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La danza durante la pandemia

di Luciana Scaglione

Assieme alle scuole, allo sport, a bar e ristoranti, tra le attività in sofferenza a causa delle restrizioni dovute alla pandemia sono da aggiungere le scuole di danza. Sono, quelle elencate, tutte attività prevalentemente frequentate dai giovani i quali risultano essere gravemente penalizzati dalle attuali circostanze.

Il mondo delle scuole di danza è molto articolato e poco regolamentato. Anche se la maggior parte è gestita da persone qualificate, chiunque ne può aprire una. Però, nonostante questa lacuna normativa che dovrebbe garantire il possesso di titoli, qualità e capacità degli insegnanti, le scuole offrono un servizio pubblico insostituibile, direi, addirittura, indispensabile alla formazione psico-fisica dei/delle ragazz*.

Anche Melegnano ospita nel proprio territorio alcune scuole di danza. Purtroppo, per contenere il contagio dovuto alla pandemia, lo Stato ha dovuto farsi carico dell’impopolare decisione di sospenderne le attività amatoriali. Tale decisione, seppure giustificabile a livello sanitario, ha causato non pochi disagi, sia economici che psicologici, a conduttori e utenza, e, soprattutto, ha sottratto ai ragazzi la possibilità di crescere nel giusto equilibrio tra corpo e mente.

I giovani, infatti, sono stati privati di ogni contatto “sano” a favore di assembramenti spesso pericolosi, fuori dal controllo degli adulti, che sono sfociati negli episodi riportati dalle cronache delle scorse settimane.

Eppure, le scuole sono i luoghi più sicuri in cui vivere dopo la propria casa. Con tanti sacrifici, i titolari hanno sanificato le palestre e regolamentato gli accessi a queste, applicando con estremo rigore le direttive impartite attraverso i vari decreti legge. Ogni dirigente scolastico, presidente di associazione sportiva o direttore di scuola di danza ha messo in atto, a proprie spese nel caso delle scuole private, e con ogni strumento, tutte le indicazioni governative per rendere sicure le aule e le palestre; perché la salute dei nostri figli sta a cuore a chi ha in mano beni così preziosi.

Foto dagli allievi del centro studi coreografici del teatro Carcano di Milano

Chi ha deciso di aprire una scuola di danza lo ha fatto per amore.

Chi ha deciso di aprire una scuola di danza ha fatto sua la frase di   Nietzsche: “conta per perduto il giorno senza danza”

Chi ha deciso di aprire una scuola di danza, nella maggior parte dei casi, non lo ha fatto perché cercava lavoro. La danza non è un mestiere, la danza è passione, la danza è vita.

Ovviamente le scuole di danza con titolari preparati e con un briciolo di capacità imprenditoriale, hanno potuto trasformare l’iniziale passione in attività prevalente permettendo loro, perché no, di avere anche soddisfazioni economiche. D’altronde anche i ballerini, i loro insegnanti, l’entourage e l’indotto, tutti hanno la necessità di sopravvivere.

Nella stessa barca si trovano anche: i teatri dove lo svolgimento dei saggi era l’agognato, atteso, felice epilogo dopo i sacrifici di un anno; le sartorie per i costumi di scena; i fotografi e i cineoperatori…

Purtroppo, tutte queste attività sono ferme da più di un anno e non si sa ancora quando si riuscirà a farle ripartire e, soprattutto, non si sa se tutte riusciranno a ripartire o se ne perderà qualcuna per strada.

Molte scuole si sono organizzate con lezioni on line, ma, ovviamente, queste non hanno la stessa efficacia che in presenza. Le attività a distanza danno solo l’illusione di essere in contatto con gli altri; manca il confronto, il dialogo, l’empatia coreografica e non consentono una assimilazione corretta delle posizioni, dei passi né l’acquisizione della naturale, tipica leggerezza della danza

Ballerina di danza classica – Foto da Bing

Mi riferisce Arianna Adero, insegnante di danza diplomata alla Scala e al Centro Studi Coreografici Teatro Carcano (Milano): “Dopo più di un anno dalla chiusura delle scuole, programmare le lezioni online è diventata la mia nuova routine.

Per quanto mi riguarda, oltre alla DAD, propongo agli allievi registrazioni video (di 5/10 minuti massimo) di esercizi a terra, sbarra e centro che posto sui social o piattaforme appositamente create dalle scuole per cui lavoro, così gli allievi, oltre a seguire le lezioni in DAD, hanno la possibilità di accedervi tutte le volte che vogliono e di mandarmi, poi, i loro filmati per le eventuali correzioni. Mi manca ovviamente il contatto fisico, necessario soprattutto per la tecnica classica. La tecnologia non arriva a tanto, e ha comunque moltissimi limiti, primo fra tutti la connessione ad internet non sempre funzionante.”

È doveroso, infine, ringraziare le famiglie che in questo frangente stanno giocando il ruolo più gravoso. Una famiglia solida aiuta i figli a capire e ad arginare i disagi dell’isolamento sociale; la famiglia, però, è anche consapevole che la crescita armoniosa dei loro ragazzi, deve essere affiancata dalle discipline della danza e dello sport, le quali integrano la formazione, completandola, trasformando così, per rimanere in tema, il “brutto anatroccolo in cigno”

Con l’auspicio che vengano accolte in toto le richieste delle/degli alliev* che in piazza della Scala hanno manifestato tutto il loro disappunto, ci auguriamo per il prossimo settembre la definitiva riapertura di ogni attività. Non ci resta che affidare le nostre speranze ad una veloce vaccinazione di massa che ci liberi da questa forzata clausura. La danza è arte, lo sport è svago, ambedue indispensabili

Immagine di copertina, foto dagli allievi del Centro studi coreografici del teatro Carcano di Milano

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