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La colazione dei campioni. Tutto ciò che serve sapere dei vaccini anti Covid-19

di Giacomo Pirovano, scienziato del Memorial Sloan Kettering Cancer Center di New York

Ci troviamo alla resa dei conti. Il momento in cui, uniti, dobbiamo compiere uno sforzo per risolvere una situazione molto critica. Arriviamo da quasi un anno di sacrifici che difficilmente avremmo pensato di saper affrontare: la quarantena ha messo a dura prova i nervi di tutti, i lutti hanno segnato i mesi che passavano inesorabili nell’impossibilità di abbracciare i nostri cari, la botta economica è stata forte e avrà conseguenze disastrose.

Eppure, nonostante ciò siamo riusciti ad arrivare fino a qui, ora serve l’ultimo gesto per poter eradicare il Covid-19 dai nostri corpi e quindi dalle nostre vite: il vaccino.

Circolano dubbi e paure sul vaccino. Questo in parte è responsabilità della comunità scientifica, spesso incapace di comunicare in maniera chiara alla gente che ha dubbi più che leciti.

Poi c’è una classe politica, spesso inadeguata, che ha inseguito la malattia senza mai anticiparne il passo. Infine, c’è il timore, più che legittimo, del pubblico che si è ritrovato immerso in un mare di informazioni scientifiche che possono risultare difficili da capire fino in fondo ma che hanno un enorme impatto sulla nostra quotidianità.

Il vaccino contro il Covid-19 è sano, sicuro, benfatto, e, quel che conta di più, è l’unico modo che abbiamo per uscire dalla pandemia.

Da scienziato, cerco di fare un po’ di chiarezza.

I vaccini a mRNA

I vaccini che, ad oggi, hanno ricevuto l’autorizzazione per l’uso in Europa sono quelli di Pfizer-BioNTech e di Moderna. Questi sono basati su una tecnologia nuova e molto avanzata: a differenza dei vaccini del passato, sfruttano l’RNA messaggero (mRNA), la molecola che si occupa di codificare le istruzioni per produrre le proteine. In breve, col vaccino l’mRNA viene iniettato nel muscolo del paziente e viene incorporato nelle cellule del braccio del paziente.

Attenzione: non entra nel nucleo della cellula, dove è contenuto il DNA, ma rimane nel citoplasma! Qui, l’mRNA viene processato e produce delle proteine uguali a quelle che stanno sulla superficie dei coronavirus, ovvero quelle “spike” che sporgono dal virus (spesso rappresentate come dei chiodini sporgenti rossi). Il nostro sistema immunitario riconosce le proteine spike e genera quella che viene chiamata una risposta immunitaria, cioè richiama sul luogo gli anticorpi specializzati a bloccare queste spike.

Così facendo il nostro organismo si allena a riconoscere e distruggere quegli agenti esterni che presentano le spike sulla loro superfice, come il Covid-19. Se dopo il vaccino veniamo a contatto con il virus reale, il nostro corpo è già pronto a intervenire: è immune. Velocemente, ricordandosi la procedura per farlo, attiverà una risposta immunitaria che blocca il replicarsi del virus.

I vaccini classici

Altri approcci utilizzati per altri vaccini si basano principalmente o sull’iniettare direttamente le spike nel braccio dal paziente, oppure, come nel caso del vaccino Oxford-AstraZeneca, iniettando un virus che contiene una sequenza di DNA utile a far produrre, dalle nostre cellule, la proteina spike.

L’enorme vantaggio del vaccino sviluppato a Oxford è che si conserva bene anche a temperatura ambiente, quindi renderà più facile trasportarlo anche nelle zone del mondo dove non ci sono freezer a -80°C disponibili. Il problema che si è verificato col vaccino di Oxford è che è stata fatta confusione nel dosaggio durante il clinical trial. Per questo motivo la sua distribuzione è stata fermata dall’EMA e dalla FDA, gli enti regolatori della distribuzione dei farmaci in Europa e in America.

Come viene sviluppato e approvato un vaccino

I vaccini, al pari di tutti gli altri farmaci, nascono da un’idea, un’intuizione, di qualche scienziato. L’idea viene sviluppata e testata in laboratorio. Se l’idea funziona viene pubblicata e portata avanti. Cioè, se i risultati indicano che la molecola farmaceutica può curare un’determinata malattia, allora si passa alla fase di clinical trial. Il clinical trial è il test sugli esseri umani e si compone di tre fasi molto attentamente progettate e monitorate per evitare che succeda nulla di male ai pazienti. In questa fase, oltre a testarne il dosaggio, si investiga che la molecola sia innanzitutto non tossica e che funzioni senza problemi anche negli esseri umani. I dati ottenuti dal clinical trial vengono pubblicati e gli scienziati fanno richiesta di ottenere l’autorizzazione a distribuire il farmaco.

Tale permesso viene dato da enti indipendenti, cioè l’EMA e l’FDA, fatti da scienziati preparatissimi che fanno le pulci al processo di formulazione e test del farmaco e ne analizzano tutti i dati in maniera certosina, in modo da verificarne l’assoluta sicurezza prima della commercializzazione. Questi enti, a differenza della casa farmaceutica, non hanno nessun interesse economico sul farmaco e non hanno alcuna convenienza a mettere in circolazione roba che non è sicura.

Perché il vaccino contro il Covid-19 è sicuro

Per decisione della comunità scientifica che un anno fa si è trovata travolta dall’emergenza mondiale dovuta a questo virus mai visto prima, tutti i dati pubblicati delle ricerche sul Covid-19 sono resi pubblici gratuitamente, anche quelli nelle riviste più prestigiose tipo Nature, Lancet, o il New England Journal of Medicine. Inoltre, un vaccino non può avere ingredienti segreti, e nessuna delle sostanze contenute nel vaccino è in alcun modo tossica. I vari clinical trial hanno coinvolto decine di migliaia di pazienti e la risposta immunitaria è stata ottima e senza effetti collaterali.

Gli effetti collaterali più frequenti sono il dolorino al braccio (come succede sempre con ogni vaccino) e in alcuni casi, molto più rari, qualche lineetta di febbre. C’è una paura diffusa per le reazioni allergiche, ma occorre precisare che queste possono avvenire solo e unicamente in soggetti a rischio allergico, circa una persona ogni centomila vaccinati. È la stessa probabilità di vedere uno scoiattolo albino, quindi se non ne avete mai visto uno non preoccupatevi. È una percentuale bassissima e soprattutto chi è a rischio lo sa e può evitare di vaccinarsi. Nel dubbio, una chiamata al proprio medico è la via migliore per far chiarezza sui propri timori.

Tanti timori sono invece totalmente infondati. Ad esempio, qualcuno ha diffuso la bugia per cui il vaccino rende sterili. La sterilità è una condizione che richiede qualche mese se non anni per essere diagnosticata. Non è che una coppia prova a fare un figlio una volta e se non viene allora si dichiara sterile. Ci riprova il mese successivo! Quindi non esiste modo di provare che un vaccino che è in giro da un mese in Italia possa indurre tale sterilità. Questa è la prova che si tratta di una bugia bella e buona. Inoltre, è impossibile che un mRNA iniettato nel muscolo del braccio viaggi fino agli organi riproduttivi e li distrugga o renda inefficaci. Si tratta di una pura invenzione.

Gli scienziati, di solito, non amano inventare le cose e ogni loro affermazione vale solo se supportata dai dati scientifici. Perciò nessuno si è espresso sugli effetti collaterali a lungo termine. Gli effetti collaterali a lungo termine non si conoscono ancora perché, essendo stato sviluppato da poco questo vaccino, è impossibile prevedere cosa succederà fra cinque o dieci anni. L’unico modo per saperlo è aspettare cinque o dieci anni. Però è praticamente impossibile che una cosa come il vaccino, così semplice dal punto di vista biomedico, possa indurre danni gravi. Effetti collaterali a lungo termine in genere sono prodotti dall’esposizione continuativa e insistente ad un agente tossico. Per esempio, il fumo di sigaretta ha l’effetto collaterale a lungo termine di indurre il tumore e le malattie cardiovascolari perché tipicamente il soggetto fuma tanto, tutti i giorni, per tanti anni.

È molto inverosimile, praticamente impossibile, che due iniezioni di vaccino causino alcunché di simile.

Aggiungo anche che il corpo umano è una macchina biologica formidabile in grado di reagire e ripararsi molto bene e molto in fretta (il nostro DNA è spezzato di continuo dai raggi radioattivi che provengono dallo spazio, ad esempio, ma si ripara da solo!).

Poi ci sono le teorie più complottiste, bizzarre, e creative. Che con il vaccino venga iniettato un microchip in grado di controllare le persone è una di queste, e in qualche modo la trovo interessante. Da scienziato mi piacerebbe che fosse così semplice iniettare un microchip in grado di alterare le funzioni principali un essere vivente.

Per esempio, nel mio campo, si parla spesso della possibilità di applicare un microchip sottopelle per monitorare la popolazione e individuare l’insorgere di tumori al più presto possibile. Ma per ora, questo ancora non è possibile. Come detto, il corpo reagisce agli agenti esterni e quando non può distruggerli li “intrappola” e rende inaccessibili. È il concetto grazie al quale l’inchiostro dei tatuaggi rimane fisso sottopelle: ivi viene immobilizzato dalla reazione del nostro corpo all’agente esterno (le molecole di colore). Perciò un microchip in grado di interferire con le attività decisionali del nostro cervello verrebbe subito bloccato, distrutto, o espulso dal corpo; è pura fantascienza.

A monitorare gli esseri umani ci pensano già le compagnie high-tech, che grazie ai social network e ai servizi gratuiti collezionano dati personali per la profilazione dei soggetti basandosi, più convenientemente, sul microchip che teniamo in tasca nel telefono.

Si dice anche che il vaccino a mRNA possa modificare il DNA. Anche qui, per quanto scientificamente attraente, la possibilità di modificare a piacimento il DNA è ancora abbastanza lontana. Qualche progresso in tal senso con le tecnologie tipo CRISPR/Cas9 si sta facendo, ovviamente per provare a curare malattie genetiche, come i tumori, ma siamo ancora molto lontani dalla possibilità di farlo con facilità negli esseri umani (anche se qualcuno ci ha provato).

Sarebbe bello, a mio parere, poter eliminare quei geni del DNA che fanno insorgere malattie gravi, ma certamente non è possibile farlo tramite una iniezione di mRNA nel braccio. È un po’ come pensare che mangiando il pesce si possa imparare a respirare sott’acqua.

Qualcuno ha avuto da ridire sulla velocità con cui è stato creato il vaccino. Cosa che, invece, fa onore alla nostra società. Il vaccino contro il Covid-19 è stato sviluppato molto in fretta perché governi, enti benefici, centri di ricerca, e ospedali hanno focalizzato le loro energie (e soprattutto le loro risorse finanziarie) allo sviluppo di quella che è diventata improvvisamente la priorità sanitaria mondiale. Tanti soldi che prima erano destinati ad altro sono stati reindirizzati alla ricerca sul Covid-19.

Grazie a questo, e grazie all’impegno degli scienziati che ci hanno lavorato giorno e notte, si è riusciti a sviluppare il vaccino in tempi record. Si è proceduto più in fretta del solito, ma non meno rigorosamente! Questo ci fa capire il valore e l’importanza della ricerca scientifica che può fare miracoli se finanziata e valorizzata a dovere.

Immaginate se questi stessi sforzi venissero replicati per trovare una cura, per esempio, ai tumori!

Certamente ci sono enormi interessi finanziari dietro all’opportunità di sviluppare un vaccino di cui tutta l’umanità ha bisogno e in fretta. Proprio per questo un’azienda seria non può permettersi errori. Se il vaccino avesse un qualunque effetto indesiderato significativo l’azienda stessa perderebbe miliardi e miliardi di guadagni.

Conviene in primis alle aziende farmaceutiche fare questo vaccino con tutti sacri crismi. Guai se ci fossero effetti collaterali gravi! Un vaccino non sicuro vorrebbe dire per le aziende la fine del business.

Gli scienziati hanno fatto il loro, con l’invenzione di un vaccino che funziona bene. Le aziende farmaceutiche stanno facendo il loro, con la produzione e la distribuzione.

Ora tocca a noi fare la nostra parte in questa grande sfida. Il motivo per cui dobbiamo vaccinarci è per difendere noi stessi ma anche per difendere quelle persone il cui sistema immunitario non funziona più troppo bene, come gli anziani e i malati. Per difendere tutte quelle persone che hanno perso il lavoro, l’attività, il negozio, il bar o il ristorante. Per gli artisti, i cinema e i teatri chiusi. Per chi non può più viaggiare o andare a studiare all’estero. Per restituire ai nostri ragazzi quel posto magnifico che è la scuola dove si cresce stando insieme. Siamo disposti ad avere il dolorino al braccio per tutti loro?

È una battaglia che ci ha spaventati ma non sconfitti. Siamo alla resa dei conti. Vacciniamoci!

Giacomo Pirovano è uno scienziato che si occupa di ricerca sui tumori. Si è laureato in Fisica triennale e specialistica a Milano-Bicocca e a Pavia, ha conseguito un master in Software Technology alla Robert Gordon University, per poi ottenere un dottorato di ricerca in Radiation Oncology all’Università di Oxford. Giacomo vive a New York dove porta avanti la propria ricerca al Memorial Sloan Kettering Cancer Center. Qui ha di recente ricevuto il vaccino contro il Covid-19 che gli ha causato un lieve dolorino al braccio.

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