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La più importante scoperta dell’uomo dopo la ruota!

di Roberto Silvestri

Foto di copertina di Fabio Maglio. Expo 2015 Milano. Pavilion Zero, installazione sullo spreco alimentare.

Oggi il peso dei manufatti umani supera il peso dell’intera biomassa”, cioè il peso di tutte le forme di vita sulla Terra.

Lo scrive Nature pubblicando uno studio realizzato da un gruppo di ricercatori dell’israeliano Weizmann institute of science.

E una parte di questi manufatti diventerà spazzatura. Così come spazzatura diventerà parte della biomassa.

La spazzatura, la più importante scoperta dell’uomo dopo la ruota!

I rifiuti in natura non esistono, gli scarti di una specie sono cibo e nutrimento per altre, ma l’uomo ha saputo inventare e rendere produttiva questa nuova categoria merceologica. L’inizio, come spesso accade, è stato in sordina: piccoli scarti di lavorazioni artigianali che sono diventati sempre più importanti fino ad assumere un ruolo consistente con l’avvento della rivoluzione industriale.

Ma il vero punto di svolta si è avuto quando due nuove categorie sono state create: gli imballaggi e gli scarti alimentari.

Tutti i giorni nel mondo centinaia di migliaia di camion si muovono nel mondo come tante solerti api operaie per trasportare, in un anno, 1 miliardo e seicentomila tonnellate di cibi scartati con un giro d’affari stimato, al prezzo di smaltimento dell’AMA di Roma, in 400 miliardi di euro.

E a questa crescita della nostra economia contribuiamo tutti. È un pezzo di socialismo realizzato: da ognuno secondo le proprie capacità. I ricchi contribuiscono di più, i poveri di meno ma ciascuno porta il proprio mattone alla costruzione di un PIL più robusto.

Tra l’altro noi melegnanesi contribuiamo oltre al dovuto a questa crescita, dato che abbiamo le tariffe tra le più alte in Italia, pur a fronte di servizi inadeguati.

Noi umani dedichiamo parte del nostro tempo lavorando, almeno i più fortunati, per racimolare soldi che ci permettano di comprare il cibo, altro tempo lo dedichiamo alla spesa, poi, con le nostre sporte ben cariche li portiamo a casa. Li conserviamo nelle nostre dispense o nei nostri frigoriferi in attesa che l’etichetta o l’aspetto sgradevole ci dicano che è arrivato il momento di dar loro una nuova vita e di inserirli in un nuovo ciclo economico.

Naturalmente non è solo merito individuale: ben 900 milioni di tonnellate di rifiuti vengono create nei campi, nelle industrie di trasformazione e nei negozi.

Cibo non raccolto che resta nei campi perché le coltivazioni seminate solo per accedere ai contributi statali oppure perché la raccolta non è conveniente o, ancora, perché l’aspetto esteriore del prodotto non supererebbe i parametri estetici fissati da chi quel prodotto dovrà commercializzare.

Arance lasciate a terra nel Tarantino. I costi del raccolto sono superiori al prezzo di vendita.

Cibo scartato dalle industrie di trasformazione perché si è deteriorato durante il trasporto o perché e rimasto troppo a lungo in attesa di venire lavorato, oppure perché alcune parti non sono necessarie per il prodotto finale e diventano scarti di lavorazione o, ancora cibo scartato perché non risponde ai requisiti estetici – forma, dimensione, colore.

Cibo scartato nel processo di distribuzione (incluso le mense e i ristoranti) perché si è deteriorato durante il trasporto o la conservazione oppure semplicemente perché nessuno lo ha comprato / consumato ed il prodotto è scaduto e, naturalmente, perché non è esteticamente perfetto.

Ed arriviamo finalmente su quanto succede sulle nostre tavole, ovvero il cibo che lasciamo nel piatto e quello che a tavola non comparirà mai. Ogni famiglia spende oltre 1.600 euro per cibo che non mangerà, un terzo della nostra spesa alimentare.

Insomma, del totale degli 860 Kg/anno di cibo a disposizione di ogni europeo, 580 ce li mangiamo e 185 kg viene sprecato nei campi, nelle aziende di trasformazione, nei supermercati e gli ultimi 95 Kg in casa.

Per produrre questo cibo abbiamo dedicato territorio e risorse: in Italia una superficie pari a quella della Brianza è destinata alla produzione di scarti alimentari, 73 milioni di metri cubi d’acqua sono stati utilizzati per farli crescere, e poi prodotti chimici per coltivarli, carburante per trasportarli.  Tutte risorse sottratte al mondo del cibo vero e che aggravano il problema della fame nel mondo. Il nostro pianeta produce cibo sufficiente per nutrire dieci miliardi di persone, siamo otto miliardi e oltre un miliardo ha problemi di denutrizione.

Secondo la FAO per eliminare la fame nel mondo servono € 33,5 miliardi/anno, per smaltire i rifiuti ne sprechiamo € 325 all’anno.

Ricordate cosa dicevano i vostri genitori o i vostri nonni?  Mangia, pensa ai bambini africani …

Oggi diciamo mangia meno e meglio, pensa ai bambini africani …

Questa la fotografia impietosa.

Davanti a noi solo due scelte o continuare a far crescere il PIL, oppure adottare alcuni semplici accorgimenti virtuosi per spezzare questa catena perversa.

Non compriamo spazzatura:

  • evitiamo di fare la spesa quando abbiamo poco tempo a disposizione;
  • evitiamo di fare la spesa quando abbiamo fame, gli acquisti alimentari si fanno a stomaco pieno;
  • prepariamo una lista di ciò di cui abbiamo bisogno ed atteniamoci scrupolosamente;
  • evitiamo le mega-spese, puntiamo su acquisti quotidiani. Se non è possibile controllate che le scadenze dei prodotti freschi siano compatibili con le vostre intenzioni di menù.
  • compriamo da produttori locali o nel negozio sotto casa, abbandoniamo le sirene della GDO;
  • compriamo prodotti sfusi e ingredienti, evitando le confezioni pronte;
  • compriamo prodotti di stagione;
  • in cucina usiamo gli scarti delle verdure e quelli carnei (il pollo non è solo petto o cosce): baccelli di legumi, gambi di asparagi, torsoli di cavolo, foglie di cipolla. Ma attenzione a non buttare via il resto!
  • Beviamo acqua del sindaco

So che è difficile, attraversiamo il mondo dell’abbondanza con una struttura mentale costruita per il mondo della fame.

Almeno, quando il danno è fatto, rimediamo prontamente. Controlliamo spesso nel frigorifero e nella dispensa, verifichiamo le date di scadenza. Occorre tenere in casa i cibi-attrezzi per riparare (uova, patate, formaggio stagionato, pasta secca, …) Via quindi a polpette, sformati, pasticci, timballi. Ma … occhio non rendiamo rifiuti i nostri attrezzi o il prodotto finale!

Ci arriva dall’Estremo Oriente un richiamo alla sobrietà.

Non riesci a finire quello che hai nel piatto? Allora paghi una penale. È questa l’iniziativa di alcuni ristoranti asiatici. Che ci voglia la fame per diventare ragionevoli?

 

 

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