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L’indulgenza in nome del popolo

di Roberto Silvestri

Per fare un perdono servono due attori, l’offeso e l’offensore, e un presupposto, l’offesa. A piacere dell’offensore ci può essere anche il suo pentimento.

Un perdono offerto senza il corrispettivo di un pentimento sincero può a volta lasciar ritornare le archiviate offese. Questo capita soprattutto quando i perdoni sono concessi nel nome della collettività, per i quali pochi decidono di perdonare e molti rischiano di patirne le conseguenze.

Non parlo qui delle amnistie, che pure un impatto hanno nella società generando insicurezza e dubbi sulla certezza della pena; questi atti non sono, come in passato, la grazia di un potente che, per celebrare la sua gloria, decide di liberare alcuni cittadini dalla prigionia. Oggi, in Italia, sono l’unica reazione possibile di uno stato incapace di assicurare ai reclusi condizioni di detenzione civili, ad essi non c’è rimedio.

Parlo di eventi decisi per libera scelta.

Per comprendere quanto possa essere deleteria l’indulgenza senza pentimento facciamo un salto nel passato.

22 giugno 1946, amnistia Togliatti, una mano tesa per la riconciliazione nazionale.

Le porte delle celle si aprirono per far uscire chi aveva commesso reati con una pena fino a cinque anni, compresi i collaborazionisti e i condannati per complicità in omicidio. Quando però il PCI fu cacciato dal governo, De Gasperi ampliò i contorni dell’amnistia e uscirono anche i responsabili di più gravi delitti e atrocità.

La prima stesura dell’amnistia, nel manoscritto di Togliatti. Dal sito di Mimmo Franzinelli

La magistratura fu connivente in questo allargamento del perdono. Molte sono le pagine ingloriose della giustizia di quegli anni. Lo stupro di gruppo di una partigiana fu considerato offesa al pudore e i violentatori furono rimessi in libertà, stessa benevola sorte per quattro torturatori della famigerata banda Koch. Questi sono solo piccoli esempi.

D’altronde, cosa ci potevamo attendere da una magistratura in cui giudici compromessi con il fascismo sedevano sugli stessi scranni che occupavano nel Ventennio?

Dopo l’uscita dal carcere chi si macchiò di crimini sotto il fascismo riprese il posto che aveva prima della Liberazione.

Possiamo davvero credere che fossero sinceri democratici e convinti difensori delle idee di libertà e uguaglianza che la nuova Costituzione aveva portato nel nostro paese?

Ma non solo ci furono le scarcerazioni dei fascisti e il loro reintegro nelle cariche, fu pure stesa una pesante cortina su tutto quello che ancora non era stato scoperto e sui criminali che non erano ancora stati processati.

Questo fa sì che noi non abbiamo mai fatto realmente i conti con il fascismo e i suoi crimini.

In questo pesante silenzio si fa strada una frottola, italiani brava gente, noi non siamo stati come i nazisti.

Vero, in Istria e in Dalmazia le nostre truppe di occupazione furono più ingiuste e crudeli di quelle tedesche. In Grecia, Albania, e nelle colonie africane, il posto al sole di infausta mussoliniana memoria, stragi deportazioni, distruzioni erano la norma. Nessuno fu chiamato a risponderne e ancora oggi non se ne parla.

I fascisti uscirono dalle galere, sedettero ai loro vecchi posti di potere, infestarono le istituzioni e infettarono la società. Un effetto farfalla che si protrasse per decenni.

A loro dobbiamo la strategia della tensione, le bombe, i tentativi di colpo di stato. E sempre con la copertura di chi aveva giurato di difendere la Costituzione, la democrazia, la libertà. Ma al tradimento molti di loro erano abituati.

È solo la memoria che ci impedisce di commettere sempre gli stessi errori, non dimentichiamolo. Studiamo la storia per guidare il nostro futuro su strade sicure.

Ma l’amnistia Togliatti, che fu un atto sporadico, non è il solo esempio di perdono politico.

Oggi, con cadenza sempre più ravvicinata, arrivano i condoni.

A invocare l’assoluzione e la remissione del debito di chi evade le tasse sono sempre quelli che si oppongono alla scarcerazione di chi ha commesso un furto. Strano concetto della giustizia e dell’equità. Pare che non pagare le tasse, pur usufruendo di tutti i servizi che lo stato offre, non sia assimilabile a un furto fatto ai danni di tutta la società.

Ora anche il governo Draghi, quello dei tecnici che dovrebbero guidare il paese fuori dalle sabbie mobili della pandemia, cancella questa colpa. Cosa il condono centri con la lotta al Covid non è dato di sapere. Evidentemente il primo ministro non è riuscito a tenere la schiena dritta e si è piegato al primo soffio di vento dei difensori di chi ruba risorse allo stato.

Sempre cercando nel campo del perdono politico troviamo la clemenza verso coloro che tradiscono il loro partito, la loro fazione. Troviamo i voltagabbana.

Dante li avrebbe conficcati nel ghiaccio col muso fuor de l’acqua.

Gustave Doré…col muso fuor de l’acqua

 

Ora, cambiare idea è lecito e per di più non esiste un metro per valutare la coerenza, la valutazione è sempre ardua. Repentini cambi di casacca suscitano però perplessità e alimentano il sospetto che di tradimento si tratti.

Conosciamo la miseria umana. Quindi, può non stupirci che qualcuno, per difendere il proprio posto al sole, possa spingersi a sconfessare le idee che difendeva e diffondeva. Più difficile è invece giustificare chi accoglie a braccia aperte tra le proprie fila queste anime confuse, sleali ed erranti. Oggi l’etica non è cosa che si addice ad un politico, l’opportunismo paga di più.

Una categoria simile agli sleali voltagabbana è quella degli smemorati, coloro che carpiscono la fiducia dei cittadini e poi non mantengono le promesse fatte anche quando sarebbe facile farlo. Il programma elettorale è ormai un acchiappavoti su cui non vale poi la pena di lavorare. Guardiamo nei nostri comuni. Quanti hanno dimostrato coerenza nel loro agire?

Quello che colpisce in questi due ultimi contesti è che spesso i cittadini, a loro volta dimentichi di tutto, concedono a voltagabbana e smemorati il perdono. E la persona indegna è riaccolta come un figliuol prodigo, a lui gli elettori sacrificano il bue grasso, la cosa più preziosa che hanno, il loro futuro; dandogli il voto glielo depongono tra le mani.

Solo una cosa il popolo non ha perdonato, la deriva di una sinistra sempre più lontana dai suoi ideali storici: uguaglianza, libertà, giustizia, diritti, ambiente, pace.

Quella parte della sinistra che ha rinunciato alle sue battaglie per una società più giusta e più saggia ha perso il consenso delle persone per le quali ha rinunciato a lottare.

Pietà l’è morta, cantavano i partigiani. In questo caso è morta davvero e se ciò servisse a riscuotere qualcuno dal suo letargo non sarebbe un male. Ma, ahimè, il sonno dei dormienti è molto pesante.

Non siamo troppo pessimisti però, la sinistra non è morta. C’è ancora chi pensa e dice parole di sinistra. Questa pianta è ancora viva, qualche seme sta germogliando. Ma questa è un’altra storia.

Immagine di copertina: Rembrandt  Il ritorno del figliol prodigo  Museo dell’Ermitage di San Pietroburgo.

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