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Pac-Man, il biologico e il biodinamico

di Roberto Silvestri

È sulle pagine dei giornali di questi giorni la dura presa di posizione della senatrice Elena Cattaneo sul disegno di legge per la tutela, lo sviluppo e la competitività della produzione agricola, agroalimentare e dell’acquacoltura con metodo biologico. Pur condividendo alcune perplessità della senatrice, anche se nel suo caso la parola perplessità è inadeguata, ho trovato estremamente fuori luogo il suo violento intervento contro un punto della legge che equipara agricoltura biologica e biodinamica

Come sempre però il tema merita di essere più ampiamente inquadrato.

Cominciamo con uno sguardo all’Europa; nel 1962 si è dotata di uno strumento, la Politica Agricola Comune (PAC), per sostenere l’agricoltura e controllare il sistema agroalimentare, la filiera che partendo dai campi porta il cibo sulle nostre tavole. La PAC assorbe una parte rilevante del budget europeo. La maggior parte dei fondi finanziano pratiche insostenibili, il resto, meno di un terzo, sostiene invece pratiche che contrastano il cambiamento climatico, tutelano la biodiversità, difendono la vita nel suolo e salvano il paesaggio.

Ora, la consapevolezza dei disastri ambientali che abbiamo causato al pianeta ha raggiunto anche le istituzioni europee e per la PAC è arrivato il momento di fare una conversione, in linea con il Green Deal europeo e gli accordi internazionali sottoscritti. Questa conversione è chiesta anche all’Italia. Dobbiamo ridurre l’uso della chimica nella produzione di cibo, migliorare il benessere animale, diminuire le emissioni zootecniche, salvaguardare la biodiversità, contenere il rischio idrogeologico.

Proviamo ora a guardare cosa succede nelle nostre campagne.

Uso di pesticidi nell’agricoltura intensiva

Da una parte abbiamo l’agricoltura intensiva, quella che sparge tonnellate di chimica uccidendo le api, le farfalle, la vita nel suolo, che distrugge la biodiversità. Inquina il terreno e le falde idriche e porta poi sulla nostra tavola prodotti contaminati da pesticidi. Questa riceve importanti sovvenzioni dalla PAC. Sono i Pac-Man europei; ricorderete, immagino, il videogioco in cui una bocca vorace doveva mangiare quanto più pillole/cibo poteva raccogliere. Ebbene, la parte del leone nella gara europea dei fondi per l’agricoltura la ha sempre fatta l’agricoltura intensiva. Tra questi Pac-Man troveremmo probabilmente anche gli inconsapevoli agricoltori sul cui terreno criminali in doppio petto hanno sparso fanghi tossici.

Dall’altra parte, a raccogliere le briciole dei fondi europei troviamo l’agricoltura rispettosa della natura.

L’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA) scrive in un suo articolo: Numerosi studi, evidenziano come la produzione ed il consumo di alimenti biologici abbia effetti positivi sulla vita umana, limitando gli impatti negativi delle attività agricole su aria, suolo e biodiversità, riducendo i consumi di fertilizzanti, acqua ed energia.

Ma non esiste solo il metodo biologico; biodinamica, permacultura, naturale, sinergica sono alcuni degli aggettivi che servono a catalogare forme e concezioni di un’agricoltura in sintonia con l’ambiente e i cicli della natura. Non voglio confonderli tra loro, ma solo rilevare la loro matrice comune.

Ma ritorniamo alla senatrice Cattaneo. Come dicevo anche io ho qualche perplessità su alcune pratiche previste in biodinamica. In un corso di formazione di Slow Food sui temi dell’agricoltura il mio docente, un professore universitario seguace delle teorie Rudolf Steiner- il teorizzatore della biodinamica, provò inutilmente a convincermi sulla validità di questo metodo che segue vecchie pratiche (sovescio e rotazione delle colture), in qualche caso legando i cicli agricoli alle fasi della luna e dei pianeti, mentre sotto altri aspetti, come il corno letame o il corno silicio, sembra riprodurre nei campi le tecniche della medicina omeopatica.

Corno Letame foto di Michele Mondora

Ebbene, non è riuscito a convincermi. Ma una cosa però mi è assolutamente chiara, al di là di questi aspetti, che sono anche per me di difficile digeribilità, questa pratica agricola rispetta la natura. Non esistono prove scientifiche sul loro funzionamento ma di sicuro non danneggiano né il suolo né l’ambiente, al contrario li proteggono.

Ora, se può essere comprensibile l’avversione di una scienziata a teorie che a lei paiono stregonesche non si capisce perché, come politica, debba fare una campagna per mettere al bando un sistema agricolo che non danneggia nessun, salvo le multinazionali della chimica.

Già in passato la senatrice si era esposta con dure critiche nei confronti della biodinamica contestando il rettore del Politecnico di Milano per aver accettato di ospitare il 35° Convegno Internazionale dell’Associazione per l’Agricoltura Biodinamica. Credo che la scienza abbia altri strumenti per esporre le sue ragioni, senza dover ricorrere a quell’ostracismo verso le teorie eretiche, come fece la chiesa con Galileo Galilei, che oggi la senatrice cita. Teorie che non solo non danneggiano nessuno, lo ribadisco, ma difendono l’ambiente e il pianeta.

Cosa questa, la difesa dell’ambiente e la salvaguardia del nostro pianeta, su cui la senatrice sembra abbia una sua visione chiara, anche a costo di diventare essa stessa eretica per osteggiare teorie che altri autorevoli scienziati e istituti di ricerca hanno validato. Sua è la richiesta al governo di rimettere in discussione la messa al bando del glifosato contro il parere di sostanziose ricerche scientifiche e anche dopo che la multinazionale Bayer ha accettato di pagare 11 miliardi di dollari per chiudere 100mila azioni legali per il Roundup, un diserbante accusato di causare il cancro. Centomila tumori, e altre migliaia di cause sono ancora aperte, non contano.

Alla base del sistema biologico e biodinamico ci sono certificatori che verificano che le pratiche agricole adottate siano in linea con i disciplinari previsti. Questi marchi oggi sono molti per il biologico (anche se il disegno di legge vorrebbe introdurne uno solo a livello nazionale), per la biodinamica, invece, esiste un certificatore unico europeo che ha sede in Germania, Demeter.

La prima regola per ottenere in marchio di biodinamico è quella di rispettare le regole biologiche e poi anche le ulteriori previste dal disciplinare biodinamico. Che quindi diventa un biologico con una marcia in più. Questo, evidentemente è sfuggito alla senatrice. Questa certificazione non le piace, parla infatti di una multinazionale con sede all’estero a cui si pagano royalties. Ma per il Roundup della Bayer ovviamente non si fa alcun riferimento a una multinazionale estera detentrice dei brevetti.

Ultima cosa che trovo veramente grave è il tentativo di equiparare nella cura dell’ambiente l’agricoltura industriale, passatemi la forzatura, con il biologico e biodinamico in quanto i disciplinari prevedono ampie deroghe che consentono loro di utilizzare pesticidi di sintesi, che salvano le nostre colture dagli attacchi dei parassiti, consentendo a tutti di avere buoni e salutari prodotti.

Quindi sarebbe la stessa cosa usare delle difese minime in caso di necessità e con interventi mirati o invece spargere chimica in grande quantità sui terreni a prescindere, solo perché “Non si sa mai”.

Se dovessimo trasferire questa visione nel campo della salute dovremmo imbottirci quotidianamente di antibiotici e altri farmaci, cosa che peraltro avviene ancora, talvolta, negli allevamenti intensivi. Saremmo protetti contro tutto.

Ma questo, a me, sembra tutto fuorché un approccio scientifico.

Immagine di copertina: La Monda, azienda biodinamica di Arcisate (VA)

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