Written by 03:59 Attualità, Melegnano, news

Sulla fioriera, tra coerenza e arroganza

di Roberto Silvestri

Uno spettro si aggira per Melegnano.

È bastato questo articolo su 20zero77 per scatenare una accesa polemica in cui l’abbattimento promesso/minacciato della fioriera di piazza Risorgimento viene esaltato/denigrato.

Da un lato chi approva il progetto rivendica sia la modernità di un’area aperta e condivisa in cui le auto avranno gli stessi diritti dei pedoni, sia la visione nostalgica del passato (passato in cui però il traffico era quasi assente), di quando la fioriera non esisteva.

Quando la fioriera non c’era… (foto da Melegnano.net)

Dall’altro lato le tesi di chi vuole che la fioriera venga mantenuta, poiché protegge dal traffico chi cammina in piazza. Chi critica la proposta con richiami all’oculatezza del buon pater familias nello spendere soldi pubblici. Chi avanza critiche di benaltrismo perché altre sono le esigenze di Melegnano. Chi infine esprime la giusta preoccupazione per i disagi che i lavori causeranno ai cittadini e alle attività economiche melegnanesi.

Su tutto incombe poi la politica, stimolata anche dalla tornata elettorale che tra meno di un anno porterà i cittadini melegnanesi alle urne per il rinnovo dell’amministrazione comunale.

Da parte mia, lo confesso, quando fu presentato il progetto non lo avevo studiato con la dovuta attenzione; l’aspetto dell’abbattimento della fioriera, che pure era previsto nell’opera, mi era sfuggito. Anche per me, dunque, l’articolo di Pippo Ricotti è stato innesco di riflessioni, che mi hanno portato lontano.

Leggendolo e leggendo poi le motivazioni di chi è favorevole all’abbattimento, mi si è affacciata alla mente una parola, nonluogo.

Questo neologismo, creato dall’antropologo francese Marc Augé, marca quegli spazi provi di identità, che non stimolano le relazioni sociali.

I nonluoghi servono il presente, le persone li percorrono ma non li vivono. Sono spazi di asocialità in cui individui nel loro agire quotidiano si sfiorano ignorandosi, salvo forse per il disagio di una vicinanza.

Queste soluzioni sono adottate in molte città moderne perché i nonluoghi devono essere replicabili cosicché i frequentatori possano muoversi a loro agio, senza percepire diversità, come pesci che nuotano nella stessa acqua.

Il nonluogo è lo spazio ideale per la società in cui viviamo, caratterizzata da un individualismo senza ritegno, un mondo in cui non abitano persone con cui condividere il cammino ma solo competitori, avversari che mirano a rubarci il posto al sole nella società dei consumi.

Un consumismo, questo dei nostri giorni, che non punta più a soddisfare i bisogni delle persone ma solamente alla gratificazione del possedere e dell’apparire.

Abitiamo una società in cui si sono persi i riferimenti ideologici ed etici, in cui l’appartenenza ad una comunità ha senso solo se, e in quanto, antagonista di un altro gruppo.

È quella che il sociologo polacco Zygmunt Bauman definì la modernità liquida e che la sindemia sta ora rendendo più evidente ed aggressiva.

Ma anche in questa società liquida molte persone si sentono ancora animali sociali e cercano luoghi in cui ritrovarsi. Storicamente la piazza, soprattutto quella in cui si concentrava il potere politico e la fede religiosa, è stata il fulcro della vita della comunità, il luogo dove si creavano o cementificavano relazioni interpersonali e sociali.

Poche sono le piazze melegnanesi che non sono state trasformate in parcheggio; le persone però hanno trovato, e si sono appropriate di, uno spazio per la loro socialità, dimostrando così che la resilienza, parola nobile, pericolosa e oggi abusata, ci consente di restare umani anche in questa società liquida.

I cittadini hanno eletto la fioriera di piazza Risorgimento, il luogo su cui si affacciano il Broletto (il potere politico) e la Basilica (la fede religiosa) come loro punto di ritrovo e socializzazione

Ora è chiaro che un’amministrazione non può promuovere la rinascita sociale intervenendo sugli spazi urbani, credo però che debba tutelare gli spazi in cui hanno trovato casa le relazioni che i cittadini già hanno creato.

Fatte queste considerazioni ritorno alle tesi sostenute dai lodatori e dai detrattori, io ritengo che siano tutte cose meritevoli di considerazione e che l’amministrazione debba valutarle con i cittadini prima di avviare il progetto.

Il sindaco ha dichiarato alla stampa: «Non è ancora sicura la totale demolizione della fioriera».

Spero che questa dichiarazione sia il primo passo per il coinvolgimento dei cittadini in una scelta che cambierà, non solo esteticamente, il centro della città e costerà un bel po’ di quattrini.

Trovo invece assolutamente inaccettabile la posizione espressa dal partito di maggioranza che non si limita a difendere la scelta, cosa che sarebbe logica e legittima, ma lo fa con un lapidario verdetto, alla marchese del Grillo, siamo stati eletti, abbiamo deciso così e dunque zitti, NOI andiamo avanti.

Il titolo del manifesto del Partito Democratico

Mai in campagna si parlò di demolire la fioriera, ci si limitò, come è logico, a presentare una visione ideale della città, visione che avrebbe potuto avere poi declinazioni diverse. Rivendicare ora che gli elettori hanno scelto quel programma e dunque è inutile ascoltare i cittadini è una forzatura, non una scelta coerente ma un atteggiamento arrogante.

Arroganza che non ci si aspetterebbe da un partito che si definisce democratico e che scrive nelle linee programmatiche di mandato: Siamo convinti che con la collaborazione, il confronto diretto e il controllo dei cittadini sulla “cosa pubblica” si possano avere i giusti stimoli per migliorare il governo della Città

Da loro mi sarei atteso quanto meno una cosa minima: la comprensione che la missione degli eletti ad una carica pubblica sia di servizio e di ascolto dei cittadini e non di prevaricazione.

Se qualcuno vorrà leggersi le linee programmatiche, pubblicate sul sito comunale, scoprirà che la coerenza in questi quattro anni di mandato è spesso mancata. Oggi è stata rivendicata, ahimè, a sproposito.

Sempre su questa vicenda e sulla coerenza ricordo l’impegno per un nuovo Piano Generale del Traffico Urbano (PGTU), […] terrà conto di tutti gli aspetti aventi come fine ultimo la moderazione del traffico urbano; oggi ci troviamo una decisione presa senza che alcuno studio sul traffico sia stato fatto.

E ancora, a proposito di coerenza, mi aspetto che il partito di maggioranza voti contro l’insediamento alla Bertarella del Data Center. Infatti, le linee programmatiche ipotizzavano su quell’area:

insediamenti innovativi (ad esempio un PARCO SCIENTIFICO TECNOLOGICO), che offrano opportunità di lavoro ai giovani e che possano essere di supporto alle nuove attività (start up) e alle attività già presenti sul territorio. Nella progettazione dei nuovi insediamenti verrà chiesta la realizzazione di corridoi ecologici verso il parco agricolo sud Milano.

Si ipotizzava un momento di socialità e condivisione di spazi, saperi, oggi si prospetta non un bunker, chiuso al mondo.

Io ero contrario allora, credevo e credo che si debba invece salvare il suolo, bene comune fondamentale per la vita e non rinnovabile, idea condivisa anche dalle linee programmatiche:

Determinante sarà il contenimento del consumo del suolo per nuove edificazioni promuovendo e sostenendo il recupero dell’esistente.

A maggior ragione lo sono oggi dopo aver visto i progetti ipotizzati. Spero di avere al fianco su questi temi, certamente ben più significativi per la nostra comunità, in coerenza con l’impegno assunto con i loro elettori, il partito di maggioranza.

Immagine di copertina, La fioriera contestata (foto da Google Maps)

Le foto che seguono, fatte in  Piazza Risorgimento in anni e occasioni diverse,  sono di collezionisti melegnanesi.

 

 

 

 

(Visited 278 times, 8 visits today)
Close