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Utile e umile e preziosa e casta.

di Roberto Silvestri

Oggi voglio stupirvi. Io, uomo di Slow Food, non scriverò di vino o di cibo ma di acqua.

Dal mare è nata la vita sul nostro pianeta. Lasciatemi tornare un attimo nei panni di libraio ormai in disarmo: sulla comparsa della vita sul nostro pianeta Frank Schatzing ha scritto un libro, Il mondo d’acqua, un saggio avvincente come un romanzo. Vi consiglio di leggerlo, aiuterà a ricostruire un rapporto consapevole con l’acqua, che non è un bene come tanti altri, ma un patrimonio da difendere e proteggere.

La vita nasce nell’acqua e si perpetua grazie all’acqua ma noi di questo bene prezioso non ci pre/occupiamo, come peraltro facciamo con tutte le cose che la natura ci mette a disposizione. Viviamo su un pianeta che ha confini ben precisi e risorse magari abbondanti ma mai infinite e ci comportiamo come se non fossimo consapevoli di questa limitatezza. Crediamo che ci sia consentito sprecare e violentare ogni cosa a nostro piacimento.

Sono lontani i tempi in cui san Francesco poteva scrivere che l’acqua, oltre che utile, umile e preziosa, era anche casta, pura.

I danni che facciamo alle risorse idriche del pianeta seguono strade lunghe e complicate. Per non annoiarvi mi limiterò ad una sintetica lista delle principali sciagure che i nostri comportamenti sconsiderati causano. E tralascerò il cambiamento climatico che pure ha un impatto pesante sulle risorse idriche del nostro pianeta e sulle specie che le abitano.

L’acqua scorre, tutti i fiumi vanno al mare, ci ricorda l’Ecclesiaste. E le sostanze inquinanti arrivano al mare, dove si sommano tutte le disattenzioni del nostro rapporto con l’acqua.

Era il1976 e Pierangelo Bertoli cantava (qui il link per ascoltare la canzone)

E l’acqua si riempie di schiuma, il cielo di fumi
la chimica lebbra distrugge la vita nei fiumi
uccelli che volano a stento malati di morte,
il freddo interesse alla vita ha sbarrato le porte
.

L’anno prima il mar Adriatico si era ricoperto di mucillagini, fenomeno causato dall’uso dei fertilizzanti in agricoltura, da acque reflue trattate in modo inadeguato o riversate direttamente e abusivamente nei corsi d’acqua.

L’eutrofizzazione non è solo un problema estetico, un puzzo che allontana turisti e danneggia le attività commerciali, non si limita ad impedirci di fare il bagno, gli effetti sono più deleteri: formazione di sostanze dannose e tossiche; riduzione della concentrazione di ossigeno con conseguente strage di pesci e delle altre forme di vita.

La situazione oggi è meno grave, solo però per l’inquinamento prodotto da fertilizzanti; per erbicidi, pesticidi e altri inquinanti la situazione peggiora invece costantemente.

In più, il progresso ci ha riservato un’altra calamità: l’invasione della plastica, che colpisce soprattutto mari e oceani.

Nel mondo si producono ogni anno circa 400 milioni di tonnellate di plastica, di cui il 40 per cento usato una volta soltanto e poi buttato. Ma la plastica rimane nell’ambiente per secoli. I rifiuti solcano i nostri mari; trasportati e raccolti dalle correnti formano vere e proprie isole, la più grande ha la dimensione di tre volte la Francia (Qui un video di TG2000). Migliaia di miliardi di pezzettini di plastica che galleggiano sulle onde e farciscono i pesci di cui ci nutriamo.

Triënnale 2018; Studiokca – Skyscraper. (The Bruges whakles). La balena di Bruges, realizzata con 5 tonnellate di oggetti in plastica recuperati dalle acque del Pacifico. Foto di Matthias Desmet dal sito Studiokca.com

La fonte di inquinamento non sono solo sacchetti e bottiglie di plastica, per quelli siamo ormai abbastanza attenti, ci hanno insegnato a non disperderli nell’ambiente. Il problema sono, anche, cose piccole e apparentemente innocue: alcuni cosmetici, le cannucce delle bibite, i cotton fioc…

Questi ultimi rappresentano il 9% dei rifiuti trovati sulle spiagge italiane, dove arrivano direttamente dagli scarichi domestici. In Italia dal 2019 ne è vietato il commercio se non sono biodegradabili. Dall’inizio del 2020 è stato anche vietato l’uso delle microplastiche in alcuni cosmetici. Notizie confortanti per noi italiani, ma insufficienti: le acque sono spiriti liberi, non si fermano davanti ai confini nazionali…

Per risolvere il problema dello smaltimento della plastica abbiamo inventato il pile, un tessuto che si ottiene riciclando questo materiale. È la quadratura del cerchio: trasformare un rifiuto inquinante in un prodotto comodo e utile, ci abbiamo provato molte volte e sempre abbiamo creato danni. La natura non si lascia piegare. E anche questa vota c’è un intoppo, durante il lavaggio i capi in poliestere rilasciano fino a 700.000 microfibre di piccolissime dimensioni, troppo piccole per venire intercettate dai filtri delle nostre lavatrici e dagli impianti di trattamento delle acque reflue. E dunque vanno a finire nei fiumi e da qui al mare.

Le microplastiche si comportano come piccole spugne: assorbono e attraggono le sostanze chimiche che le circondano. Pesci e molluschi se ne nutrono, e la plastica, con il suo corredo di pesticidi, entra così nella catena alimentare.

Un bicchiere di plastica, ma questa volta non parlo del contenitore ma del contenuto: in tutto il mondo, sia nei ricchi e “sterili” Stati Uniti d’America che nei paesi del sud del mondo, poveri e con condizioni igieniche carenti, le acque potabili contengono microplastiche

Ricercatori di due università statunitensi hanno analizzato campioni di acqua potabile di città grandi e piccole nei cinque continenti. L’83% di questi campioni, conteneva microscopiche fibre di plastica. Non si sa come siano arrivate nei rubinetti. D’altra parte, le microplastiche si trovano ormai dovunque.

E chi beve acque minerali in bottiglia se la passa anche peggio. Una seconda serie di analisi fatta su campioni di acque di tutte le parti de mondo, tra cui un’eccellenza italiana, ha trovato la presenza di microplastiche in quantità quasi doppia rispetto alle acque del rubinetto.

È stato calcolato che se beviamo sette litri in una settimana ci mangiamo in un anno oltre centomila particelle di plastica.

Scienziati e governi sono sempre più preoccupati per gli effetti di questo tipo di inquinamento sulla fauna selvatica e sull’ambiente, anche se l’Organizzazione mondiale della sanità tende ad escludere un impatto sulla salute umana. Si è però consapevoli che si tratta di una ricerca ancora da approfondire.

Un altro impatto che provochiamo a fiumi, laghi e mari deriva dalle nostre abitudini alimentari e dall’ingordigia di chi produce il cibo. Ne ho già accennato brevemente in precedenti articoli ma ritorneremo ancora a parlarne.

Immagine di copertina: Foto da Pxhere.com

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