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Il filo rosso che unisce Melegnano a Teresa Sarti passa per il carcere

di Sara Marsico

Due numeri fa, su questo blog, la docente Angela Bedoni ci ha ricordato che l’11 settembre scorso è stata intitolata a Teresa Sarti la scuola primaria di viale Lazio, che fa parte dell’I.C. Paolo Frisi.

Finalmente una scuola intitolata a una donna, quando a Paolo Frisi sono intitolate un Istituto comprensivo e una via di Melegnano, come peraltro a Vincenzo Benini un Istituto di Istruzione superiore e una via!

Oggi però vi voglio raccontare che cosa lega questa splendida figura femminile a Melegnano e alla sua scuola, che un tempo si chiamava superiore, l’Istituto Vincenzo Benini.

Fare memoria è importante, per raccontare l’identità di una scuola, il percorso che chi l’ha frequentata ha intrapreso, i valori a cui si è ispirata.

Lidia Menapace era solita definire la scuola come “smemorata”, perché a ogni fine anno, incredibilmente, tutti i cartelloni, i lavori di approfondimento, il frutto del pensiero che si è formato subiscono la triste sorte di essere distrutti dalle persone che fanno le pulizie, cancellando tutta la bellezza che le persone che studiano hanno creato in un anno.

docenti arrivano esausti, carichi di incombenze burocratiche che sembra siano diventate la cosa più importante e solo pochi coraggiosi riescono a frenare quest’opera di distruzione, almeno fotografando quanto si è fatto.

Proprio l’11 settembre del 2004, ricordando l’infausta data che ha aperto l’inizio del nuovo secolo, Teresa Sarti era a Firenze con la sottoscritta e con uno studente detenuto di Opera, presso cui l’Istituto Benini ha una sezione staccata dai primi anni Novanta. Chiamerò questo studente Giovanni. Giovanni si era diplomato con il massimo dei voti, aveva svolto un tema molto bello sui diritti umani e aveva chiesto e ottenuto di studiare Giurisprudenza presso il Polo Universitario di Firenze. Fu quindi trasferito a Prato.

Se c’era una caratteristica di questo mio studente era la caparbietà. Durante il triennio del Progetto Sirio, che consentiva alle persone ristrette di ottenere il diploma di ragioniere, con l’illuminata presidenza della professoressa Adriana Abriani, eravamo riusciti a invitare anche a Opera, oltre che nella sede principale del nostro Istituto, i volontari e le volontarie di Emergency.

Non era stato facile, bisognava avere una serie di autorizzazioni, muoversi per tempo, ma noi ci eravamo preparati molto bene e all’epoca c’era un bravo direttore, il dottor Mellace, che condivideva con noi i valori della Costituzione in carcere e considerava la scuola uno strumento di promozione umana.

Cella di un carcere (Lodi, foto © Adriano Carafòli)

Sotto la sua Direzione avevamo ottenuto un traguardo impensabile: scrivere uno Statuto degli studenti di Opera, realizzato attraverso un confronto tra gli agenti di polizia penitenziaria e gli studenti detenuti, con la mediazione della scuola e avevamo quindi previsto anche gli incontri con associazioni del territorio. Era stata l’occasione per far vedere alle persone private della libertà, che conoscevano solo il lato oscuro del diritto, quello repressivo, il diritto come strumento per migliorare la propria vita. Una conquista davvero importante!

Lo Statuto si apriva con questo frammento di Eraclito: “Se non speri l’insperato non lo troverai”. Ho voluto ricordarlo per dare voce al mondo invisibile del carcere, in cui, soprattutto ad opera della scuola, possono avvenire piccoli miracoli di cui però nessuno parla.

L’incontro con i nostri studenti privati della libertà personale era stato importante per tutti, un’occasione di scambio e di crescita e Giovanni, una volta a Prato, si era messo in testa di avere Teresa Sarti a Firenze.

Cortile di un carcere (Lodi, foto di © Adriano Carafòli)

Con la collaborazione del suo tutor, il professor Becchi, un ingegnere molto simpatico, riuscimmo ad avere la cofondatrice e allora presidente di Emergency, Teresa Sarti, a questo convegno.

Fu un’emozione fortissima sedere al suo fianco accanto a Giovanni. Teresa ci parlò di Emergency, ma anche dei diritti umani e per me fu una soddisfazione vedere quanto Giovanni fosse cambiato. La sera Teresa fu a cena con noi e con gli studenti detenuti del polo universitario. Un incontro bellissimo, pieno di umanità. Teresa era curiosa delle vite delle persone ed era di una semplicità disarmante.

Ma il filo rosso che ci lega a lei non finisce qui. Nel febbraio del 2016 la classe I B del Liceo delle Scienze Umane decise di intitolare, all’interno del progetto “Sui sentieri della parità” la propria aula a Teresa Sarti.

Quel giorno furono invitati in classe alcuni volontari di Emergency, tra cui Adriana Abriani, preside in pensione, per parlarci di lei. Teresa fu scelta dalle ragazze e dai ragazzi, che proprio quest’anno si sono diplomati al Liceo delle Scienze Umane, tra le tante donne, perché era stata insegnante e perché era stata presidente di un’associazione che aveva osato immaginare l’impensabile: curare ogni persona che ne avesse bisogno, soprattutto in zone di guerra.

Come ricorda Abriani: «Teresa, insegnante per tanto tempo, credeva che si dovesse insegnare ai bambini e ai ragazzi che i diritti umani, sanciti dalla Dichiarazione Universale e dalla nostra Costituzione, debbono essere condivisi e praticati. Noi volontari, andando nelle scuole a parlare di questo tema, contribuiamo al compito primario della scuola che è quello di crescere cittadini consapevoli e capaci di praticare questi principi. Teresa, da Presidente di Emergency dal 1994 al 2009, ha sempre sostenuto l’operato nel mondo dell’associazione: non solo costruire ospedali che curassero le vittime delle guerre (per la stragrande maggioranza civili inermi e bambini), ma che anche diffondere una cultura di pace che riaffermi sempre l’atrocità e l’inutilità delle guerre. Le ultime vicende dell’Afghanistan sono una delle tante conferme di questa inutilità».

Teresa Sarti era solita dire: «Se ognuno si noi facesse il suo pezzettino, ci troveremmo in un mondo più bello senza neanche accorgercene».

Una frase che richiama uno dei principi più belli della nostra Costituzione, quell’articolo 2 che per realizzare tutti i diritti umani per tutti in tutti i luoghi prevede l’impegno di ciascuno di noi ed è come se ci dicesse: «Comincia da te!»

Di seguito le parole che Gino Strada le scrisse in occasione del decimo anniversario dalla sua morte.

https://www.nuovatlantide.org/gino-strada-alla-moglie-teresa-sarti-nel-decimo-anniversario-della-sua-morte/

 

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