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La panchina di Silvia

di Sara Marsico

Sabato nella zona che si trova all’intersezione delle vie Giuseppina Biggiogero e Monte Grappa è stato intitolato al 25 novembre, Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza maschile contro le donne, il Largo che le attraversa.

In quell’occasione è stata scoperta la targa dedicata alla Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne e il femminicidio, alla presenza del sindaco Rodolfo Bertoli, delle assessore Roberta Salvaderi e Marialuisa Ravarini, di Teresa Bettinelli, presidente della Banca del tempo di Melegnano e della sottoscritta, referente per la Provincia dei Miano dell’associazione Toponomastica femminile.

Dopo i discorsi introduttivi, in cui si è sottolineata la grande disponibilità di Melegnano “Città contro il femminicidio” ad accogliere le proposte di intitolazione di vie e di luoghi alle donne, è stata raccontata alla città la storia di Silvia Lis e della bellissima panchina che questa giovane e bravissima artista, scomparsa prematuramente, ha dedicato alla Giornata che ricorda tutte le vittime della violenza maschile contro le donne.

«Abbiamo voluto che in Largo 25 novembre fosse presente la panchina di Silvia e oggi di Silvia, l’artista che l’ha realizzata vi vogliamo parlare. Silvia era una ragazza problematica, che si era avvicinata alla Banca del tempo insieme alla sua mamma e vi aveva trovato conforto ed accoglienza.

Era una ragazza che raccontava di essere stata abusata all’età di 9 anni e questo aveva minato il suo equilibrio e l’aveva resa più fragile. Aveva frequentato il Liceo Artistico Piazza di Lodi ed era diventata molto brava, aveva una capacità manuale notevole e realizzava opere bellissime, ma non era mai riuscita a mantenersi un lavoro. Amava i gatti e viveva in una casa molto umile con la sua mamma.

Con grande passione si era dedicata alla realizzazione di questa panchina, in occasione della Gionata del 25 novembre.

Silvia era una ragazza omosessuale, una persona non allineata e non omologata a questa società, le sue storie spesso finivano male e negli ultimi mesi della sua vita era stata ricoverata in psichiatria, dove aveva fatto coming out.

Silvia si era affezionata alle donne della Banca del tempo, in particolare a una di loro che l’aveva fatta conoscere alla sua famiglia e di lei Silvia era solita dire, con grande riconoscenza per quell’affetto insperato e forse per lei nuovo, che questa persona era la sua seconda mamma.

Silvia purtroppo non ce l’ha fatta, il peso della vita era troppo forte per lei e chissà quali ferite aveva prodotto sulla sua anima quell’abuso. Ha deciso di togliersi la vita il 5 giugno del 2018, gettandosi sotto un treno, alla stazione di Melegnano.

La panchina di Silvia, che tutti e tutte potete vedere, era stata dapprima portata alla stazione, ma il posto era isolato e la posizione non rendeva giustizia all’autrice di questa opera. Adesso è qui, nel posto più giusto, in quel Largo 25 novembre che ricorda tutto il male fatto a Silvia e a tutte le donne.

Vorremmo chiudere con una poesia, molto significativa, scritta per lei da una persona che l’aveva conosciuta.

A Silvia

Penso

al tuo sorriso timido che non si apriva,

a te che sei sempre stata così schiva,

alla tua dolce apparente insicurezza,

alla tua vita in tutta la sua durezza,

a ciò che avrebbe potuto essere e non è stato,

a perché la società, così credevi, ti ha scartato,

alla tua creatività che esprimeva il tuo travaglio,

ai tuoi pensieri e la tua mente con il bavaglio,

alle tue lotte interiori, ma, convinciti, tu eri sana,

al perché da sola hai deciso di startene lontana,

ma quando mi siedo sulla tua panchina,

ti vedo, si, ti vedo, molto, molto vicina».

 

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