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Melegnano e i rifiuti urbani. Forse non tutti sanno che…

di Maurizio Margutti

…L’amministrazione comunale intende cambiare il gestore del servizio di raccolta rifiuti urbani. Probabilmente, tranne gli addetti ai lavori, in città non lo sa praticamente nessuno.

Da tempo è in corso un procedimento per affidare il servizio a CEM Ambiente, una società interamente pubblica, che opera in oltre 60 comuni della Lombardia.

La cosa di per se stessa è positiva, se non altro perché sono stati abbandonati alcuni progetti alternativi decisamente insostenibili. Inoltre CEM è una società seria, che offre un buon servizio territoriale, confermato dai risultati dell’alta differenziazione ottenuta nella raccolta rifiuti.

Non mancano però molti problemi che rischiano di compromettere la buona riuscita dell’operazione. Ma andiamo con ordine e facciamo un po’ di storia.

L’affidamento del servizio a MEA è scaduto nel giugno del 2019. MEA non può continuare a svolgere il servizio in affidamento diretto non essendo una società interamente pubblica.

A partire da quella data quindi il Comune avrebbe dovuto affidare un nuovo incarico.

In genere oggi i metodi utilizzati per la scelta del gestore sono due: gara di evidenza pubblica oppure affidamento diretto a società pubbliche.

Cominciamo quindi col dire che a più due anni dalla scadenza del mandato a MEA ancora non è successo nulla e il servizio va avanti con proroghe di dubbia legittimità, come segnalato anche dai funzionari comunali. La legge infatti prevede esclusivamente una proroga tecnica per un tempo limitato, nelle more delle procedure per l’individuazione di un nuovo contraente.

Quindi c’è un ritardo nelle procedure. Perché?

L’idea iniziale dell’amministrazione era di costituire una società interamente comunale di gestione rifiuti, eventualmente partecipata anche dai comuni di Paullo e Zelo Buon Persico, scindendo la MEA e avviando un progetto di raccolta basato non più sul porta a porta, ma sulla realizzazione di piazzole ecologiche alle quali conferire i rifiuti da parte dei cittadini.

Per avviare questo progetto, MEA aveva commissionato nel marzo 2018 uno studio di fattibilità  all’ingegnere Giacomelli, autore di analoghi progetti a Paullo e Zelo. Costato circa 40 mila euro, questo studio è stato presentato nell’autunno del 2018, ed è stato accolto da numerose critiche da parte di forze politiche e cittadini. Il progetto comportava elevati costi di investimento per realizzare le piazzole di raccolta, oltre 80 in tutta Melegnano, presumibili difficoltà gestionali e operative, oltre che disagi per i cittadini, costretti a portare i rifiuti alle piazzole.

Questa ipotesi è naufragata, anche perché non si è riusciti a completare la scissione di MEA, e nel maggio del 2020 l’amministrazione ha fatto un’inversione di marcia proponendo l’adesione al consorzio CEM Ambiente, che invece effettua la raccolta porta a porta, e avviando il percorso per la retrocessione di una parte del patrimonio di MEA, per l’acquisizione delle quote societarie CEM e per gli accordi di gestione del servizio.

(per fugare ogni dubbio su questa breve ricostruzione si può vedere la Relazione al piano di razionalizzazione delle partecipate, approvata dal consiglio comunale con delibera n. 90 del 21/12/2020).

L’iter di affidamento a CEM si è rivelato quanto mai lungo e problematico, con ritardi, intoppi, errori, perizie e controperizie, deliberazioni di giunta approvate e poi revocate. Solo il 9 settembre 2021, con la delibera 104,  la giunta comunale ha approvato la proposta al consiglio di adesione a CEM e di affidamento del servizio.

Anche questa delibera però, come evidenzia lo stesso parere di regolarità contabile, non è esente da problemi. In particolare per quanto riguarda la cessione patrimoniale a CEM, ma anche la completezza dei contratti di servizio e le motivazioni che dimostrano convenienza economica, sostenibilità finanziaria e obiettivi di interesse pubblico dell’operazione.  Saranno tutti elementi che il consiglio comunale dovrà analizzare e prendere in seria considerazione, per appianare le criticità ancor oggi presenti nell’iter amministrativo. Tutte questioni tecniche si dirà, tuttavia possibili foriere di conseguenze economiche sul bilancio e sulla fattibilità stessa del servizio.

Tolte le questioni formali, ciò che interessa di più ai cittadini è avere un servizio efficiente, economico e chiaro nelle modalità di svolgimento.

Cosa fare quindi? La legge prevede che per gli affidamenti in house, cioè quelli a società interamente pubbliche, il provvedimento debba essere sottoposto a consultazione pubblica. Oggi ben pochi sono a conoscenza della volontà di cambiare il gestore del servizio e ancor meno sono coloro che conoscono il dettaglio dei documenti e del servizio. Come fanno i cittadini ad esprimersi?

La giunta ha previsto nella sua delibera del 9 settembre la semplice pubblicazione della documentazione per 15 giorni in una sezione interna del sito comunale, senza specificare le modalità di consultazione. Dopo le osservazioni effettuate da Sinistra per Melegnano, il 30 settembre il provvedimento è stato pubblicato in home page, è stato indetto un incontro pubblico per mercoledì 6 ottobre e prevista la possibilità di presentare osservazioni entro il 13 ottobre.

Qualcosa in più, ma evidentemente non sufficiente. A parte i tempi veramente ristretti, la documentazione è di natura tecnica, complessa, difficilmente leggibile per i non addetti.  Deve essere perciò “tradotta” in termini comprensibili. In casi analoghi altre esperienze hanno prodotto opuscoli esplicativi, assemblee, assistenza e informazione a cura dell’ufficio Ecologia del Comune.

Quindi, in primo luogo serve informazione: sulla natura del servizio e sui miglioramenti previsti.  L’operazione deve uscire dalle chiuse stanze comunali e scendere in città. I cittadini devono conoscere per poter esprimere il loro parere.

Specialmente devono essere spiegate le modifiche al servizio attuale, con la garanzia che i servizi svolti dal nuovo gestore siano tutti quelli attualmente svolti da MEA, e gli obiettivi di miglioramento che si intendono raggiungere.

Ad esempio CEM ambiente effettua la raccolta porta a porta, ma oggi nel contratto di servizio non è prevista in prima battuta l’introduzione dell’ecuosacco, cioè del sacco tracciato per la raccolta differenziata, e neppure la previsione della tariffa puntuale, che pure dovrebbero essere tra gli obiettivi del Comune.

In secondo luogo la consultazione deve essere reale e non un mero adempimento burocratico. Lo Statuto e il Regolamento di partecipazione prevedono una pluralità di strumenti di consultazione che possono essere utilizzati per conoscere il punto di vista dei cittadini in modo ampio e completo. L’amministrazione li metta in atto, pena la vanifica della partecipazione popolare.

Questa vicenda, pur tra asperità procedurali e ritardi, può avere una conclusione positiva. Sotto tre condizioni.

Primo: vanno risolti i problemi che nel corso di questi anni sono emersi, e corretti di conseguenza gli atti, in modo che il procedimento risulti inattaccabile.

Secondo: che l’amministrazione proponga un provvedimento ben formato e adeguatamente motivato, e ricerchi la più ampia convergenza in consiglio comunale, o almeno la non aperta ostilità della minoranza.

Terzo: che si crei un consenso ampio e reale, non solo formale, tra i cittadini. Ecco perché le forme consultive non possono essere liquidate con semplici adempimenti di facciata.

In apertura, foto di © Adriano Carafòli, in questa pagina; foto di Mea spa.

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