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Tutti gli animali sono eguali.

C’era una volta… una fattoria nella quale gli animali si ribellarono al loro crudele allevatore e lo cacciarono. Diventarono così padroni delle loro vite.

Si diedero sette semplici regole per garantire la sicurezza, la qualità e la correttezza del vivere sociale. Il settimo, e ultimo, comandamento recitava:

Tutti gli animali sono eguali.

Poi Napoleon, uno maiale, prese il potere con la forza. Al comandamento fu aggiunto un paragrafo e ora decretava:

Tutti gli animali sono eguali ma alcuni animali sono più eguali degli altri.

Immagine tratta dal sito ilpuntoquotidiano.it

L’uguaglianza dei cittadini di fronte a chi li amministra è un principio che la religione e l’etica proclamavano da molto più tempo, pur se con alterne fortune, ma che la politica democratica ha accettato solo da 70 anni.

Paul André Basset 1796

Dalla Rivoluzione Francese la parola l’égalité risuona nelle costituzioni di tutte le nazioni, con l’eccezione dei regimi totalitari, che fondano le leggi sugli umori del leader di turno, per l’appunto diventato più eguale degli altri.

Spesso, nel linguaggio della politica, il termine uguaglianza si traduce con la parola partecipazione: noi siamo gli eletti, ma consentiamo a tutti il coinvolgimento nella vita amministrativa e delle scelte che riguardano la gestione della cosa pubblica.

Di questa parola i partiti fanno spesso abuso, usandolo come specchietto acchiappavoti per poi scordarsene quando sono eletti; da quel momento in poi vale la regola del Marchese del Grillo: “Io sono io e voi non siete un …”

L’attuale amministrazione melegnanese non fa eccezione; nelle linee programmatiche – mandato 2017/2022 – leggiamo:

  • favorire la partecipazione alle scelte;
  • confronto diretto e controllo dei cittadini sulla cosa pubblica;
  • consiglio comunale delle ragazze e dei ragazzi;
  • trasparenza e partecipazione popolare;
  • palazzo di vetro;
  • bilancio partecipativo e partecipato;
  • democrazia partecipata e solidale;
  • favorire la partecipazione alle scelte.

Ora è sotto gli occhi di tutti che, come ho scritto in precedenza (leggi qui l’articolo), si è trattato del classico specchietto per allodole, una delle tante promesse da marinaio, come si sarebbe detto una volta, promesse da politico, verrebbe da dire oggi.

Nessuno degli impegni assunti con gli elettori è stato mantenuto. Al contrario, si sono negati i più elementari diritti.

Il sindaco si è scordato di convocare un referendum, evidentemente perché ha avuto paura di confrontarsi con il parere dei cittadini che dovrebbe amministrare e che ha promesso di ascoltare.

Sui vetri del palazzo comunale sono stati stesi spessi strati di catrame, nulla di quanto succede nel broletto viene mai comunicato direttamente ai cittadini. Parlo di scelte che coinvolgono tutti noi. Prima fra tutte la gestione dell’igiene urbana, per cui si sono sprecati molti soldi in consulenze senza che nulla sia stato prodotto e che noi cittadini si sia stati informati.

In questo deserto partecipativo una sola cosa era, almeno all’apparenza, garantita: l’uguaglianza. Questo disprezzo, questa disattenzione dell’amministrazione verso i cittadini, era quantomeno “egualitaria”, tutti erano parimenti ignorati, se ne fregava di tutti nello stesso modo.

Poi il sindaco, moderno Napoleon, ha deciso che alcuni animali sono più eguali degli altri e ha eletto un circolo di cicloamatori come proprio interlocutore privilegiato. Gli annunci si fanno durante i loro raduni. Così apprendiamo le notizie sulla nostra città leggendo dai giornali i resoconti delle iniziative di questa associazione.

L’ultima, piccolissima parvenza di democrazia sta scomparendo.

Spero che il sindaco voglia ravvedersi.

Lancio un appello: se mai dovesse decidere di fare un altro annuncio, me lo faccia sapere prima, vedrò di organizzargli qualche iniziativa, magari un’assemblea di condominio, in cui potrà illustrare il suo progetto.

Così mi potrò sentire anche io più eguale degli altri.

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