Written by 18:29 Cultura, Melegnano • 2 Comments

Una vita per la scuola. Intervista ad Adriana Abriani

di Sara Marsico

La Preside Abriani, che è bene continuare a nominare con questo titolo, legato alla parola latina Praesidium, difesa, in contrapposizione alla nuova denominazione di Dirigente scolastico, che l’ha sostituita proprio nell’ambiente che più di ogni altro non dovrebbe essere considerato come un’organizzazione o un’azienda, ma come una comunità di formazione ed educazione, ha accettato l’invito a farsi intervistare dal nostro magazine. Storica figura del Benini, nel periodo in cui questa scuola si è caratterizzata per i progetti sulla Costituzione, le pari opportunità, la legalità e l’antimafia, in anni in cui ben pochi erano gli Istituti che li proponevano alle e agli studenti, è stata docente di lettere, negli Istituti Superiori anche nei corsi serali per adulti e questa sua esperienza l’ha portata a fondare una sezione dell’Istituto tecnico presso la Casa di reclusione di Opera. Il Benini, negli anni della sua Presidenza, si è meritato un posto di riguardo in un’Indagine di CROSS presso Cattedra di Sociologia della criminalità organizzata, diretta da Nando dalla Chiesa, come scuola pioniera sui temi della legalità all’interno della provincia di Milano (link)

Negli anni della Presidenza Abriani il Benini ha svolto una funzione molto importante per la città, aprendosi al territorio, organizzando incontri aperti alla cittadinanza su tematiche importanti, divenendo un centro di promozione culturale sui temi della legalità. Proprio per l’impronta data da questa grande Preside, la costituzione dell’Osservatorio contro le mafie nel Sud Milano è potuta avvenire nella sede di Viale Sofia Predabissi. Oggi Abriani è iscritta al Gruppo Melegnanese di Toponomastica femminile.

Come è stato, per una figura tanto determinante per la scuola, doverla lasciare?

Il 1° settembre 2011, dopo 39 anni di scuola, sono andata in pensione. Momento atteso, perché ero stanca e sempre più in difficoltà a reggere i ritmi che il mio lavoro mi richiedeva.

Non mi aspettavo, però, la sensazione di vuoto che l’improvvisa inattività mi avrebbe procurato. Purtroppo, gravi problemi familiari mi tennero occupata h 24 per un anno e mezzo.

Al termine di questo periodo, ritrovatami di nuovo con una vita che, a parte gli impegni domestici, non aveva nessuna attività, decisi di riprendere un sogno che carezzavo da tempo, ma per il quale mi era sempre mancato proprio il tempo: diventare volontaria di Emergency.

Che bella scelta, perfettamente in linea con il suo impegno per i valori della Costituzione! Sappiamo che in questi anni ha portato i progetti sui diritti umani e contro la guerra all’interno delle scuole. Come ha trovato i ragazzi e le ragazze di oggi?

I ragazzi delle secondarie inferiori e superiori che ho incontrato in sei anni di volontariato come relatrice per l’Ufficio Scuola di Emergency sono sempre stati molto interessati ai temi dei diritti come quelli alla salute, al lavoro, a una vita dignitosa. Questo anche grazie alla lodevolissima attività che le insegnanti (sono nella quasi totalità donne quelle che ci interpellano) compiono nell’educarli proprio a questi diritti.

So che da anni è impegnata in un’attività molto importante per la comunità melegnanese. Ce la vuole descrivere?

Non molto tempo dopo l’inizio del mio impegno con Emergency arrivò una sorpresa che mi avrebbe riavvicinato al mondo dell’insegnamento, che era stato il mio mondo per tutta la mia vita lavorativa e che mi mancava tanto. Fui felice anche perché questa proposta mi avrebbe riportata a fare attività a Melegnano, di cui, dopo i ventitré anni trascorsi al Benini, sento di essere cittadina, molto più di quanto non lo sia di Opera, in cui abito. Mi fu richiesto di insegnare Italiano a donne straniere, collaborando con i volontari, Silvana Alcara e Giovanni Zandonini, che tenevano i corsi presso l’allora Spazio Milk. Cominciò così un’avventura che continua tuttora, nonostante le interruzioni che la pandemia Covid19 ci ha imposto e ci impone tuttora. Ricordo ancora il primo corso: avevo una sola alunna, Kadija, che non sapeva una sola parola di Italiano e non conosceva nessuna lingua che potesse servire per comunicare. Furono mesi difficili, nei quali io, che avevo sempre insegnato alle Scuole superiori, dovetti inventarmi maestra. Qualche volta mi sembrava di essermi ridotta a “Io Tarzan, tu Jane”!! Kadija ha fatto progressi, ma durante l’estate è rimasta in Egitto e non l’ho più vista.

Per fortuna dal successivo anno scolastico i corsi sono continuati, con più allieve e con un piccolo gruppo che ha sempre frequentato fino a ora e che, sia pure con molti cambiamenti, è diventato la mia classe. Abbiamo superato anche la difficoltà creata dalla scomparsa dello Spazio Milk che ci ospitava, grazie alla disponibilità della Banca del Tempo che dall’anno scolastico 2018 offre una sede e ci fa da “sponsor”. Da quell’anno, grazie alla buna volontà di alcune persone della Banca del Tempo, tra cui Luciana Scaglione (storica Dirigente Amministrativa del Benini), è stato attivato un servizio di baby sitting, che ha permesso a più donne, con bimbi di età inferiore ai tre anni, di frequentare. Dal 2019/20 si sono aggiunte altre due volontarie, Rosa Grande, Donatella Brianzoli, così abbiamo potuto suddividere meglio le allieve e creare gruppi differenziati e più omogenei. Abbiamo anche la preziosa collaborazione di Amira Khalfa, ex studentessa del Benini, che conosce molto bene l’Arabo, ci fa da interprete in molte occasioni e per due anni ha tenuto un corso preparatorio al livello base di conoscenza della lingua italiana per un  suo piccolo gruppo di allieve.

Può descriverci le donne che frequentano il suo corso?

Queste donne sono quasi tutte originarie di Paesi dell’Africa del Nord, Egitto, Marocco, Tunisia, Algeria. Il loro livello di scolarizzazione è vario, ma tutte sono animate da una grande volontà di imparare a comunicare con il mondo che le circonda. Hanno molte difficoltà, dovute alla loro lingua madre, l’Arabo, diversissimo dall’Italiano. Vogliono “capire” il mondo che le circonda, diventare capaci di relazionarsi, soprattutto con le e gli insegnanti delle loro figlie e dei loro figli. Da questa loro esigenza sono nate bellissime conversazioni sul nostro Paese, su temi di vita quotidiana e di relazioni interpersonale e anche di religione. Qualcuna ha anche tentato di “convertirmi”!! È questo, secondo me un aspetto molto significativo di questo corso che le aiuta a parlare e capire la nostra lingua, ma anche a orientarsi nei nostri usi e costumi. Qualche volta hanno anche chiesto aiuto per capire le comunicazioni della scuola ed ho potuto constatare come le “circolari” siano praticamente incomprensibili ai genitori stranieri e, forse, anche a molti italiani.

Su questo non possiamo che concordare. Ha avuto qualche altra esperienza di insegnamento a persone straniere?

Dall’estate 2015 fino all’estate 2018, prima in collaborazione con Il Bivacco, poi con Fuori Luoghi, ho tenuto (insieme a Silvana Alcara) corsi anche per giovani, questi quasi tutti maschi, arrivati da poco in Italia e ospiti di strutture di accoglienza a Melegnano. Per fortuna con loro è stato possibile usare, come lingue franche, l’Inglese e il Francese. Il problema era che dovevo usarle contemporaneamente! Devo dire che molte volte tornavo a casa con la testa un po’ confusa. Anche con questi allievi è stato importante, oltre alle conoscenze puramente linguistiche, dare indicazioni sui comportamenti che era opportuno tenere e sul rispetto delle regole di educazione civica di base. Purtroppo i Decreti Sicurezza del 2018 hanno interrotto l’attività di accoglienza e di ospitalità di Fuori Luoghi e, di conseguenza, anche i corsi. Quest’anno è iscritta al corso tenuto dalla volontaria Rosa Grande solo una giovane donna, ospite a Melegnano di una struttura gestita da Fuori luoghi.

In sintesi, che dire di questi anni?

Che sono stati ricchi di esperienze umane e di relazioni interpersonali molto belle? Che mi hanno umanamente arricchita? Che mi hanno tenuta vicina a quel mondo dell’insegnamento che per tanti anni è stato più che il mio lavoro? Che sentirmi chiamare “maestra” da Mona, Marwa, Wahiba, Lamis, Rabab, Ola mi dà gioia e mi emoziona? Tutto questo e anche di più. Il grande dolore è aver dovuto interrompere di nuovo i corsi.

Ha qualche suggerimento da dare ai nostri politici locali?

Credo che sarebbe importante istituire corsi di Italiano per tutte le donne straniere che vivono nella nostra città, magari ospitandole presso le scuole frequentate dai loro figli, così da facilitare la frequenza. Sarebbe un’iniziativa utile per quel processo di integrazione, di cui si parla tanto, ma per il quale si fa molto poco.

Grazie, Preside Abriani, per la sua disponibilità e per tutto quello che, in diversa misura e in periodo diversi della sua vita, ha saputo dare alla comunità melegnanese e non solo. Glielo conferma chi, come chi scrive, le deve moltissimo come insegnante.

 

Foto e rielaborazione grafica di © Adriano Carafòli

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