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Quel senso di estraneità che provo per l’elezione del Presidente della Repubblica

di Sara Marsico

 Da inizio anno quasi ogni giorno assisto ai resoconti dei telegiornali e ai talk show in cui non si fa che parlare del possibile candidato alla Presidenza della Repubblica.

Uso il maschile volutamente, perché di candidate non si parla quasi, se non in qualche appello inascoltato di associazioni femminili e femministe.

A 74 anni dall’entrata in vigore della Costituzione, che fa della parità uno dei valori chiave all’articolo 3, stabilendo il principio fondamentale dell’uguaglianza formale e sostanziale, a condurre le trattative per trovare un accordo sul nome vedo solo uomini, con la sola eccezione di Meloni: Conte, Salvini, Letta junior e senior, l’immancabile Renzi e la corte degli esponenti dei gruppuscoli e partitini che hanno quasi tutti la parola Italia nel nome, perché pare sia incredibilmente trendy.

Li vedo sottrarsi alle domande dei giornalisti, li sento pronunciare frasi sibilline il cui significato letterale non corrisponde al messaggio sottinteso e continuo a provare un insopportabile senso di estraneità.

Mi capita anche di fare parte di chat tra colleghe e colleghi, composte prevalentemente da donne, essendo chat di insegnanti o ex insegnanti, e il senso di estraneità aumenta. Nonostante il numero di donne che surclassa quello degli uomini nelle chat, le disquisizioni sono solo tra i maschietti che di politica politicante si ritengono in grado di disquisire e che ripetono gli schemi e le affermazioni che si sentono in tv.

Qualche esempio: “Renzi è il più bravo e abile di tutti, farà valere il nome che propone e costringerà la destra e la sinistra ad accettare” (  qui mi sento male. Uno che ha distrutto un partito ed è il re dei tatticismi, uno che rappresenta una minoranza risicata in Parlamento, uno che riproduce i giochetti della prima Repubblica, su cui probabilmente si è formato, diventa il regista di questo importantissimo passaggio del percorso istituzionale? E sarebbe il più bravo?).

Poi, se uno propone quel candidato non sarà gradito all’altro, bisognerebbe indicare Draghi e poi come ministro questo o quello, se proprio dobbiamo fare un nome sia Cartabia, perché è gradita al centrodestra, anche se della nostra storia politica probabilmente sa pochissimo. Ah già, ma è stata Presidente di Corte Costituzionale!

Ma il bello arriva quando si devono snocciolare i papabili: tutti uomini, con grande fantasia, ecco i nomi: in primis l’inarrivabile Draghi, poi con grande fantasia Mattarella, Berlusconi, Amato, quel Cassese a cui i Dpcm di Conte facevano gridare alla violazione della Costituzione e a cui ora quelli di Draghi vanno benissimo, Casini, Pera e compagnia cantante.

Ho provato a inserirmi nel dibattito, unica donna che si pronuncia, nel silenzio delle altre, molto significativo. Ho provato a suggerire nomi che venissero dalla società civile, ma dopo un paio di risposte ho preferito un dignitoso silenzio. Mi sono resa conto di essere lontana, di credere che scelte di questo tipo, dopo 74 anni dall’entrata in vigore della Costituzione, possano ricadere su persone che tanto hanno fatto in vari campi per la società italiana, donne e uomini. Ma ho dovuto fare un bagno di realtà.

Siamo sommerse dal mansplaining quando si parla di questa politica al ribasso, un po’ come quando, circa 40 anni fa, a disquisirne in sala professori erano solo uomini e di interpellare una donna non si sognavano neppure. Anche allora avrei avuto molte cose da dire, ma tacevo, anche un po’intimidita dalla giovane età. Ben poco è cambiato in tutti questi anni.

Mi sento come Virginia Woolf nel libro Le tre ghinee e probabilmente come lei dovrò fondare una società delle estranee, perché con questa politica che non mi rappresenta non ho niente a che fare.

p.s.: È domenica 23 gennaio. Le chat si rianimano. Pare sia stato trovato il nome di una donna, oltre a quello di Severino, su cui le forze politiche potrebbero convergere. È a capo dei servizi segreti, con un curriculum di tutto rispetto. Un capo dei servizi segreti alla Presidenza della Repubblica un po’ mi inquieta. Se per avere una candidata alla carica di Capo dello Stato dobbiamo passare sotto queste forche caudine, dopo una settimana di tensione monopolizzata dal nome di un impresentabile, ci passeremo. Il timore è ancora una volta quello che a imporci il capo dello Stato siano ancora “i mercati”, in spregio ai principi che animano la nostra Costituzione.
Il senso di estraneità permane.

In apertura, lo spoglio delle schede per l’elezione del presidente della Repubblica (foto, michelenicoletti.eu)

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