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Rapporto povertà e l’impatto del Covid-19. I dati Caritas nel territorio di Melegnano

a cura dell’Osservatorio delle povertà e delle risorse di Caritas Ambrosiana

L’Osservatorio delle povertà e delle risorse di Caritas Ambrosiana ogni anno raccoglie i dati relativi alle persone che si rivolgono ad un campione di centri di ascolto (erano 110 nel 2019, su un totale di 388 centri di ascolto sul territorio della Diocesi ambrosiana), che confluiscono in un Rapporto annuale sulla povertà; l’ultimo, su base dati 2019, è stato presentato nello scorso mese di ottobre.

Il territorio interessato dall’indagine è la Diocesi ambrosiana, una ripartizione ecclesiale, non amministrativa, che si estende su un territorio di 4.208 chilometri quadrati e che comprende (ma non coincide esattamente) le province di Milano, Varese, Lecco, Monza e Brianza e parte di quella di Como, oltre ad alcuni comuni in provincia di Bergamo e di Pavia, per un totale di 442 comuni.

La Diocesi si suddivide in sette zone pastorali (cfr. immagine 1), in una delle quali, la sesta, si trova il comune di Melegnano, da cui l’intera zona pastorale prende il nome.

La zona di Melegnano è molta ampia e comprende, oltre al Comune omonimo, i territori di Abbiategrasso, Cesano Boscone, Melzo, Rozzano, San Donato, Treviglio, Trezzo sull’Adda e Peschiera Borromeo.

I dati 2019: la zona pastorale 6 di Melegnano

L’indagine nel territorio della zona pastorale di Melegnano è stata condotta su un campione di 11 centri di ascolto, che, nel corso del 2019, hanno incontrato 627 persone.

Si tratta in prevalenza di donne (69,4%), per lo più di origine straniera (58,3%), in particolare di nazionalità marocchina (24,7%), egiziana (11,2%) e peruviana (10,1%). In maggioranza si tratta di persone tra i 25 e i 44 anni (50,7%), con un legame stabile (coniugati e conviventi: 55,2%) e disoccupate (40,9%).

Nel 2019, le persone incontrate dai Centri di ascolto hanno manifestato soprattutto bisogni che riguardavano il reddito (71%) e l’occupazione (31,4%), seguiti da bisogni abitativi (8,3%) e problematiche familiari (5,3%).

Tra le principali richieste delle persone ascoltate dai volontari, la voce più rilevante è costituita dalla richiesta di beni materiali e servizi (69,9%); seguono poi richieste di lavoro (19,7%) e di sostegno personale (16,2%). Al quarto posto, le richieste di sussidi economici (10,6%).

L’impatto del Covid-19 sui centri e servizi Caritas nella zona pastorale di Melegnano

Durante i mesi di lockdown imposto dalla pandemia da Coronavirus, i Centri di ascolto e servizi della Caritas si sono trovati a dover affrontare una situazione mai vissuta prima. Data la molteplicità di interventi messi in atto, ad un certo punto si è sentita l’esigenza di indagare l’impatto che l’emergenza Covid-19 ha avuto sulle attività dei centri e servizi attivi. Per questo motivo, a fine maggio 2020 è stato distribuito a tutti i responsabili Caritas un questionario.

Nella zona pastorale 6 di Melegnano hanno risposto 6 responsabili decanali sui 9 totali. Quasi tutti hanno registrato un aumento dei bisogni di occupazione e reddito: l’aumento delle richieste di aiuti economici è stata l’inevitabile conseguenza della riduzione o dell’interruzione delle attività lavorative dovute al lockdown. Molto avvertiti sono stati anche i problemi di salute e istruzione (difficoltà a seguire i figli nell’istruzione per problemi tecnici e di connessione e l’incapacità dei genitori a supportare il percorso scolastico dei figli, soprattutto per le famiglie straniere).

Alla domanda su come sia cambiato in questi mesi il lavoro ordinario dei centri di ascolto/servizi, è emerso che quasi tutti i decanati hanno dovuto distribuire molti più sussidi e aiuti economici, così come beni materiali, soprattutto alimentari.

Inoltre, sono aumentati l’ascolto, l’orientamento ai servizi e il sostegno socio-assistenziale, seppure in nuove forme. Infatti, tendenzialmente i servizi Caritas sono stati chiusi al pubblico, ma sono sempre stati operativi con modalità diverse di ascolto telefonico, su appuntamento, via mail, domiciliare.

Durante l’emergenza Covid-19, i centri di ascolto e servizi Caritas hanno attivato molti nuovi interventi, come gli ascolti telefonici, la fornitura di pasti da asporto/consegne a domicilio, la fornitura di dispositivi sanitari/igienizzanti, l’acquisto di farmaci e prodotti sanitari.

Nello specifico, per quanto riguarda i beneficiari degli interventi attuati dai CdA e servizi Caritas durante i primi tre mesi di emergenza, al primo posto troviamo coloro che hanno ricevuto pasti, da asporto, a domicilio e dagli empori della solidarietà (725 persone).

Questo dato è collegato al fatto che spesso, durante il lockdown, i progetti di distribuzione alimentare in convenzione con i Comuni si sono interrotti e, di conseguenza, sono aumentate le richieste di sostegno ai CdA/Empori su invio anche da parte dei Servizi Sociali.

Al secondo posto abbiamo 213 persone che hanno ricevuto ascolto e accompagnamento telefonico, seguono 110 beneficiari di dispositivi sanitari/igienizzanti e 75 persone che hanno ricevuto farmaci e prodotti sanitari; inoltre, l’eccezionalità del periodo, ha richiesto ai volontari di sostenere 51 persone nell’affrontare la perdita dei loro cari a causa del Covid-19. Infine, un gruppo di 36 tra giostrai e circensi ha ricevuto aiuto durante il lockdown, poiché, a causa delle misure restrittive imposte dal Governo, erano impossibilitati a lavorare e di conseguenza privi di qualsiasi sostentamento economico.

La situazione sanitaria e soprattutto il lockdown hanno avuto almeno un aspetto positivo, ossia aver rafforzato e costruito, laddove non c’erano,reti e collaborazioni tra i CdA, servizi Caritas e le varie associazioni ed enti presenti sul territorio.

Tutti i rispondenti hanno riconosciuto che c’è stato un forte coinvolgimento delle realtà territoriali e un rafforzamento di quelle collaborazioni già in essere prima dell’emergenza.

In particolar modo, sono state attivate collaborazioni con i Comuni e i loro Servizi Sociali, con la Protezione Civile, gli Alpini, con Croce Rossa Italiana, l’Agesci, altre realtà del volontariato del territorio, alcuni supermercati di zona.

Una cooperazione particolare è quella descritta nel territorio di San Donato, dove “si è aperta anche una collaborazione con alcune Associazioni del territorio e il Comune per attivare presenze attive nei condomini della città: volontari che facilitino l’incontro tra i bisogni dei cittadini e le risorse del territorio (rapporti di buon vicinato)”.

Non poche sono state le criticità incontrate dai servizi e centri di ascolto Caritas: il rispetto delle norme imposte dalle autorità quali chiusura e distanziamento sociale hanno posto ai centri e servizi problemi inusuali, mai affrontati prima, sia di tipo organizzativo sia di tipo psicologico.

Dalle parole dei responsabili decanali della zona pastorale 6 è emerso che due sono state le risorse particolarmente utili per sostenere coloro che hanno perso o ridotto il lavoro a causa del Coronavirus: il Fondo San Giuseppe, istituito a metà marzo 2020 dalla Diocesi ambrosiana in collaborazione con il comune di Milano per dare un piccolo aiuto a chi ha perso il lavoro per il virus ed è escluso dagli aiuti statali, e il Fondo Diocesano di Assistenza che sostiene situazioni di particolare fragilità con contributi a fondo perduto erogati alle famiglie attraverso le parrocchie.

Conclusioni

Il calo di richieste di lavoro e il contestuale aumento di richieste di beni alimentari emersi nel 2019, sono indicatori che rimandano a due osservazioni di carattere generale: da un lato, sicuramente negli ultimi anni l’aumento da parte di Caritas Ambrosiana dell’offerta di servizi come Empori e botteghe, cui i CdA orientano le persone in difficoltà, ha condizionato la domanda di beni alimentari; dall’altro, il forte calo delle richieste di lavoro è sicuramente riconducibile a una sempre più marcata difficoltà dei centri Caritas a rispondere a questo tipo di richieste, a causa di una situazione generale del mercato del lavoro, che nel 2019 aveva determinato l’interruzione e poi l’inversione della prolungata tendenza positiva dei dati relativi all’occupazione.

Rispetto all’emergenza Covid-19, emergono due temi particolarmente interessanti:

– la maggior parte delle richieste di aiuto e supporto raccolte durante il lockdown proviene da persone che vivevano situazioni di fragilità e disuguaglianze pregresse. In questo senso, i dati riportano forti fragilità del passato che condizioneranno le grandi fragilità del futuro, aumentate, ma non create, dall’emergenza sanitaria;

– il volontariato è ancora legato ad una forte componente over 65, che non potrà più essere considerata il cardine del mondo volontaristico per via dell’innalzamento dell’età pensionabile e della maggiore richiesta di competenze tecnologiche, richieste anche durante i mesi di lockdown.

Si riconferma dunque la necessità di sensibilizzare i giovani al volontariato e di valorizzare le esperienze dei più giovani all’interno del mondo del terzo settore.

L’articolo, a cura dell’Osservatorio delle povertà e delle risorse di Caritas Ambrosiana, è stato curato da Annalisa Suigo, Elisabetta Larovere e Meri Salati. Un grazie particolare a Rosaria Arioldi.

Al link che segue è possibile scaricare i materiali relativi al Rapporto sulla povertà di Caritas Ambrosiana – dati 2019: https://www.caritasambrosiana.it/osservatorio/rapporto-sulle-poverta

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