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San Carlo-Bertarella: le ultime novità della vertenza ambientale

di Pietro Mezzi

La vicenda San Carlo-Bertarella è una vertenza ambientale in piena regola. Che vede i tre proprietari delle aree (oltre 400mila metri quadrati) desiderosi di realizzare ingenti profitti, un’amministrazione comunale incurante del futuro del territorio che pro-tempore amministra e che accetta lo scambio spreco di territorio vs pioggia di oneri di urbanizzazione, alcune centinaia di cittadini che militano per l’ambiente e che non danno tregua né ai primi né ai secondi e diverse migliaia di melegnanesi che, non per colpa loro, sanno nulla o quasi del futuro del territorio in cui vivono. Che merita di essere raccontata nelle sue ultime fasi.

Le ultime sul data center

Il 18 di ottobre la giunta comunale ha approvato una delibera con cui è stato adottato il piano di attuazione dei comparti B1 e B2. Piano che propone di realizzare un impianto di conservazione e archiviazione delle informazioni digitali, il data center.

Allo scadere dei termini di presentazione delle osservazioni, il 25 novembre, sono state protocollate, per quanto a nostra conoscenza, oltre 30 osservazioni, che dovranno essere contro dedotte dagli uffici e dell’amministrazione comunale. Dopodiché, la palla ritorna nuovamente alla giunta che deve approvare, con modifiche o meno, il piano attuativo. A quel punto, ma solo a quel punto, scattano i diritti edificatori dei titolari delle aree.

Nel frattempo, una settimana fa circa, sull’area su cui dovrebbe sorgere il data center si ha avuta notizia dell’effettuazione di sondaggi del sottosuolo per verificare o meno la presenza di ordini bellici: sull’area, è infatti presente un’impresa specializzata in bonifiche di ordigni bellici, la Biotto di Camponogara, in provincia di Venezia.

Il bosco dell’area San Carlo

Situazione per il momento congelata invece per quanto riguarda l’intervento sull’area San Carlo (200mila metri quadrati): la presenza di un’area boschiva, definita in base alle leggi statale e nazionale come bosco, ha di fatto impedito l’adozione del piano attuativo San Carlo.

Ben tre sono state le perizie, una forestale e due agronomiche: la prima da parte di un dottore forestale incaricato da alcuni cittadini residenti in zona; la seconda della proprietà San Carlo (che agisce con la società Dab) che esclude la presenza di un bosco; la terza di parte comunale che ammette che una parte dell’area può considerarsi bosco. La seconda e la terza perizia però, furbescamente, eludono l’esistenza della legge statale, sia quella forestale sia quella paesistico-ambientale.

Un groviglio normativo che, in sostanza, ha congelato l’avvio delle procedure autorizzative. Una situazione che ha imposto all’amministrazione comunale di dotarsi di una consulenza ad hoc di un avvocato esperto in diritto urbanistico.

Vedremo cosa, avvocato e amministratori comunali, decideranno di fare.

Intanto, la proprietà Dab (San Carlo) ha presentato una modifica al progetto originario, che prevede un aumento, minimo, dell’area boschiva da tutelare.

Sempre San Carlo, lo scorso 24 novembre, ha protocollato i disegni aggiornati dell’insediamento industriale, tavole che, in quanto atti pubblici, siamo in grado di mostrare in anteprima.

Si tratta di render (rappresentazione grafica digitale) che, per quanto riguarda l’occupazione di territorio (consumo di suolo, modifica dell’assetto del territorio…), si commentano da soli.

Vedremo quali saranno i prossimi passi di questa vertenza ambientale, che potrebbe anche trasformarsi da politica a legale.

In apertura, render dell’insediamento San Carlo visto da nord

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