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Il futurismo a Melegnano: la battaglia coi giganti

di Vincenzo Caminada

No, non si tratta di una prossima mostra d’arte in programma a Melegnano, ma voglio affrontare un aspetto che, purtroppo, lega pesantemente questa parola alla nostra città.

Il futurismo fu un movimento artistico-letterario, fondato da Filippo Tommaso Marinetti, sorto e affermatosi in Italia agli inizi del ‘900, che sosteneva un’arte e una cultura non più legate tradizionalmente al passato, ma proiettate verso il futuro in ossequio al dinamismo della vita contemporanea.

Nato da una violenta polemica contro il tradizionalismo culturale e il “passatismo” culturale e borghese, propugnava un’estetica e idee nuove che investivano tutte le arti, dalla poesia alla musica, dall’architettura alla pittura, alla scultura.

Proclamava la distruzione del culto del passato, del pedantismo e del formalismo accademico, l’abolizione di ogni forma di imitazione, l’esaltazione di ogni originalità, il disprezzo per ogni critica d’arte e per ogni schema preconcetto di armonia e buon gusto, l’amore per tutto ciò che è movimento, azione, rumore e dinamismo.

Importanti esponenti furono i pittori Carlo Carrà, Gino Severini, Giacomo Balla, Mario Sironi, Achille Funi, Fortunato Depero e l’architetto Antonio Sant’Elia, ma il maggior rappresentante e teorico del movimento fu il pittore e scultore Umberto Boccioni di cui basta citare la famosa scultura Forme uniche della continuità nello spazio, capolavoro che interpreta chiaramente il moto teorizzato dal futurismo.

Forme uniche della continuità nello spazio, scultura; Umberto Boccioni

Se per certi aspetti il futurismo  fu una valida avanguardia italiana nell’arte del XX secolo e produsse frutti interessanti nel campo dell’arte, per altri aspetti però, nella sua ansia di cambiamento, assieme a intenti accettabili, quella corrente di pensiero propugnò anche concetti estremamente deleteri e assolutamente inaccettabili, soprattutto se visti da un punto di vista ambientalista e pacifista dei tempi odierni, che emergono come malefiche “perle” nel Manifesto del futurismo redatto nel 1909 da Marinetti, uomo che aderì fra l’altro con la sua ideologia deviata, al fascismo nel primo dopoguerra, facendo confluire il Partito Politico Futurista, da lui fondato, nei Fasci di combattimento.

Ecco alcuni dei concetti demenziali e provocatori contenuti nel Manifesto del Futurismo.

“…vogliamo liberare questo paese dalla fetida cancrena di professori, d’archeologhi, di ciceroni e di antiquari” “Noi vogliamo distruggere i musei, le biblioteche, le accademie di ogni specie, e combattere contro il moralismo, il femminismo e contro ogni viltà opportunistica o utilitaria” “…Suvvia! date fuoco agli scaffali delle biblioteche!…Sviate il corso dei canali, per inondare i musei!…Oh, la gioia di veder galleggiare alla deriva, lacere e stinte su quelle acque, le vecchie tele gloriose!…Impugnate i picconi, le scuri, i martelli e demolite senza pietà le città venerate!” “Noi vogliamo glorificare la guerra, sola igiene del mondo, il militarismo, il patriottismo, il gesto distruttore dei libertari, le belle idee per cui si muore e il disprezzo della donna” “Noi vogliamo esaltare il movimento aggressivo…il salto mortale, lo schiaffo e il pugno” “Noi affermiamo che la magnificenza del mondo si è arricchita di una bellezza nuova: la bellezza della velocità. Un’automobile da corsa col suo cofano adorno di grossi tubi simili a serpenti dall’alito esplosivo…un’automobile ruggente, che sembra correre sulla mitraglia, è più bella della Vittoria di Samotracia” “Noi vogliamo inneggiare all’uomo che tiene il volante, la cui asta ideale attraversa la Terra, lanciata a corsa, essa pure, sul circuito della sua orbita” “Noi vogliamo cantare l’amor del pericolo, l’abitudine all’energia e alla temerità”.

Il Futurismo a Melegnano

Il Futurismo a Melegnano: opera di F. Depero rielaborata da Vincenzo Caminada

Direi proprio che la nostra città abbia diligentemente messo in pratica da decenni gli ultimi tre concetti citati, schiacciando inconsapevolmente l’occhiolino a Marinetti, dove costui esalta il mito dell’automobile e della velocità, fattori che condizionano pesantemente e prepotentemente la qualità della nostra vita urbana.

In ogni ora del giorno giganti di lamiera dominano la scena scorrazzando velocemente e rumorosamente per le vie di Melegnano, mettendo a rischio l’incolumità dei passanti ed esigendo anche un tributo di sangue (non si dimenticherà mai il sacrificio di Lucia Pozzi), per non parlare delle moto che corrono fragorosamente impunite persino nelle ore notturne.

Nelle ore di punta alcune vie del centro (Roma, Conciliazione, Castellini, Marconi e altre) diventano invivibili camere a gas soffocate da lunghissime code di automobili fumiganti veleni.

I pedoni hanno a disposizione, quando ci sono, marciapiedi strettissimi, dai quali spesso devono scendere perché invasi dalle auto in sosta. In piazza Matteotti i pedoni sono costretti ad attraversare la piazza a rischio in mezzo alle auto, perché mancano attraversamenti pedonali degni di questo nome.

Per non parlare dei portatori di handicap o delle mamme con carrozzina, in massima difficoltà se si devono spostare in città.

Le vere isole pedonali sono pochissime e minuscole; si può dire che siano solo quattro: le piazze Vittoria, Risorgimento, dei Fiori e F.lli Scholl. Una quinta annunciata, anch’essa minuscola, piazza Garibaldi, non decolla mai.

Le auto, in sostanza, da ferme o in movimento, hanno occupato la stragrande parte dello spazio pubblico urbano, a spese del verde e degli spazi riservati ai pedoni e alle bici.

Insomma, gli esseri umani di Melegnano risultano divisi nettamente in due categorie: persone di serie A, quelle provviste di un motore, che nei fatti scorrazzano e occupano ogni metro quadro libero, anche dove non ne avrebbero diritto, e persone di serie B, senza motore, succubi delle prime.

Il centro di Melegnano (fotografia di ©Adriano Carafòli)

Un secolo fa uscì un manifesto che esaltava i motori e la velocità, i tempi sono ormai maturi perchè i pedoni e i ciclisti di Melegnano facciano un loro manifesto per esigere drastici provvedimenti contro il dominio dei giganti a motore, in favore della libertà di muoversi e vivere in sicurezza e tranquillità nelle strade cittadine finalmente liberate dalla prepotenza di auto e moto.

Voglio chiudere citando un pensiero del noto ecologista Alexander Langer, evidentemente agli antipodi del manifesto del Futurismo: “Ad una visione dell’Europa e del mondo incentrata su un’idea di sviluppo fatta di mercificazione, competizione e crescita (citius, altius, fortius: più veloce, più alto, più forte), vogliamo opporre un’alternativa, rovesciando il motto olimpico: più lentamente, più in profondità, con più dolcezza”.

Un articolo interessante che fa sperare per il futuro: Va in soffitta il mito della velocità: la UE a un passo dalla legge per limitatori automatici su tutte le auto | Business Insider Italia

Immagine di apertura, fotografia di ©Adriano Carafòli

 

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