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Anche Melegnano offre asilo a chi fugge dalla guerra

di Beppe Bersani, Luisa Mansueto, Ruggero Pozzi

L’invasione dell’Ucraina da parte della Russia, iniziata il 24 febbraio, ha determinato un ingresso massiccio di rifugiati anche in Italia, prevalentemente madri con i figli.

Fin dai primi giorni di marzo lavoratrici ucraine, già presenti a Melegnano, hanno cominciato a richiedere ospitalità per i loro familiari che fuggivano dalla guerra e stavano arrivando nel nostro Paese.

Non si poteva rimanere indifferenti davanti a questa drammatica richiesta e, condividendo le parole di Gino Strada quando diceva che “Negare asilo ai rifugiati è vergognoso”, abbiamo subito pensato che “asilo” volesse dire soprattutto “ospitalità” in una situazione di chiara emergenza umanitaria.

Ci è sembrato dunque importante attivarci per cercare di evitare di sommare al trauma di chi all’improvviso ha dovuto abbandonare tutto (i propri cari, gli amici, la casa, il lavoro), l’incertezza di poter disporre di un tetto, di un letto e di quel minimo di confort che avevano lasciato a causa di una guerra che coinvolge sempre di più i civili inermi e che speriamo sempre venga abolita dalla faccia della terra.

Così, avendo a disposizione alcuni appartamenti, tre di noi hanno dato la propria disponibilità ad accogliere i profughi in arrivo e nell’arco di pochi giorni – con l’aiuto e la collaborazione di alcuni amici – siamo riusciti ad ospitare 6 nuclei familiari (7 adulti, 3 giovani e 7 bambini), accollandoci fin da subito le spese per le utenze (gas, luce, riscaldamento, spese condominiali).

A metà marzo, su nostra richiesta, abbiamo preso contatti con l’amministrazione comunale per comunicare quanto si stava facendo chiedendo, inoltre, di favorire un coordinamento anche con le altre associazioni del territorio che si stanno prodigando per i rifugiati arrivati a Melegnano e che, a tutt’oggi, si muovono autonomamente.

Ci siamo pertanto organizzati in prima persona per accompagnare i nostri ospiti agli appuntamenti per i controlli sanitari presso l’Asst a Peschiera, Gorgonzola e Rozzano disbrigando, inoltre, le pratiche amministrative con l’ufficio stranieri di Milano per le formalità di riconoscimento e il rilascio del permesso di soggiorno per rifugiati.

Tenendo conto delle grandi difficoltà in cui versavano, abbiamo fornito direttamente noi i generi di prima necessità di cui avevano bisogno (alimentari, prodotti per l’igiene personale…) fino alla metà del mese di aprile.

Nel frattempo i bambini hanno cominciato a frequentare la scuola elementare e materna e uno di loro si è inserito nella squadra di calcio dell’oratorio del Giardino, mentre due mamme e una ragazza si sono iscritte alla scuola per stranieri, anche se ogni giorno ci esternano la loro speranza di poter ritornare nell’arco di breve tempo nella loro terra.

Come in tante città d’Italia, gli ospiti hanno manifestato il desiderio di esporre la loro bandiera nazionale unitamente a quella della pace, bandiere che possiamo veder sventolare da un balcone soffermandoci nella piazza del Comune.

Facendo nostra  l’esigenza degli ospiti di provvedere direttamente ad acquistare il cibo secondo le loro abitudini, nel rispetto della loro dignità ed evitando la semplice consegna di pacchi viveri, da metà aprile abbiamo deciso di attuare la forma della cosiddetta “spesa sospesa”, chiedendo la collaborazione di alcuni commercianti di  Melegnano (anche un banco di frutta e verdura al mercato ) e accollandoci personalmente i costi, anche con il supporto di altri amici che hanno risposto volentieri al nostro appello.

Qualcuna delle ospiti, inoltre, ha iniziato a lavorare trovando un’occupazione, ma solo per poche ore settimanali non riuscendo così a garantirsi una piena autonomia.

Da inizio maggio lo Stato ha messo a disposizione dei rifugiati ucraini, attraverso la Protezione civile, una somma mensile di 300 euro per gli adulti e di 150 per i minori, per un massimo di tre mesi e a copertura di tutto l’anno 2022 ma, per il momento, non si sa ancora quando questo contributo verrà erogato.

A questo proposito, però, non possiamo non evidenziare come l’Italia abbia stanziato con questa finalità per tutto l’anno in corso 54 milioni di euro, pur spendendone quasi 74 milioni al giorno per gli armamenti che stanno continuando ad alimentare questa folle guerra e per i quali lo stesso Papa Bergoglio si è vergognato.

Per organizzare al meglio il nostro intervento e allargare la platea degli aiuti abbiamo costituito un comitato al fine di poter avere un codice fiscale e aprire un conto corrente che raccolga i fondi per permettere ai nostri ospiti di far fronte alle necessità quotidiane. Chi volesse contribuire personalmente può effettuare donazioni, anche periodiche, sul conto corrente intestato a La Pace In Ucraina IBAN IT82R0306909606100000187493

Per ulteriori informazioni e comunicazioni e anche per offrire lavoro alle rifugiate che in breve tempo risulteranno in possesso del permesso di soggiorno, potete contattarci a questa mail: lapaceinucraina@libero.it.

Beppe Bersani, Ruggero Pozzi, Luisa Mansueto

In apertura, foto anci.it; nell’articolo, foto agi.it

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