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Parco Sud. Tra riforma e nuova governance

di Paolo Lozza

(in apertura, fotografia di ©Adriano Carafòli)

In queste settimane, nella VIII commissione del Consiglio regionale della Lombardia, è in discussione un progetto di legge, il numero 106, che propone di stravolgere radicalmente l’attuale assetto di governo del Parco Agricolo Sud Milano.

A mio personale avviso è un progetto di legge sbagliato, pericoloso, e pure scritto male; vedremo se il Consiglio regionale lo approverà.

Ma al di là del giudizio sul progetto di legge 106, e indipendentemente dal suo iter politico-legislativo, credo che una discussione sulla governance del Parco Sud sia più che mai legittima, anzi, opportuna.

Per chi non lo ricordasse, il Parco Agricolo Sud Milano possiede una fisionomia di governo piuttosto “ibrida”: non ha un bilancio proprio, la gestione è in capo a Città Metropolitana di Milano attraverso una struttura tecnica interna, ma possiede organi di governo – Consiglio Direttivo e Assemblea di Sindaci – diversi e autonomi rispetto agli altri organi di Città Metropolitana.

E allora viene spontaneo porsi una prima domanda: è opportuno e preferibile mantenere il Parco Sud in capo a Città Metropolitana oppure no?

Non c’è dubbio che chi critica la qualità complessiva dell’ente Città Metropolitana non parla a vanvera: oggi Città Metropolitana non brilla per affidabilità, efficienza, capacità, dinamicità, autorevolezza eccetera.

Conseguentemente, il governo del Parco Agricolo Sud Milano, ridotto quasi a un qualsiasi settore di Città Metropolitana, non può che risentirne pesantemente.

Se nel 1990, anno di istituzione del parco, la scelta – sostenuta dal mondo ambientalista – di conferire alla Provincia di Milano la gestione del Parco Sud fu una felice intuizione che garantì una buona efficienza (anche economica) nel primo decennio, oggi sono diverse le ragioni per considerare la Città Metropolitana una sorta di “zavorra” molto pesante.

Risaie in Parco Sud (fotografia di ©Adriano Carafòli)

La scelta di allora consentiva di tenere il Parco Sud fuori dalle reciproche rivalità comunali, fuori dalle dispute sulla nomina del presidente, fuori dalla possibilità dei commissariamenti regionali che a quel tempo paralizzavano per anni la gestione di molti altri parchi regionali.

D’altra parte, l’equilibrio politico-istituzionale e il buon funzionamento è stato garantito abbastanza bene dai limitati poteri riservati all’assemblea dei Sindaci, dalla presidenza affidata per legge al Presidente della Provincia (o a un assessore delegato) e dalla composizione del Consiglio Direttivo che comprende il sindaco di Milano, quattro sindaci eletti dall’assemblea, tre consiglieri provinciali eletti dal Consiglio Provinciale, un esperto indicato dalle associazioni ambientaliste, un esperto indicato dalle associazioni degli agricoltori.

In seguito si sostanziarono da un lato alcune scelte politiche deleterie e dall’altro due circostanze esogene che hanno portato alla situazione attuale, situazione piuttosto critica.

Le scelte politiche dannose furono quelle della Giunta Colli (1999-2004) che, dichiaratamente, ha voluto ridurre l’influenza del Parco Sud bloccandone le iniziative e svuotandone la struttura tecnica, allora di ottimo livello.

La successiva presidenza Brembilla (2004-2009) prosegui l’opera nominando direttori discutibili e prospettando varianti di Piano a dir poco demenziali (la “modifica” dei confini sulla base delle istanze comunali, tra l’altro promosse personalmente dai Sindaci senza alcun obbligo di avallo da parte di giunte o consigli comunali).

Fortunatamente le iniziative di Brembilla non andarono in porto, ma indubbiamente lasciarono strascichi disastrosi nella percezione politica del parco che, aggiunta al progressivo indebolimento della sua efficienza tecnica e delle sue capacità economiche, ha portato l’ente Parco Sud in una fase complessivamente piuttosto debole.

Poi la Giunta Podestà (2009-2014) completò l’opera nominando direttori improbabili (non tutti) e azzerando le iniziative del Parco.

Da sinistra, Ombretta Colli, Bruna Brembilla e Guido Podestà

Molto più recenti sono le due circostanze esogene che configurano la situazione attuale.

La prima è la legge Del Rio che ha modificato la composizione di quello che allora era il Consiglio provinciale e oggi è il Consiglio metropolitano: per effetto indiretto l’equilibrio politico-istituzionale originario è stato pesantemente dissestato dal fatto che oggi nove undicesimi del Consiglio direttivo sono in capo ai Sindaci, e questo sbilanciamento si sente moltissimo nella qualità del dibattito all’interno dell’organo di governo del parco.

Graziano Del Rio, autore della legge sulle città metropolitane

Non solo. La nuova configurazione istituzionale (elezione indiretta o di secondo livello) ha diminuito la responsabilità politica degli amministratori (ex provinciali) e, per effetto della legge fisica dei vasi comunicanti, ha aumentato il potere delle strutture dirigenziali, non sempre all’altezza e, soprattutto, quasi mai pro-attive.

La seconda circostanza negativa che è intervenuta è la attuale situazione economico-finanziaria: se ai primordi della storia del Parco Sud il bilancio della Provincia consentiva di avere buone risorse finanziarie proprie, oggi la situazione è sotto gli occhi di tutti: nei primi tre anni di vita della Città Metropolitana il bilancio preventivo è stato approvato negli ultimi due o tre mesi dell’anno al quale era riferito, ed è stato (ed è ancora) un bilancio in cui non c’è spazio neppure per garantire con certezza il funzionamento minimo.

Non parliamo poi di iniziative nuove: basti citare il fatto che l’impossibilità di mettere a disposizione co-finanziamenti anche piccoli, impedisce al Parco Sud di partecipare a numerosi bandi regionali, nazionali o internazionali cui altri parchi regionali possono accedere.

Ricapitolando: la situazione attuale della Città Metropolitana nella gestione delle aree protette è frutto di due circostanze contingenti molto legate tra loro e di scelte politiche del passato.

Anche se è ragionevole immaginare che la situazione provocata dalle circostanze contingenti – legge Del Rio e difficoltà economiche – non possano durare in eterno, la collocazione del Parco Sud all’interno della struttura organizzativa di Città Metropolitana è ormai indifendibile.

Ma restano a mio avviso assolutamente difendibili e desiderabili le due caratteristiche di fondo dell’assetto attuale, ovvero la responsabilità di indirizzo politico in capo a Città Metropolitana (compresa la presidenza al Sindaco metropolitano) e la limitata influenza dei Comuni.

Ciò significa immaginare un ente autonomo, con propria personalità giuridica, proprio bilancio e proprio personale, il cui organo esecutivo, presieduto dal Sindaco metropolitano, sia emanazione del Consiglio metropolitano (e comprenda ancora un membro indicato dal mondo ambientalista).

Ma forse immaginare oggi un tale cambiamento, forse oggi è tardi. Forse i tempi sono maturi per immaginare che un tale assetto istituzionale sia adatto a quel “Parco Metropolitano” la cui istituzione è prevista nello Statuto di Città Metropolitana.

Ma questa è un’altra storia…

Il castello di Buccinasco e la tangenziale Ovest (fotografia di ©Adriano Carafòli)

L’autore dell’articolo, fino a poche settimane fa, è stato componente del Direttivo del Parco Agricolo Sud Milano su indicazione delle associazioni ambientaliste.

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