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Spazia…tura. L’universo invaso dai rifiuti

di Luciana Scaglione

Ciò che contraddistingue l’uomo dalle altre specie viventi è la pessima abitudine di produrre rifiuti che, in larga parte, non sono biodegradabili. Il guaio maggiore è che oltre Geo (la nostra terra) ora stiamo inquinando anche lo spazio circostante.…e oltre.

Sono finiti i tempi in cui stavamo ore, magari in spiaggia, col naso all’insù a guardare il cielo notturno con la speranza di vedere sfrecciare nello spazio comete, meteore o altri oggetti celesti.

Oggi, purtroppo, svariati manufatti, popolano i cieli orbitando intorno alla Terra. Sempre più incontrollabili. È stato rilevato che la spazzatura che ruota attorno alla Terra, oltre a ricaderci addosso, si è depositata anche sulla superficie di Venere, Marte e della Luna: solo sulla Luna pare siano depositate attualmente 20 tonnellate di rifiuti spaziali.

Erano le 23 del 4 ottobre 1957 (ora di Mosca) quando la radio dell’allora Unione Sovietica annunciò che era stato messo in orbita il primo satellite artificiale: lo Sputnik 1. Da allora sono stati effettuati migliaia di lanci. E oggi il risultato è impressionante: attorno alla Terra navigano migliaia di oggetti visibili (da 10.000 a 20.000), cioè più grandi di 10 centimetri, di cui solo il 6% è ancora operativo: tra questi ci sono la Stazione Spaziale Internazionale, centinaia di satelliti per telecomunicazioni, rilevamento, difesa, misurazioni scientifiche.

Pare oramai assodato che tutto ciò che mandiamo su prima o poi torni giù, è, cioè, naturalmente destinato a rientrare nell’atmosfera terrestre. I frammenti più piccoli bruceranno come meteore, ma i più grandi costituiscono un rischio concreto: potrebbero colpire ovunque.

Per ridurre il rischio gli scienziati hanno individuato orbite, definite “orbite cimitero”, dove vengono parcheggiati gli strumenti inattivi per scongiurare che si trasformino in oggetti potenzialmente pericolosi. Sono orbite che non interferiscono con le orbite commerciali o scientifiche.

Altri oggetti vengono, invece, riportati a terra attraverso rientri controllati: in parte bruciano in atmosfera, in parte cadono in mare. Altri ancora, al termine della loro missione (come tutte le navicelle), intenzionalmente hanno impattato sulla Luna o, come la sonda dell’Esa Rosetta, lasciata cadere sulla cometa 67P/Churyumov-Gerasimenko.

Alcuni frammenti, che si crearono con lo scontro che avvenne tra il satellite russo Kosmos-2251 e l’americano Iridium 33 il 10 febbraio 2009, passarono a qualche centinaia di metri dalla Stazione Spaziale Internazionale nel 2012, mettendo a rischio la missione e la vita degli ospiti a bordo.

I resti derivati dal disastro dello Shuttle Columbia che esplose nel febbraio 2003 nel corso della missione STS-107, furono trovati sparsi nel Texas orientale, nella Louisiana occidentale e nelle contee sudoccidentali dell’Arkansas.

Oltre ai satelliti in disuso fanno il giro del mondo sonde e stadi di razzi, frammenti di vernice, viti e bulloni e altri attrezzi persi dagli astronauti durante le attività extraveicolari. Altri curiosi frammenti fluttuano come minuscoli detriti, come ad esempio i cristalli di pipì degli astronauti, che prima non veniva riciclata.

Per ciò che riguarda noi comuni mortali, secondo l’agenzia federale statunitense Noaa (National Oceanic and Atmospheric Administration) avviene circa un rientro incontrollato al giorno.

Quindi, dobbiamo preoccuparci?

La carcassa del motore del terzo Stadio di Delta 2, del peso di 70 kg è atterrata in Arabia Saudita a circa 240 km dalla capitale Riyadh. Foto di: Space Research Institute, King Abdulaziz City for Science and Technology, Riyadh, Arabia Saudita.

La statistica dice di no, perché le probabilità giocano a nostro favore per un paio di buoni motivi: oltre il 70% del globo è ricoperto dagli oceani; per la maggior parte si tratta di frammenti molto piccoli che bruciano in atmosfera senza raggiungere il suolo.

In effetti, però, sulla Terra gli incidenti registrati sono pochissimi, ma non impossibili, come risulta dalle cronache degli ultimi mesi

A maggio dell’anno scorso, il primo stadio del vettore cinese Long March 5B ha rischiato per un soffio di cadere sugli Stati Uniti e di scatenare un incidente diplomatico. Il vettore è finito in mare nei pressi della costa africana occidentale, tra le isole Canarie e Capo Verde. Tuttavia, alcuni frammenti sono stati segnalati vicino ad alcuni villaggi sulla Costa D’Avorio, per fortuna senza alcuna conseguenza.

Qualcuno suggerisce una tassa orbitale. Potrebbe risolvere il problema?  Ma a chi si paga? E poi, come al solito, come si fa per entrare in centro a Milano, se hai i soldi hai anche la licenza di uccidere come James Bond?

In estrema sintesi: una volta dallo spazio ci si poteva aspettare solo cadute di meteoriti e impatti di asteroidi, ora arriva giù di tutto. Quindi ci si chiede: è il caso che chi di dovere ne prenda atto e si adoperi per porre rimedio o è il caso (visto l’argomento) di raccomandarci all’alto dei cieli?

 

Immagine di copertina: NASA employee da http://orbitaldebris.jsc.nasa.gov/, Pubblico dominio, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=52128

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