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Lavori nel Bosco Montorfano: più sicurezza senza attentare alla biodiversità

di Vincenzo Caminada, socio Wwf Italia dal 1970

La sicurezza dei fruitori è ovviamente importantissima e da salvaguardare, e per ottenerla, come sostengo da sempre, occorre esaminare periodicamente l’area, operazione che deve essere fatta solo da un tecnico fitopatologo esperto in verifica di stabilità degli alberi, che abbia però sensibilità conservazionista (suggerisco l’agronomo Daniele Zanzi che ha difeso fermamente e abilmente i famosi pioppi di Peschiera Borromeo).

In ogni caso, se verrà assodato dal tecnico specialista che occorre abbattere alberi o rami pericolanti, ciò si potrà fare benissimo con motosega a mano e, se occorre, mediante free-climbing, evitando di far entrare macchine da esbosco (il famoso elefante in cristalleria) che distruggono il sottobosco, come è successo coi recenti lavori.

La sicurezza comunque non deve andare a discapito della biodiversità: andare nella direzione di consentire il transito libero in tutto il bosco, come risulta dagli ultimi interventi, allarga enormemente il problema.

È chiaro che un bosco con fitto sottobosco non transitabile sia più facile da mettere in sicurezza, mentre un’area alberata tutta aperta al passaggio richieda una verifica totale con l’eliminazione di ogni pianta morta in piedi o anche molto inclinata, con o senza edera, con evidente riduzione della biodiversità (nidificazione accertata di picchio rosso maggiore e ghiro), e con molte più spese di verifica e abbattimento, col relativo pesante impatto ambientale.

C’è anche da notare che nei lavori recenti si sono segati rami oltre il diametro di 5 centimetri, errore purtroppo diffusissimo che non aumenta la sicurezza, ma al contrario aumenta i rischi futuri perché la ferita non riuscirà a rimarginarsi e sarà soggetta ad infezioni batteriche e fungine che mineranno la stabilità dell’albero.

Qualcuno mi spieghi inoltre che rapporto ci sia con la sicurezza nel segare a fette tronchi già a terra.

La biodiversità

Dallo Statuto del Wwf Ao Martesana-Sud Milano ho estratto: “L’Associazione, in considerazione del patto di costituzione, intende perseguire le seguenti finalità:

1.- la conservazione della diversità genetica, delle specie e degli ecosistemi anche attraverso iniziative di carattere ambientale per il miglioramento della biodiversità.

2.- il contrasto alle minacce all’ambiente, con particolare riferimento alle aree protette, alle specie e agli habitat prioritari.

6.- Gli aderenti hanno l’obbligo di: astenersi da qualsiasi comportamento che si ponga in contrasto con gli scopi e le regole dell’Associazione e del  Wwf Italia Onlus.

Dal programma della Campagna del Wwf Italia denominata ReNature Italy, appena lanciata, ho estratto: “Con la campagna ReNature Italy proponiamo una visione per il nostro Paese grazie alla quale è possibile tutelare e rigenerare efficacemente il nostro capitale naturale, a beneficio delle generazioni attuali e future. La campagna sostiene un grande progetto capace di invertire la curva della perdita di biodiversità in Italia e favorire la coesistenza tra uomo e natura”.

“Urban Nature – La natura si può e si deve rigenerare anche in ambiente urbano, proprio là dove vengono utilizzate la maggior parte delle risorse, cementificate le maggiori superfici e rilasciate le maggiori emissioni: le nature-based solutions aiutano a risolvere annosi problemi, dalle inondazioni alle isole di calore, ridando spazio alla natura in città e, con essa, benessere ai suoi abitanti, umani e non solo”.

È innegabile che i recenti lavori di “riordino e pulizia” nel Bosco di Montorfano siano stati fatti in contrasto con i propositi sopra enunciati e con il Dna di un’associazione protezionistica come il Wwf, che mette chiaramente la conservazione della biodiversità al primo punto del proprio programma.

È incontestabile che l’eliminazione del sottobosco, l’asportazione del legno morto, la soppressione dell’edera, il consentire il passaggio dei frequentatori ovunque, siano operazioni che alterano profondamente un ecosistema boschivo-oasi naturale fino a trasformarlo in una semplice area alberata, certamente non più meritevole di definirsi ecosistema e nettamente più povera di biodiversità, due situazioni completamente diverse e antitetiche, come ho esemplificato nelle due illustrazioni allegate.

Detto tutto ciò, sono rimasto basito che il Wwf locale abbia scelto di avallare e addirittura guidare le operazioni  tendenti a orientare il Bosco di Montorfano verso l’opzione B (area alberata) invece di promuovere il rinforzo e il miglioramento dell’opzione A (Ecosistema bosco, oasi naturale). Attendo che mi si dimostri scientificamente che l’opzione B prevede più biodiversità che non l’opzione A.

L’eliminazione del sottobosco è un fatto compiuto in una grossa porzione dell’oasi: basta andare in loco e vedere che il bosco in quell’ambito è diventato trasparente; diciamo addio in quella zona alla ricca fauna del sottobosco, senza più rifugio e alimento e in più disturbata dal libero passaggio delle persone: il primo a lasciare la zona sarà l’usignolo, finora ben presente nell’oasi, ma anche i conigli e il Picchio rosso maggiore di cui parla il Comitato di quartiere nella sua lettera. Aggiungo che se ne andrà anche il molto schivo Picchio verde che si alimenta di formiche e sul legno morto al suolo.

Continuando nella strada intrapresa spariranno anche le lucciole, che si nutrono di chiocciole, a loro volta diminuite drasticamente in un suolo più povero di vegetazione e più asciutto per l’asportazione del sottobosco.

A proposito della difesa dell’edera, ho dalla mia parte il noto biologo Riccardo Groppali, ex direttore del Parco regionale Adda Sud, del quale è diventato poi consulente scientifico, che afferma: “l’edera non danneggia gli esemplari arborei adulti sui quali si arrampic..si dovrebbe risparmiare il più possibile questo prezioso elemento in grado di aumentare la ricchezza faunistica”…“le parti più alte necessitano della piena esposizione per fiorire e fruttificare”.

È quindi una pia illusione, aggiungo io, che tagliarla ad altezza d’uomo, come è stato fatto, le consenta di fiorire e fruttificare nella stagione seguente. Inoltre, invece di tagliare le edere (autoctone) si sarebbero dovute estirpare le specie alloctone cinesi e giapponesi (ligustri e laurocerasi) che stanno diffondendosi qua e là.

Le orrende cataste di tronchi, che fanno pensare che sia un’impresa forestale a gestire il bosco, non serviranno certamente come rifugio per gli animali, anche perché posizionate a fianco del percorso principale e disturbate dal passaggio delle persone e non si decomporranno se non in tempi lunghissimi perché lontano dall’umidità e dalla fauna del suolo. Non serviranno neanche i mucchietti di rami appoggiati agli alberi a guisa di falò: nessun animale vi si rifugerà, visto che attorno ad essi non c’è protezione visiva, ma il vuoto vegetale. Oltretutto i rami messi in piedi e all’aria si asciugheranno presto e saranno pronti per essere asportati da chi cerca legna da ardere (ho fotografato nei giorni scorsi un furgoncino con un bel bottino di legna sottratta al bosco; legna che lasciata sul terreno a decomporsi avrebbe arricchito la biodiversità del bosco con humus, lombrichi, insetti xilofagi, funghi eccetera).

Foto di Vincenzo Caminada

Tagliare e spostare i tronchi caduti per salvare alcune piantine, che sarebbero rimaste schiacciate non sta in piedi come motivazione. Per segarli e ammonticchiarli si è dovuti entrare con un grosso mezzo di esbosco che ne ha distrutte molte di più di quelle che si sarebbero salvate: dei molti Tassi alti anche più di 50 centimetri ne sono rimasti meno della metà nella zona in cui si è svolto il lavoro. Per non parlare di altre specie scomparse (anche rinnovazione naturale con plantule di Acero campestre e Carpino bianco), insomma è successo che, come dicono i veneti “xe pezo el tacon del sbrego”, la toppa è peggio del buco.

Sbagliato anche azzerare tutta la vegetazione del percorso di visita macinando tutto per una larghezza di più di due metri, peggiorando così la biodiversità della flora erbacea. Sarebbe meglio limitarsi a falciare regolarmente il sentiero, come veniva fatto anni addietro, con guadagno anche estetico.

Altre considerazioni

Orientarsi per l’opzione B (area alberata), come si è iniziato a fare, oltre ad impoverire nettamente l’area, costituirebbe anche una trasformazione sostanziale del luogo e si configurerebbe come un cambio di destinazione, che andrebbe verificato nel Pgt comunale e approvato dal consiglio comunale.

Ricordo inoltre che l’oasi fa parte del Parco Sud Milano, il cui Ptc, Piano Territoriale di Coordinamento, la classifica come zona di protezione delle pertinenze fluviali, anche questa sarebbe una verifica di compatibilità da fare.

Il Pai, Piano di assetto idrogeologico,  la inserisce all’interno del limite di progetto  tra la fascia di esondazione B e C, e ciò rende evidente che svuotare il sottobosco indebolirebbe il terreno in caso di piena straordinaria, quando va invece consolidato dalla massima vegetazione possibile.

Il cambiamento andrebbe verificato secondo me anche con un sondaggio consultivo cittadino, perché vorrei far notare che il Bosco di Montorfano non sia solo a uso e consumo del quartiere adiacente, ma sia patrimonio di tutta Melegnano (e non solo).

Al Comitato di quartiere Montorfano vorrei ricordare che una dozzina di anni fa, in un’assemblea pubblica indetta dallo stesso comitato, fu votato, a larga maggioranza, il mantenimento ad oasi dell’area in contrapposizione al progetto dell’allora assessore ai Lavori pubblici di trasformare il bosco in parco urbano, e a qualcuno del quartiere che voleva trasformarlo in una grande area da pic-nic.

Per concludere

Riassumendo, ritengo che si possa mantenere la massima biodiversità in sicurezza, rispettando i canoni dell’ecosistema, limitandosi all’indispensabile e soprattutto, se si sarà costretti a fare interventi nell’interno del bosco, entrando “in punta di piedi”, e non come si è fatto recentemente in modo brutalmente elefantiaco.

Nell’ultima frase della replica del Wwf prendo atto anche che esso auspica che tali operazioni non si debbano più ripetere. Voglio sperare che sia davvero così, e che il Wwf si sia reso conto, terminati questi primi lavori, di aver deviato dai propri scopi e ci pensi cento volte prima di ripetere lavori del genere.

Mi auguro anche che il Wwf si dia da fare per produrre sufficiente didattica ambientale verso gli abitanti del quartiere, informandoli sull’importanza della biodiversità e sulla conseguente necessità della presenza del sottobosco, fatto che avrebbe evitato le recenti operazioni inutili e dannose di presunta “pulizia del sottobosco”.

Inoltre suggerisco di: 1) asportare le piante alloctone; 2) ripristinare i due stagni del secondo tratto, importanti per la biodiversità dell’oasi; 3) ripristinare la radura a prato che guarda verso la Cascina Cappuccina, anch’esso ecosistema che può arricchire l’oasi; 4) riparare il tetto bucato e la porta della casetta degli attrezzi, più il percorso didattico annesso; 5) ripiantare gli arbusti di sottobosco distrutto dai recenti lavori; 6) consolidare le sponde fluviali con piante idonee (Salix purpurea): sono state pelate e indebolite dai pescatori e ecco perchè cadono i pioppi di ripa; 7) lasciare al loro posto tronchi e rami caduti: ci penserà la natura a fare quel che deve; 8) rimettere la segnaletica soprattutto agli ingressi; 9) puntare ad accorpare all’oasi il quarto lotto, quello adiacente alla bretella Cerca-Binasca, anch’esso bisognoso di manutenzione; 10) moltiplicare la flora erbacea del sottobosco  (Viola odorata, Vinca minor e major,  Ranunculus ficaria, Glechoma hederacea, Corydalis cava eccetera), come sto facendo io da molti anni.

Link consigliati:

(253) Oasi WWF Bosco di Montorfano a Melegnano: i suoni della natura – YouTube

Forestbeat | La foresta

“Il disordine dei boschi? Si chiama equilibrio e biodiversità” (gualdonews.it)

Rimuovere il sottobosco indebolisce la pineta e diminuisce la sua sicurezza. Ecco perchè | Agricultura.it

(253) Teaser documentario Progetto Life+ Fagus – YouTube

(253) LIFE ManFor C.BD.: realizzazione di isole di senescenza – Giorgio Matteucci – YouTube

(253) 10. Alpe Veglia tour: il legno morto – YouTube

(253) Life Bosco Fontana: eradicazione di Quercus rubra con incremento di legno morto – Fabio Mazzocchi – YouTube

(253) Pineta di Cervia: l’asportazione legno, trinciatura del sottobosco e piantumazione! – [Dopo tornado] – YouTube

 

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