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Via San Francesco tra passato e futuro

di Cristiana Amoruso

Lo scorso anno il professor Stefano Mancuso, botanico, docente universitario e apprezzatissimo divulgatore scientifico, lanciò un appello che, visti i tempi che corrono, non poteva che essere ascoltato: piantare 60 milioni di alberi, uno per ogni cittadino, nel più breve tempo possibile, per ridurre il riscaldamento globale.

In questo frangente la posta in gioco è alta e la sfida non è facile, ma siamo tutti chiamati a contribuire.  Nell’autunno del 2019 Melegnano rispose alla chiamata creando il progetto Laboratorio “Un albero in più” a cui aderirono associazioni e cittadini.

Le idee e le proposte si sono poi concretizzate in progetti d’intervento su alcune aree urbane con l’intenzione di piantare, entro il 2030, i circa 18 mila alberi che corrispondono alla popolazione della città.
Tra questi progetti di chiara vocazione ambientale, ce n’è uno che si riferisce alla zona di via San Francesco, che coinvolge però anche aspetti legati alla storia del territorio e ad alcune tracce rimaste che, nel loro piccolo, hanno qualcosa da raccontare.

L’area in questione si estende tra la via San Francesco e il tratto iniziale di via Campania e copre una superficie di circa 3.000metri quadrati. La proprietà è pubblica e la sua destinazione urbanistica prevede housing sociale e verde. Le intenzioni del Comune, dopo una poderosa bonifica e lo smantellamento di orti e strutture abusive, sono quelle dell’alienazione, cioè la vendita.

La lunga via San Francesco, che da sotto un pittoresco ponte in mattoni porta, in pochi minuti, da Pedriano fino a una delle zone residenziali di Melegnano, presenta oggi un aspetto abbastanza desolante. Un lato con una serie di casette basse, un autolavaggio e qualche palazzina poco più alta, a cui si contrappone una grande porzione di terreno incolto e disordinato che poeticamente può essere apprezzato per il suo aspetto selvaggio, ma che in realtà avrebbe tanto bisogno di una bella sistemata.

Ci sono luoghi che pare non siano granché interessanti, perché il nostro sguardo distratto ce li consegna come anonimi e imbruttiti dalle varie trasformazioni subite, la nostra familiarità al loro aspetto odierno ci impedisce spesso di poter anche solo immaginare com’erano un tempo. Tuttavia certi luoghi sono sorprendenti.

La prima sorpresa è capire cosa ci suggerisce il nome della via: di quale Francesco si tratta? Come testimonia la mappa riguardante la “Dichiarazione delle Chiese e oratori contenuti nella Pieve di Melegnano” risalente circa al 1775, scopriamo innanzitutto che qui c’era una chiesa dedicata a San Francesco con annesso convento dei P. P. Minori Osservanti; nelle mappe del catasto teresiano rileviamo, oltre ai riferimenti al convento, anche la presenza di un orto ad uso dei Padri Minori.

Mai dare per scontato luoghi e territori. Mai dare per scontato l’origine del nome di alcune vie: molte volte ciò che è indicato sul cartello ci segnala (e ci ricorda) ciò che ora è assente perché scomparso o perduto, ma che è stata una presenza, con una storia e un ruolo.
Dell’antico convento è rimasta qualche traccia che è stata individuata nel caseggiato all’imbocco della via venendo da Melegnano, ma la storia, letteralmente, non finisce qui.

Proprio il lato dove imperversa una vegetazione spontanea e selvaggia, dove sul marciapiede malmesso si parcheggiano auto e si gettano rifiuti, se si guarda attentamente si scorge un rudere di muro, in mattoni pieni, con tracce di una finestra murata di foggia fine settecentesca, tipica dell’edilizia rurale che abbiamo ancora la fortuna di poter vedere in qualche cascinale e in qualche stalla.

Se si fa ancora più attenzione si vede anche una piccola costruzione, una cappelletta votiva, che spunta dalla vegetazione come i ruderi delle antichità romane rappresentati in molti quadri bucolici ottocenteschi. Il muro e la cappelletta sono quello che resta del vecchio cimitero di Pedriano: ecco cosa si poteva incontrare camminando lungo quel lato della via San Francesco. Immaginiamo la semplicità, l’ordine e la solenne quiete dei cimiteri, luoghi sacri che da sempre caratterizzano fortemente il luogo dove sorgono: per le generazioni passate, nel loro interloquire quotidiano, quella probabilmente era la “via del cimitero” dopo essere stata, in epoche ben più remote, la “via del convento” o “via della chiesa”.

I colori verde e beige identificano l’area di cui si parla nell’articolo (fonte, Laboratorio Un Albero in Più)

La storia dei cimiteri è spesso complessa, ma puntualmente riportata: purtroppo in questo caso spiace dire che non vi sono molte notizie storiche sul cimitero di Pedriano. I morti venivano solitamente inumati negli edifici sacri, privilegio dei nobili, o in aree cimiteriali intorno a chiese cittadine e oratori di campagna: nel tempo però questi spazi esigui si saturavano.

Dopo l’Editto di Saint Cloud, emanato da Napoleone nel 1804, in cui si sancì che i morti dovessero essere sepolti “fuori dai guardi pietosi”, anche a Melegnano si dovette provvedere a costruire i cimiteri fuori dalla città.

Secondo Luciano Previato la storia del cimitero di Pedriano non dipese però dai dettami dell’editto napoleonico. Nel 1792, dal momento che non erano più possibili inumazioni nel vecchio cimitero intorno alla chiesa di San Michele, si decise la costruzione di un nuovo cimitero comunale: fu realizzato in quella che oggi è via San Francesco e che allora era una zona isolata.

Sappiamo che comunemente esso veniva chiamato “el cimiteri di rann”,  e pare che nel tempo anche i morti di Riozzo (che era parrocchia di Melegnano) fossero stati sepolti qui. Almeno fino agli anni Trenta del secolo scorso questo era dunque un luogo singolare e importante, come del resto lo sono tutti i cimiteri.  Nel 1942 quest’area, unitamente alle vicine cascine Maiocca e Maiocchetta, venne ceduta al Comune di Melegnano e il cimitero fu chiuso.

Dove ci dovrebbe portare, quindi, tutta questa Storia?
Ci dovrebbe portare a una nuova visione del territorio e a una rafforzata coscienza del suo valore. Un appello all’attenzione all’ambiente ha spesso tra le sue ricadute positive anche la riscoperta della storia di un luogo.

Il progetto di recupero dell’area mediante una piantumazione di specie arboree adatte ben si sposerebbe con il restauro della cappella votiva e del rudere del muro; l’area verde, oltre a riqualificare la zona, potrebbe accogliere e proteggere le rimanenze storiche opportunamente recuperate e valorizzate.
Ne gioverebbero parimenti ambiente e cittadini in termini di salubrità, bellezza, decoro, fruibilità pubblica e, non meno importante, la consapevolezza che una città come Melegnano cela parti della sua storia secolare ovunque: anche dietro l’angolo di via Campania.

 

Photo credit:  Fotografie di © Adriano Carafòli

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