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Tutta di verde mi voglio vestire

di Roberto Silvestri

Piano piano una consapevolezza si è fatta strada: il nostro pianeta è in pericolo.

L’allerta girava per l’aria da decenni, gli scienziati lo ripetevano di continuo ma il loro avvertimento faticava a raggiungere le orecchie ed il cervello della maggior parte delle persone. Particolarmente sordi erano industriali e politici.

Solo pochi, inascoltati profeti, iniziarono a preoccuparsi per l’ambiente e a evidenziare i rischi che i nostri comportamenti predatori avrebbero potuto causare al nostro pianeta.

Oggi la situazione è cambiata. Come spesso accade, il motore di questa nuova coscienza verde sono stati i giovani, come lo furono quelli della mia generazione, su altri temi, nel 1968.

Preoccupati dalla sistematica distruzione del loro futuro che noi adulti stiamo praticando con meticolosità certosina i giovani sono scesi in piazza.

Quino – Stiamo costruendo la distruzione del futuro. Scusate il disagio

Chiedono che si fermi il cambiamento climatico. Una nuova parola d’ordine risuona in tutto il pianeta: NOW. Adesso è il momento di fare, non è più possibile rimandare.

I Fridays for Future, gli scioperi degli studenti che in tutto il mondo di venerdì chiedevano ai governanti di agire per salvaguardare il loro futuro hanno saputo amplificare il messaggio degli scienziati.

In più, oggi i rischi pronosticati da quelli che venivano tacciati di essere solo profeti di sventura si sono concretizzati, gli effetti del cambiamento climatico si sono fatti evidenti. L’aumento delle temperature, lo scioglimento dei ghiacci polari e la scomparsa dei ghiacciai sulle nostre montagne, i fenomeni metereologici estremi che con cadenza sempre più ravvicinata colpiscono ogni angolo del pianeta, la siccità che ormai tocca anche le nostre risorse idriche, la desertificazione che avanza hanno reso chiaro anche ai più scettici che l’origine di questi eventi sta nel cambiamento climatico e che questo è conseguenza dei nostri comportamenti.

Difficile far finta di nulla, solo alcuni politici negazionisti alla Trump negano l’evidenza; fanno come gli struzzi, che, si dice erroneamente, nascondono la testa sotto la sabbia per nascondersi dal pericolo.

Per tutti gli altri lo scenario futuro è chiaro e cresce è la domanda di sostenibilità ambientale.

La cosa però spesso comporta coraggio e maggiori costi.

E a questo punto società private e amministrazioni pubbliche hanno rispolverato Gabriele D’Annunzio e, come Ornella ne La figlia di Iorio, si sono messe a cantare in coro:

Tutta di verde mi voglio vestire

Poi paludate in verdi manti hanno continuato a fare le stesse cose di prima limitandosi a cambiamenti marginali ma affermando con voce stentorea il loro animo ambientalista e la loro adesione alla nuova coscienza ecologista.

Ora, è umanamente comprensibile (ahimè, si sa che spesso l’uomo è egoista) per un’azienda cercare di mantenere inalterati i propri profitti. Non si capisce però come pubblici amministratori, che negli impegni presi con i loro elettori hanno sempre abusato di termini come ecologia, ambiente, sostenibilità, biodiversità, tutela del suolo e lotta ai cambiamenti climatici, possano poi comportarsi in modo così contradditorio rispetto ai loro dichiarati principi.

Escludendo retropensieri di interessi illeciti, che a volte ci sono ma non così spesso come si crede, questa irrazionalità sembra incomprensibile.

Riflettendo su questo fatto mi sono ricordato di un piccolo libro, Allegro ma non troppo, di Carlo M. Cipolla, professore di storia economica alle università di Pavia e di Berkeley.

È una teoria della stupidità condensata in poche pagine.

Carlo M. Cipolla divide le persone il quattro categorie:

  • gli intelligenti fanno il proprio vantaggio e quello degli altri;
  • gli sprovveduti danneggiano sé stessi e procurano vantaggi agli altri:
  • i banditi danneggiano gli altri per trarre profitto personale;
  • gli stupidi danneggiano gli altri senza ricavare alcun vantaggio per sé.

Immagina tratta dal sito Angolo della Psicologia

Se guardiamo i comportamenti delle amministrazioni pubbliche un dubbio sorge: si sono gloriati di ideali che non condividevano oppure non si rendono conto dei danni che stanno facendo a tutti noi senza nemmeno trarre profitto per loro stessi?

Dal consumo di suolo all’ormai quotidiano taglio di alberi nei nostri comuni alla ripresa delle grandi opere inutili e delle attività estrattive a livello nazionale, questo è il desolante scenario che la politica ci sta offrendo.

I diritti e il benessere di molti sono preda della bramosia di pochi banditi, a caccia di sempre maggiori profitti costi quel che costi. Tutto nell’indifferenza e con la complicità di chi dovrebbe tutelarci.

E non bastano dichiarazioni di principio, qualche metro di pista ciclabile o due alberelli stenti a compensare il consumo di suolo e la perdita dei servizi ecosistemici, come avviene in casa nostra.

Sappiamo che molto spesso sotto il manto verde di un sindaco si nasconde l’anima nera dell’inquinamento e delle scelte anti-ambientali, sarà quindi più difficile ingannarci.

Fridays For Future – da Berlino Magazine

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