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Melegnano, due osterie ricche di storia

di Vincenzo Caminada

Osteria San Giorgio – La contrada San Giorgio (attuale via San Martino) prendeva il nome dall’antica osteria di San Giorgio, con locanda, una delle più antiche ancora esistenti nella città. Il locale attuale, travestito da trattoria con un altro nome, conserva una colonna in pietra datata 1706.

Una volta non godeva di buona fama per il fatto che a quei tempi era ritenuta un covo di contrabbandieri.

Le merci provenienti dal Lodigiano erano sottoposte a dazio prima del passaggio del ponte sul Lambro. Spesso venivano sequestrate e depositate alla locanda San Giorgio e poi magari introdotte di sfroso con la complicità dei gabellieri, magari passando il Lambro per sbarcare nascostamente nel piccolo porto allora attivo sulla riva destra.

Racconta lo storico Giacinto Coldani che, durante la guerra di successione spagnola, il 31 gennaio 1706, vi si tenne un gran consiglio di guerra attorno al governatore della Lombardia Carlo Enrico di Lorena, principe di Vaudemont, con la partecipazione del generale Luigi Giuseppe di Borbone, duca di Vendòme, comandante in capo delle truppe franco-ispane, che nell’agosto precedente aveva sconfitto gli imperiali a Cassano d’Adda.

Carlo Enrico di Lorena

Erano gli ultimi anni di dominio spagnolo sul ducato di Milano, che poi, alla fine della guerra di successione, con il trattato di Utrecht del 1713, sarebbe passato dalla Spagna ad un altro dominatore straniero, l’Austria, però meno rapace e amministratore certamente più efficiente, che venne accolto, almeno in un primo tempo, come liberatore.

Osteria delle due Spade – In via Roma, nascosto sotto forma di bar con altro nome, sopravvive un altro antico locale, zeppo anch’esso di storia.

Soldati austriaci stazionano davanti all’Osteria delle due Spade, dopo il saccheggio di Melegnano (elaborazione di Vincenzo Caminada)

Dopo essere stato sconfitto nelle Cinque giornate di Milano, il maresciallo austriaco Radetzky iniziò la sua ritirata, e il 28 marzo 1848 uscì da Porta Romana, percorse la via Emilia ed arrivò a Melegnano.

Giunto alla Osteria Rampina inviò in paese una staffetta di tre uomini che furono accolti però a fucilate.

Il maresciallo Radetzky

Il gruppo dei patrioti estremisti melegnanesi era radunato nell’ Osteria delle Due Spade, dove dietro lo schermo di innocenti partite di briscola complottavano contro gli Austriaci. Costoro erano gli stessi che avevano organizzato una spedizione di una sessantina di volontari melegnanesi a Milano in occasione della rivolta, impadronendosi di una polveriera e sconfiggendo un battaglione di Cacciatori austriaci. Uno di essi, il melegnanese Polli, si oppose a qualunque violenza, fermò gli estremisti e insistette perché i tre della staffetta austriaca, che erano stati fatti prigionieri, fossero liberati.

In realtà i melegnanesi stavano facendo un gioco pericoloso con Radetzky e i suoi quindicimila uomini. Lo stesso Polli si incaricò di raggiungere Radetzky alla Rampina per contrattare, mentre le truppe austriache erano attestate alla cascina Maiocca e al Mulino della Valle.

Giunto il Polli presso l’avanguardia austriaca parlò con un capitano, che si arrabbiò gettando per terra il cappello e bestemmiando che i melegnanesi l’avrebbero pagata cara.

Intanto dalla Rocca Brivio arrivò qualche fucilata contro gli Austriaci e un soldato cadde morto.

Dopo questo fatto i soldati di Radetzky ruppero gli indugi: misero a ferro e fuoco Melegnano saccheggiandola e provocando una dozzina di morti.

Andando indietro nel tempo, nell’anno 1722, un certo Carlo Giuseppe Coldani, padrino e zio del famoso storico melegnanese Giacinto Coldani, da un documento di quell’anno risulta, come sindaco anziano, essere sostituto del console della comunità di Melegnano, che era assente; risulta essere anche il taverniere dell’Osteria delle Due Spade. Inoltre veniamo a sapere che il Coldani pagava al Marchese di Marignano 1800 lire annue per il dazio del vino, dazio che tutti gli osti delle tredici osterie di Melegnano pagavano nelle sue mani.

La casa in cui si gestiva l’osteria nel segno delle Due Spade era di proprietà dei Marchesi Rovida: doveva essere comunque una delle più importanti se venne scelta come quartier generale da Andrea Massena, generale di Napoleone, nel maggio del 1796, durante la campagna d’Italia, mentre era diretto a Milano, dopo la vittoria al ponte di Lodi.

Il generale napoleonico Andrea Massena

Mi sia consentito di dare un suggerimento ai gestori dei due locali ricchi di storia: perché non tornare all’antico nome aggiungendo una bella insegna artistica e magari anche una targa con notizie storiche? Sarebbe un bel regalo a se stessi e all’aspetto e alla storia della nostra città (V.C.)

Fonti utilizzate: Giuseppe Gerosa Brichetto, Ottocento melegnanese; Cesare Amelli, Storia di Melegnano; Cesare Amelli, Rivista storica melegnanese, anno 5 n.16 ottobre-dicembre 1993, pagine 5 e 6; Vitantonio Palmisano, Il Melegnanese, n.8 del 30 aprile 2020.

In apertura, soldati francesi presidiano l’ingresso dell’osteria di San Giorgio durante il consiglio di guerra (elaborazione di Vincenzo Caminada), Carlo Enrico di Lorena (fonte, Giuseppe Gerosa Brichetto, Ottocento melegnanese)

 

 

 

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