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Un libretto corsaro di critica radicale. Il pamphlet di Tomaso Montanari

di Sara Marsico

Eclissi di Costituzione, Il Governo Draghi e la democrazia di Tomaso Montanari, uscito per le edizioni Chiarelettere nell’aprile 2022, è una raccolta di articoli, rivisti e rifusi, che il Rettore della Università per stranieri di Siena ha pubblicato su quotidiani e riviste dalla data di insediamento del Governo Draghi ai nostri giorni.

Una voce fuori dal coro unanime che ha descritto l’ex presidente della Bce ed ex Governatore della Banca d’Italia come l’uomo della Provvidenza. Un testo coraggioso e controcorrente con cui l’autore ha deciso di affrontare temi sui quali purtroppo la nostra stampa tace da tempo e che stanno gradualmente e silenziosamente bypassando la nostra Costituzione, praticamente eclissandola, come recita l’efficace titolo del pamphlet.

Un invito a pensare e a documentarsi, con la necessità di prendere posizione, di esporsi e di divulgare quello che si sa e che non ci viene raccontato «per decostruire la propaganda del potere attraverso uno sguardo non conforme, non corrotto, non allineato».

Una presa di posizione civile e politica nel senso alto del termine, da parte di una persona che non vuole intraprendere un percorso di “politica politicante”, ma esprimersi come cittadino che ha a cuore la sua Costituzione.

Il testo si apre con una bella frase di Gaetano Salvemini: «Io vorrei essere un rassegnato, ma non posso. Quand’anche riuscissi a diventare un arciricchissimo e vedessi con sicurezza l’avvenire mio e della mia famiglia, io continuerei ad essere sempre un ribelle».

Tra i tanti articoli riportati mi soffermerò su alcuni, invitando comunque a leggerli tutti, per tenere a mente alcuni passaggi dell’azione di questo Governo su cui non si è riflettuto abbastanza.

Già il primo articolo, Governo di guerra, sottolinea l’espressione con cui, il 25 marzo del 2020, il banchiere da poco prestato alle istituzioni definiva la pandemia: «Stiamo affrontando una guerra contro il coronavirus e dobbiamo mobilitarci di conseguenza».

Lo farà nominando un generale permanentemente in tuta mimetica a gestire la campagna vaccinale, con molti sbagli, puntualmente evidenziati nel libro. All’ex presidente della Bce che non esitò a fare annegare il popolo greco, come ricorda nei suoi libri Varoufakis, risponderà un monaco di Bose, Guido Dotti, ricordandogli che in pandemia non siamo in guerra, ma siamo in cura.

 

L’articolo procede poi con l’analisi del discorso, «secco, freddo, cinico e pedestre», di Draghi sull’invasione russa in Ucraina e la necessità per il nostro Paese e per l’Occidente di «inviare armi per realizzare la pace», cioè per far continuare a oltranza la guerra per procura Russia Nato «fino all’ultimo ucraino» (Sachs).

Ancora sul presidente del Consiglio, illuminante è L’ideologia di Draghi: l’ordine esistente, in cui Montanari sottolinea che «il mito del  Governo di alto profilo (Mattarella dixit) non si è dovuto misurare con i nomi imbarazzanti, a tratti mostruosi, di ministri e sottosegretari» e non appare minimamente scalfito «dalla resurrezione di nucleare, inceneritori, ponte sullo Stretto o di un Pnrr che continua a consumare suolo per grandi opere in buona parte inutili», anziché per porre riparo e “rammendare” il dissesto idrogeologico che caratterizza ormai tutto il nostro territorio. Questo Governo è, in antitesi all’articolo 3 della Costituzione, pragmaticamente dalla parte dei privilegiati, in ossequio al mercato globale e al pensiero unico della crescita.

Non è un caso che CL si sia schierata con Draghi e non con l’opposto messaggio dell’enciclica di Papa Francesco Laudato Sì. In più, questo Governo è intellettualmente disonesto perché veicola, attraverso i media proni grazie ai quali siamo precipitati al 58esimo posto nella classifica della libertà di stampa di Reporter senza frontiere, perdendo 17 posizioni, il messaggio che l’ideologia conservatrice del mercato corrisponda all’ordine naturale delle cose.

Questo è il Governo dei migliori, quello che è stato insediato dal Capo dello Stato (sul quale il giudizio non è affatto positivo), dopo che quello precedente aveva appena ottenuto la fiducia, non aristocrazia, ma oligarchia, governo dei pochi. Ma anche su questa scelta del Presidente della Repubblica è sceso un silenzio inquietante. E sul Keynesismo di ritorno di Draghi non c’è da contare. Non basta per il Premier meno criticato della nostra storia essere stato allievo di Federico Caffè per definirsi keynesiano.

Il Rettore dell’Università per stranieri ricorda, tra le tante scelte neoliberiste dell’inquilino di Palazzo Chigi, la nomina a consulenti economici del Governo di Carlo Stagnaro e Serena Sileoni, esponenti di quell’Istituto Bruno Leoni che nega il cambiamento climatico e si spinge a sostenere la privatizzazione della sanità (un centro che all’interno della sua sede che si trova davanti al Castello Sforzesco di Milano, ha i ritratti di tutti i più importati economisti, ma non di Keynes, al cui posto mette Margaret Thatcher, che non avrebbe alcun titolo per stare insieme a chi si è laureato in economia): Draghi è «un liberista a dentatura tutta intera».

Un Governo, quello Draghi, lontano anni luce non solo dalla socialdemocrazia, ma anche dalla tradizione liberale einaudiana. «Un governo che allarga ulteriormente l’abisso di diseguaglianza in cui è precipitata l’Italia», anche con la riforma fiscale.

Interessantissimo l’approfondimento di Oxfam riportato da Montanari in A chi ha sarà dato. Il Greenwashing del Pnrr è forse il capitolo più utile da leggere per cogliere la differenza tra la vera transizione ecologica e l’industrialismo ambientale di Draghi e compagni, la cui parola d’ordine è semplificazione.

Tuttavia su una parte del ragionamento di Montanari ho delle perplessità, laddove mostra di non considerare la potenziale carica innovativa che consiste nell’avere introdotto nel testo dell’articolo 9 della Costituzione gli interessi delle generazioni future. Sia chiaro, il merito di questa riforma costituzionale non va a Draghi e, anzi, non avere incluso in Costituzione il concetto di sviluppo sostenibile, svilito e inflazionato, come il termine resilienza, da questo Governo, si è rivelato, a posteriori, un’ottima scelta. Ma non si può condividere la critica di Montanari alla modifica di uno dei principi fondamentali della Costituzione, che a suo parere non dovrebbe mai avvenire e avrebbe creato un precedente per riforme future a opera dei governi di destra.

I primi 12 principi fondamentali della Costituzione sono sì immodificabili, ma solo in senso restrittivo. Se ampliano i diritti e le libertà in essi contenute, sono i benvenuti, come sostengono da sempre i più autorevoli costituzionalisti. Anche perché imporne la immodificabilità tout court sarebbe peccare di presunzione, come se la Costituzione approvata nel 1948 contenesse il non plus ultra, mentre inevitabilmente contiene quanto era immaginabile in quegli anni.

La disamina di Montanari su questo punto ignora totalmente il riferimento agli interessi delle generazioni future.

Nel numero 165 di questa rivista ho provato a suggerire le potenzialità del combinato disposto tra questa nuova parte dell’articolo 9 e l’articolo 11 della Costituzione e mi piacerebbe su questo punto un confronto aperto con lui, persona che stimo, leggo e ascolto con piacere.

Un altro capitolo utilissimo anche a scuola è Lavoratori e migranti, carne da cannone, con un riferimento a Mare nostrum, che Enrico Letta aveva fermamente voluto, e di cui pare essersi completamente dimenticato, di fatto consentendo l’orrore dell’appalto alla Libia della gestione di questi migranti figli di un dio minore.

In questo capitolo la lettera scritta a Draghi dalle associazioni riunite nel Tavolo Asilo e immigrazione è un testo imprescindibile per ogni italiano e italiana che si riconosca nei valori della Costituzione.

Anche L’antiantifascismo dei migliori merita una lettura accurata, per non dimenticare alcune omissioni imperdonabili di questo Governo e del Presidente della Repubblica davanti a manifestazioni pericolose di incitamento all’odio e di esaltazione del nazismo.

Ne Il vecchio e il nuovo Montanari mette in luce i soggetti che timidamente si oppongono al pensiero unico dominante: i sindacati e la scuola e ha modo di muovere una critica motivata, seria e competente a quell’alternanza scuola lavoro fuori tempo massimo che era il perno della cosiddetta, in modo supponente, Buona scuola di Renzi, con un cenno al cosiddetto Curriculum dello studente, l’altra grande scoperta renziana rivalutata da Bianchi (il ministro dell’Istruzione meno capace di cogliere il nuovo che proviene dalla popolazione studentesca).

Verso la fine, una disamina della rielezione di Mattarella è l’occasione per offrirci un’interpretazione della stessa che personalmente condivido e che lascio a chi leggerà Eclissi di Costituzione il piacere di scoprire.

Da esperto studioso di arte, Montanari chiude il suo pamphlet con l’analisi e la spiegazione del quadro di George Grosz, Eclissi di sole, di cui consiglio un’attenta lettura, da farsi in parallelo alle innumerevoli violazioni della Costituzione che vengono segnalate dal docente in questo libro, perché l’arte, come la poesia, è più efficace di mille saggi per farci intuire i pericoli che stiamo correndo. Abbiamo una classe dirigente distratta, lontana dalle persone, sorda ai richiami della Costituzione e alle sfide della contemporaneità, incapace di cogliere i veri problemi, una classe che è quotidianamente esaltata da una stampa allineata, con poche eccezioni.

Di fronte a questa situazione non si può tacere, secondo Montanari. Occorre «il senso della rivolta» e la «capacità di sfruttare appieno le rare opportunità di discorso concesse» (Said). «E con il Tommasino di casa Cupiello, occorre saper rispondere, a chi chiede ossessivamente “ti piace il Presidente Draghi?”: no, non mi piace».

L’articolo è tratto da http://www.vitaminevaganti.com del 21 maggio 2022

 In apertura, Tomasi Montanari (credits, italiachecambia.org)

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