso 1979 nell’Iran soggetto alla rivoluzione khomeinista, la musica era veramente illegale.

I testi rappresentarono più che altro una necessità, almeno all’inizio della sua carriera, dal momento che a detta dello stesso Zappa: “Pur trovandomi a disagio con le parole e preferendo scrivere musica, mi vedo costretto ad inserire parole in un brano strumentale per renderlo accessibile al pubblico e sebbene non abbia intenzione di rinnegare quanto detto nelle mie canzoni, il mio principale interesse rimane pur sempre comporre musica.

Se avessi voluto fare il paroliere, avrei scritto dei libri”.

Il punto di vista musicale di Zappa è ciò che ha da sempre attirato la mia attenzione, la sua intelligenza compositiva, la sua sapiente creatività nel cesellare ricchissimi e brillanti arrangiamenti, la sua immensa capacità di mettere insieme qualsiasi lessico musicale a disposizione, dal jazz al pop, dal rock’n’roll alla psichedelia, dall’elettronica al funk, dal blues all’avanguardia, dal vaudeville all’hard rock.

Tra i suoi migliori lavori si possono citare, oltre agli album già menzionati: Absolutely Free, Uncle Meat, Hot Rats, The Grand Wazoo, personalmente ho apprezzato anche Sleep Dirt e Jazz From Hell, oltre gli album dei suoi trascinanti soli di chitarra live e la soddisfazione di veder eseguite le sue composizioni da un’orchestra sinfonica, dalle cui registrazioni vennero prodotti due album: London Symphony Orchestra volume I e II, lavori che interessarono anche Pierre Boulez.

Zappa fu anche il primo musicista rock a cimentarsi coi tempi dispari, i ritmi composti, ad introdurre due batteristi e percussionisti nel suo organico, nonché il primo a sovrapporre due brani diversi suonati simultaneamente e sincronizzati in tempo reale.

La sua musica è indubbiamente frutto del suo innato genio, ma si deve anche alla sua intelligenza nello scegliere musicisti di prim’ordine e di eccezionale bravura, che hanno saputo tradurre ed interpretare al meglio le idee e la volontà intransigente di Zappa.

Murale di Frank Zappa. Foto di swanksalot

Personaggio unico nel panorama culturale contemporaneo, in quanto capace di lasciare un segno in varie attività, come compositore, improvvisatore e chitarrista di elevato livello, come polemista satirico e feroce critico della società, come autore di canzoni dai testi “davvero stupidi”, ma al contempo serissimo oratore al Congresso in occasione della diatriba contro il PMRC (Parents’ Music Resource Center), nata su iniziativa della moglie del senatore Gore, poi vicepresidente degli U.S.A., che con la sua cerchia di conoscenze politicamente influenti, costituì il predetto organismo atto ad esercitare pressioni sull’industria discografica affinché accettasse “l’idea che una qualche forma di censura fosse necessaria nel mondo musicale”.

In qualità di strenuo difensore del I emendamento della Costituzione statunitense, che garantisce la libertà di parola, Zappa fu l’artista che si batté, forse più di ogni altro, contro tali progetti e manovre, scrivendo una lettera aperta al PMRC, poi rivolgendosi per iscritto al presidente Reagan ed infine riportando le sue opinioni in una dichiarazione al Congresso degli U.S.A. il 19 settembre 1985.

La sua poliedricità si delineò, finanche come fondatore di una stravagante ed improbabile chiesa, sarcasticamente denominata CASH (Church of American Secular Humanism), in relazione ad un episodio degli anni ’80, quando un giudice dell’Alabama aveva definito le scuole, infestate di Umanesimo Secolare, fatto che per questo, violava i diritti civili dei rispettabili cittadini ferventi religiosi; allorché Zappa ribatté che “l’Umanesimo Secolare, in realtà non era ancora stato riconosciuto come religione, dunque era giunto il momento che lo fosse”; ragion per cui egli  presentò la richiesta per l’ufficializzazione di una nuova associazione religiosa: la Chiesa dell’Umanesimo Secolare Americano.

Naturalmente fu una provocazione e quando apprese la good news che la sentenza del giudice era stata cassata, Zappa decise di ritirare i documenti e sciogliere la religione.

Per concludere volevo ricordare un episodio che risale al tour invernale del 1971, che si rivelò il più disastroso, ma che fu di grande ispirazione per un pezzo hard rock poi diventato celeberrimo.

È il 4 dicembre le Mothers suonano al festival jazz di Montreaux, sul lago di Ginevra; nel       mezzo del solo di moog di un brano che stavano eseguendo, il teatro prende fuoco e tutta la

strumentazione risulterà distrutta.

Nelle vicinanze si aggirava un gruppo che era in cartellone al festival e che seguì allibito la scena, osservando il teatro in fiamme che si rifletteva nelle acque fredde del lago.

I musicisti che formavano la band, che si stava imponendo sulla scena hard rock internazionale, erano i Deep Purple e da quella drammatica serata nacque Smoke on the Water.

Nonostante gli venga diagnosticato un tumore, Zappa dedica tutte le sue ultime energie ai suoi progetti finali; The Yellow Shark, uscito nell’ottobre 1993 sarà l’ultimo album pubblicato in vita.

L’interessante lavoro venne rappresentato a Francoforte e nonostante sia sofferente ed ormai la sua salute sia irrimediabilmente compromessa, Zappa riuscì a salire sul palco a dirigere alcuni brani.

Frank Vincent Zappa parte per il suo ultimo tour il 4 dicembre1993, poi usciranno ancora molti album postumi, anche se perlopiù frammentari.

Ci rimane la sua incredibile musica, il suo essere testimone attento del suo tempo, l’essersi sempre chiamato fuori dal conformismo culturale, l’aver rifiutato coraggiosamente posizioni di comodo.

Il suo lascito culturale e musicale è enorme, fortunatamente le sue opere vengono suonate nei festival e nei concerti di musica classica contemporanea.

In Italia ricordiamo una memorabile rappresentazione, dal grande valore simbolico, del Divertimento Ensemble de The Yellow Shark alla Scala di Milano, cosa che avrebbe sicuramente fatto piacere a Zappa, consacrandolo nel novero dei musicisti contemporanei.

L’influenza che Zappa ha esercitato sulla musica pop e non solo è immensa, seconda forse solamente a quella dei Beatles; come scrisse Pierre Boulez: “Per Frank Zappa verrà il tempo in cui gli sarà riconosciuto il giusto merito, di essere uno dei più grandi compositori del ‘900”.

Il 21 dicembre di questo anno infausto il caro Francesco avrebbe spento 80 candeline:

Happy birthday Uncle Meat, continua il tuo lungo viaggio absolutely free!

 

Immagine di copertina: Frank Zappa 0412710090″ Foto di Heinrich Klaffs

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